Il PSI senese presenta una mozione da discutere in tutti i consigli della provincia. Monte dei Paschi di Siena, lavoratori e correntisti abbandonati nella morsa della finanza speculativa - Partito Socialista Italiano

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di Francesco Valerio

La politica italiana soffre di una malattia che conosciamo bene. È ossessionata dal presente e terrorizzata dal futuro. Vive di emergenze, rincorre polemiche, si consuma nell’orizzonte ristretto del prossimo sondaggio. Discute ogni giorno di ciò che accade, ma sempre più raramente si interroga su ciò che dovrebbe accadere. Per questo Next Gen, l’evento promosso dal PSI per i Giovani Socialisti, ha rappresentato qualcosa di più di un semplice appuntamento formativo. Per alcuni giorni, a Vieste, giovani provenienti da diverse realtà hanno provato ciò che la politica dovrebbe tornare a fare: immaginare il Paese dei prossimi anni e costruire proposte per governare. Come ha ricordato il segretario nazionale del PSI, Enzo Maraio, l’obiettivo era semplice e ambizioso allo stesso tempo: «costruire proposte concrete da mettere a disposizione del centrosinistra e del Paese». Non una passerella generazionale. Non l’ennesimo convegno destinato a produrre fotografie e buone intenzioni. Ma un laboratorio politico chiamato a elaborare idee concrete da mettere a disposizione del campo progressista in vista delle grandi sfide che attendono l’Italia e delle elezioni politiche del 2027. Può sembrare normale. In realtà, in un tempo in cui la politica si è spesso ridotta a comunicazione permanente, è quasi rivoluzionario. La discussione ha attraversato alcuni dei nodi fondamentali che definiranno il futuro del Paese. Si è parlato anzitutto di lavoro. Perché esiste una generazione che studia di più dei propri genitori, accumula competenze, accetta condizioni che altre generazioni non avrebbero mai accettato e tuttavia continua a vedere allontanarsi autonomia, stabilità e prospettive. Il lavoro non può essere soltanto uno strumento di sopravvivenza. Deve tornare a essere il mezzo attraverso cui una persona costruisce la propria libertà. È una battaglia economica, certo. Ma prima ancora è una battaglia democratica. Da qui il confronto sull’istruzione. Per troppo tempo il dibattito sulla scuola si è limitato a discutere di procedure, graduatorie e burocrazia. Temi importanti, ma insufficienti. La questione vera è un’altra: l’Italia ha bisogno di una scuola che torni a formare cittadini, non soltanto studenti. Di educazione finanziaria, affettiva e civica. Di insegnanti preparati nelle discipline, ma ancora più preparati nella difficile arte della pedagogia. Di percorsi capaci di accendere curiosità, spirito critico e passione per la conoscenza. Perché non esiste riforma sociale senza una grande riforma educativa. E non esiste futuro per un Paese che smette di investire sulla cultura. Si è parlato poi di casa. Una parola semplice che per milioni di giovani italiani sta diventando un traguardo sempre più distante. Affitti insostenibili, prezzi fuori controllo, salari insufficienti e un mercato immobiliare sempre più sbilanciato stanno trasformando l’autonomia in un privilegio. Ma una società nella quale i giovani non possono costruire il proprio progetto di vita è una società che rinuncia progressivamente a crescere. Infine, si è discusso d’Europa e di energia. Due temi che troppo spesso vengono trattati separatamente e che invece appartengono alla stessa sfida. L’Europa del futuro non potrà limitarsi a essere un mercato. Dovrà diventare una vera soggettività politica. Gli Stati Uniti d’Europa non rappresentano una suggestione idealistica, ma una necessità storica in un mondo attraversato da conflitti, competizione economica e transizioni tecnologiche. Allo stesso modo, la questione energetica non riguarda soltanto il costo delle bollette. Riguarda l’autonomia strategica del continente, la sua capacità di innovare, produrre ricchezza e difendere il proprio modello sociale. Dietro tutti questi temi, però, emerge una domanda più profonda. Quale ruolo vogliamo affidare alle nuove generazioni nella costruzione dell’Italia che verrà? Per troppo tempo i giovani sono stati raccontati come un problema da gestire o una categoria da ascoltare occasionalmente. Next Gen ha provato a rovesciare questa impostazione. Non chiedendo ai giovani di limitarsi a partecipare, ma di contribuire a progettare. È qui che risiede il valore politico dell’esperienza. Non nelle formule organizzative. Non nelle etichette. Ma nella consapevolezza che una classe dirigente non nasce per cooptazione e non si improvvisa all’ultimo momento. Si costruisce studiando, discutendo, confrontandosi e assumendosi la responsabilità di avanzare proposte. Se il centrosinistra vuole tornare a essere una speranza di governo per il Paese, il percorso non può che partire da qui: dalle idee prima delle alleanze, dai contenuti prima delle convenienze, dalla capacità di immaginare il futuro prima ancora di amministrare il presente. Perché una politica che smette di guardare avanti finisce inevitabilmente per subire gli eventi. E se è vero che il futuro ha un cuore antico, quel cuore continua a battere soltanto attraverso l’intelligenza, il coraggio e la passione dei suoi giovani.

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