Terremoto di Amatrice, 10 anni dopo: la memoria e il coraggio dei soccorsi
A dieci anni di distanza dal terremoto di Amatrice, il ricordo della notte del 24 agosto 2016 rimane impresso nella coscienza collettiva del Paese. Alle ore 3:36:32, un sisma di magnitudo 6,0 ha devastato i centri di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, provocando 299 vittime, 388 feriti e oltre 41.000 sfollati .
Ricostruire la sequenza dei fatti e la precisione dei dati scientifici è il primo passo per comprendere la portata di una tragedia che ha segnato la storia recente d'Italia. Tuttavia, la vera forza della memoria risiede nel racconto umano: la risposta immediata delle comunità, la determinazione dei soccorritori giunti nel cratere sismico e la necessità di trasformare il dolore e il coraggio in una testimonianza viva da consegnare al futuro.
Cos'è successo la notte del 24 agosto 2016: i dati e la cronologia del sisma
La notte del 24 agosto 2016 la terra ha tremato per circa 15-20 secondi nell'Appennino centrale. La prima forte scossa, con ipocentro a 8 chilometri di profondità, ha avuto il suo epicentro ad Accumoli, in provincia di Rieti.
La violenza del movimento sismico è stata tale da provocare il crollo immediato e quasi totale delle abitazioni e dei centri storici nei comuni più vicini all'ipocentro.
Magnitudo, epicentro e l'impatto sul territorio del terremoto di Amatrice
Il sisma si è propagato lungo il sistema di faglie della catena appenninica, radendo al suolo interi borghi. I danni più devastanti si sono registrati ad Amatrice, ad Accumoli e nella frazione di Pescara del Tronto ad Arquata del Tronto, con distruzioni pressoché totali e perdite umane gravissime.
Alle 4:33 una seconda importante scossa di assestamento di magnitudo 5,3 con epicentro a Norcia ha ulteriormente aggravato la situazione, mentre l'evento principale è stato avvertito nitidamente in gran parte dell'Italia centrale e settentrionale.
Il bilancio nei primi comuni colpiti è stato drammatico. Un numero di perdite particolarmente alto, dovuto anche al fatto che i borghi dell'alta Valle del Tronto ospitavano in quel momento tantissimi turisti ed ex residenti tornati per le vacanze estive.
La corsa contro il tempo per salvare vite tra le macerie
Nelle ore successive alla prima scossa, le operazioni di soccorso si sono scontrate con gravi difficoltà logistiche. Molte vie d'accesso all'alta Valle del Tronto erano bloccate da frane, macerie e viadotti danneggiati, ritardando l'arrivo dei mezzi pesanti nelle frazioni più isolate.
Il ruolo dei Vigili del Fuoco e la gestione dell'emergenza
I Vigili del Fuoco, giunti nel cratere sismico fin dalle prime luci dell'alba del 24 agosto, hanno iniziato subito la ricerca dei superstiti. Le operazioni sono andate avanti senza sosta per giorni, mentre il terreno continuava a tremare a causa delle continue scosse di assestamento.
Lavorando tra i solai crollati con attrezzature da taglio o a mani nude, i soccorritori sono riusciti a estrarre vive dalle macerie 215 persone, mentre altre 23 sono state tratte in salvo dal Soccorso Alpino e dalla Guardia di Finanza.
Mantenere viva la memoria: il valore della testimonianza
Custodire la memoria di una comunità colpita da una tragedia significa anche dare voce a chi ha vissuto quei momenti in prima persona. Rileggere le testimonianze dirette permette di comprendere l'impatto umano dell'emergenza e l'impegno di chi si è messo a disposizione degli altri.
Un libro per non dimenticare il terremoto di Amatrice
Quando il violento sisma ha cancellato in un istante interi paesi e ha inghiottito centinaia di persone sotto il crollo degli edifici, la popolazione si è aggrappata alla speranza dei soccorsi. Luca Cari, dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e responsabile della comunicazione in emergenza, è accorso sul campo fin dalle prime ore.
Nel suo libro Salvare vite - in uscita in occasione del decennale della tragedia - cede la parola direttamente ai protagonisti in divisa, che raccontano dieci interventi di soccorso condotti nei primissimi momenti del terremoto.
Sono storie vere e drammatiche, che danno voce al lucido coraggio e alle emozioni di servitori dello Stato capaci di compiere gesti straordinari per poi tornare nell'anonimato. Un racconto umano e coinvolgente che mostra cosa significa partire a sirene spiegate con un unico obiettivo: salvare vite.
Un estratto da Salvare vite
«Pronto, vigili del fuoco.»
«Aiuto, qua sono tutte macerie, noi stiamo tirando fuori delle persone da una casa e abbiamo bisogno d’aiuto.»
«Mi dia l’indirizzo che arriviamo.»
«Ho chiamato anche l’ambulanza, ma non risponde nessuno…»
«Hanno tante telefonate anche loro e non riescono a prenderle tutte, comunque stanno arrivando sul posto. Lei è il signor?»
Segno nome e cognome e vorrei fare lo stesso con il recapito telefonico, ma non lo ricorda. Si sforza, alla fine glielo scandisce la moglie e lui me lo ripete meccanicamente, ma io l’ho già scritto perché la voce della donna è arrivata forte alle mie orecchie.
«Va bene, arriviamo.»
Chiudo.
Subito squilla il telefono.
Rispondo.
«Pronto, vigili del fuoco…»
«Siamo qui, se potete… se potete venire che sta crollando tutta la casa e non riusciamo a scappare fuori.»
«Siete solo bloccati o c’è qualcuno sotto le macerie?»
«No, per ora no, ma ci sta crollando la casa addosso.»
«Non riuscite proprio a uscire?»
Non ce la fanno, è inutile che insista, così raccomando di mettersi in un punto sicuro in attesa del nostro arrivo, anche se temo che dovranno cavarsela da soli o con l’aiuto di qualche vicino, perché non riusciremo a far fronte rapidamente al loro bisogno.
«Abbiamo una squadra che sta venendo in paese. Mi dia un numero di telefono per poterla richiamare.»
«Le do il numero di nonna, che il mio cellulare si sta scaricando.»
«Ma a che piano siete, signora?»
«Non sono una signora, sono un bambino.»
Non lo avevo capito, la confusione rimescola tutto.
«C’è qualcuno con te?» gli chiedo per sincerarmi che abbia assistenza, consapevole di non poter far nulla se non starlo a sentire: è come se un coltello mi trafiggesse il petto.
«Ci sono i miei nonni.»
«Stanno bene?»
«Sì.»
«Ok, non avere paura, la squadra sta arrivando.»
Chiudo la chiamata e arriva un altro squillo, è una sequenza dal ritmo maligno che stressa la mente e affatica il fisico.
Rispondo.
«Pronto, vigili del fuoco.»
«C’è stato un terremoto.»
«Sì, lo so, stiamo arrivando. Com’è la situazione?»
«Abbiamo un bambino piccolo…»
«Cerchiamo di arrivare subito. Dove vi trovate?»
«Siamo sulla strada… Sulla strada… Siamo… Vicino alla fontanella.»
«Bene, mettetevi in un posto sicuro, distanti dalle case. Arriviamo.»
Attacco, ma lo squillo sembra arrivare addirittura prima, battendomi sul tempo come se mi stesse sfidando in una gara di velocità. Bevo un sorso d’acqua e sento che mi raspa la gola, non so se per via della saliva che è finita o per le richieste d’aiuto che continuo a ingoiare e bruciano come benzina.
«Pronto, vigili del fuoco.»
«È crollato tutto, è crollato tutto!»