di Enzo Maraio
Il tema non è se il prossimo Presidente della Repubblica possa essere di destra. In una democrazia matura può esserlo, come può provenire da qualsiasi cultura politica, purché incarni fino in fondo il ruolo che la Costituzione gli assegna: essere garante dell’equilibrio istituzionale, della Carta repubblicana e dell’unità nazionale. Il punto, dunque, non è l’appartenenza politica. È un altro. Ed è un tema che non può essere eluso se si guarda alla più alta carica dello Stato. Una parte della destra italiana, infatti, non ha ancora completato fino in fondo il proprio percorso repubblicano. Siamo ancora all’abc di una piena e definitiva assunzione della cultura costituzionale. Non è una questione di scomuniche o di abiure, ma di chiarezza politica e simbolica. Per questo, da tempo sosteniamo che, se Giorgia Meloni vuole davvero candidare la propria cultura di governo a esprimere un Presidente della Repubblica, dovrebbe compiere quel gesto simbolico e politico che ancora manca: rimuovere la fiamma dal simbolo di Fratelli d’Italia, un emblema che continua a richiamare, almeno nella percezione pubblica e nella sua storia, l’eredità del ventennio fascista. Sarebbe un atto di maturità istituzionale, non una rinuncia alla propria identità democratica. Allo stesso modo, se Roberto Vannacci intende proporsi come protagonista del dibattito politico nazionale, anche per il Colle, dovrebbe dissipare ogni ambiguità sul proprio giudizio nei confronti del fascismo. Le ambivalenze, soprattutto su una pagina così decisiva della storia italiana, non sono compatibili con l’ambizione di rappresentare una comunità nazionale che ha nella Costituzione antifascista il proprio fondamento. E, ad oggi, Vannacci continua a mantenere un’ambiguità che non aiuta né lui né il confronto pubblico. Non è una provocazione. Non è una richiesta di pentimento. È semplicemente il passaggio naturale che ogni forza politica chiamata, oggi o domani, a rappresentare l’intera Repubblica dovrebbe aver già compiuto. Il Quirinale non è il luogo delle identità di parte. È la casa dell’unità nazionale. E chi aspira ad esprimere il Capo dello Stato, l’area politica che intende farlo, dovrebbe dimostrare, senza esitazioni e senza simboli equivoci, di aver definitivamente chiuso i conti con tutte le ombre del Novecento.