Indice dei contenuti
Avvicinarsi a Lab_Babel
Nelle aule scolastiche e nei centri di aggregazione risuona ogni giorno una Babele contemporanea. Termini come “Chill”, “Cringe”, “Delulu” o “Futtitinni” vengono spesso percepiti dal mondo adulto come un muro insormontabile o un sintomo di impoverimento culturale.
Ma cosa succede se decidiamo di fare spazio a questo lessico senza valutarlo con categorie predefinite?
Da anni la nostra Fondazione accompagna bambini e ragazzi nei loro cammini emotivi e relazionali. Attorno a questo bisogno di comprensione è nato il desiderio di dare un contributo al progetto “Lab_Babel: Laboratorio Lessico Adolescente”, un percorso di ricerca-azione guidato dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’università Bicocca di Milano
La nostra attività progettuale ha preso vita attraverso due esperienze parallele e speculari: a Milano, coinvolgendo le classi dell’Istituto COVA – della Fondazione Giovanni e Irene Cova e a Palermo nell’ambito de “La Putia dei Sogni” progetto della Fondazione l’Albero della Vita, accompagnando un gruppo affiatato di ragazzi e ragazze tra i 13 e i 18 anni. L’obiettivo? Trasformare il gergo quotidiano in un “cantiere aperto” per accogliere e validare la voce di una generazione.
…se non spiegate le parole agli adulti, potrebbero prenderle come un insulto o come una parola inventata…così a caso, per fargli perdere tempo.
Le stesse domande nel cuore di ogni adolescente
Per molti ragazzi il laboratorio è iniziato così, con interrogativi silenziosi, timidezze e una naturale diffidenza. C’è il timore di non sentirsi compresi, la fatica di esporsi, ma anche il desiderio profondo di far conoscere i propri codici e la propria realtà. Il percorso si è sviluppato come un viaggio in più atti per creare spazi sicuri in cui aprirsi:
- A Milano, i ragazzi hanno manipolato lettere in legno e post-it nell’attività “Inizio su Lettera”, per poi utilizzare la musica come attivatore emotivo, agganciando le parole alle relazioni e al modo in cui affrontano la realtà.
- A Palermo, l’immersione ha seguito la via dei media digitali con “Analogic Feed”, dove fogli e pennarelli hanno simulato le pagine social con hashtag (#) e icone di interazione. La fiducia è cresciuta poi grazie alla gamification: quiz interattivi a tempo sulla LIM che hanno trasformato la competizione in pura energia creativa.
La griglia lessicale: corazze, territori e web
I diari di bordo e i report tracciano una mappatura semantica precisa. I ragazzi dimostrano un uso estremamente consapevole dei termini a seconda del contesto (scuola, amici, gaming, social) ed emergono dinamiche relazionali universali:
- La corazza e il legame: A Milano parole come “Fra’” o “Zio” indicano confidenza, mentre “Habibi” (parola araba per dire “Amo’”) testimonia contaminazione affettuosa tra pari. A Palermo risponde l’intercalare intimo “Mamà” (o A’ Mamà), usato per enfatizzare i racconti e “addolcire” la strada.
- L’emozione e l’affermazione: Il concetto condiviso di “Aura” (il carisma sociale) a Palermo diventa una vera e propria unità di misura istantanea gestita a punti nei commenti (“+10.000 aura” se fai un gesto stiloso, “-5000” se vivi un momento imbarazzante). Si affianca a “Gasa” (adrenalina) e “Flexare” (ostentare per impressionare).
- I codici digitali e la difesa: Dai prestiti del gaming milanese come “Spawn” (rigenerarsi, nascere a qualcosa di nuovo) si passa ai trend di TikTok esplorati a Palermo come “Delulu” (coltivare fantasie irrealistiche con autoironia, guidati dal motto “Delulu is the solulu”) e “Triggerare” (provocare un fastidio o un’irritazione profonda).
- L’identità e la filosofia di vita: Esclusiva di Palermo è la sopravvivenza dei termini territoriali riletti in chiave giovanile: “Futtitinni” diventa il manifesto della leggerezza contro le ansie e il giudizio altrui; “Accura” è l’avvertimento jolly; “U’ntallargare” definisce il limite da non superare contro l’arroganza.
Se qualcuno interpreta un ‘ciao’ distratto come un segno di amore eterno, nel gruppo diciamo che è proprio ‘delulu’. Dichiararsi delulu ci permette di sognare in grande, sapendo che la realtà è diversa. È uno scudo, ma ci fa ridere.
Milano e Palermo: le voci del laboratorio come un’opera viva
L’atto più trasformativo di Lab_Babel risiede nella modalità con cui il concetto si è fatto opera viva, valorizzando i talenti specifici dei due territori.
A Milano, l’unione è avvenuta tra concetto e manualità artigiana. Gli studenti dell’Istituto COVA hanno tradotto le parole in materia: i futuri artigiani del legno hanno inciso tavolette dando vita a un “Dizionario di Legno” (Gasa, Cringe, Chill), mentre i ragazzi della modellazione digitale hanno usato stampanti 3D per materializzare oggetti simbolo (come una corona per la parola King).
A Palermo, la trasformazione ha seguito la via dell’elaborazione multimediale e della consapevolezza critica. Con l’attività “Luci, Camera, Slang!”, le coppie si sono trasformate in content creator, utilizzando lo smartphone per ideare, girare e montare brevi sketch video di 15-30 secondi in formato POV (Point of View), curando luci, sottotitoli e musiche di tendenza per spiegare lo slang ai “non addetti ai lavori”.
Secondo me i concetti sono sempre gli stessi, però cambiano in base a come lo diciamo…perché noi usiamo slang assurdi, vari…però tra di noi ci capiamo, non è difficile da capire…basta chiedere come facciamo noi con gli adulti quando non so il significato di una parola
Rebecca 14 anni
Il “Dizionario di Legno” presentato a Milano e i cortometraggi digitali proiettati e analizzati a Palermo hanno dimostrato la stessa identica cosa: l’affido e l’accoglienza di queste voci passano da una rete di relazioni che sostiene senza giudicare. Lab_Babel non ha abbattuto una torre, ma ha tessuto un ponte che unisce vite, origini e linguaggi diversi, trasformando il disagio dell’incomprensione in una straordinaria opportunità di progresso umano.