Il rapporto Save The Children fotografa l’inferno in terra Gaza: l’abisso morale nei 21mila bambini morti - Partito Socialista Italiano

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di Francesco Di Lorenzi

L’ultimo rapporto di ”Save the Children” sulla situazione dei bambini di Gaza lascia letteralmente senza fiato e ci interroga pesantemente sull’abisso morale che coinvolge tanta parte dell’Occidente. Più di 21mila minori uccisi negli ultimi tre anni di guerra, cifra probabilmente in difetto, che non considera gli innumerevoli corpi mai più recuperati dal mare di macerie prodotte dall’aggressione israelo-americana, oltre 800mila sfollati nella fascia d’età 0-16 anni, 250mila bambini colpiti o a rischio malnutrizione, circa 7mila senza alcun adulto che si prenda cura di loro. L’inferno in terra. Ora è evidente che di fronte all’orrore di questi numeri, spendere tempo e parole sulla relazione in crisi Trump/Meloni, sui loro tweet polemici, sulla presunta postura sovranista o sulle ripicche da adolescente sedotta e abbandonata della premier, risulta totalmente fuori luogo, imponendoci di oltrepassare rapidamente le miserie di queste ultime settimane e di riflettere seriamente su come una certa idea di “Occidente” abbia superato definitivamente il confine di ciò che per decenni abbiamo considerato crimini da perseguire. Tutta l’impalcatura orientata al multilateralismo, alla pace e al rispetto dei diritti umani fondamentali, costruita faticosamente dalla fine del secondo conflitto mondiale, è andata infatti letteralmente in fumo, sotto i colpi di cannone delle destre nazionaliste e guerrafondaie che si sono imposte in luoghi non periferici del globo terrestre come Stati Uniti ed Israele. Nazioni Unite, Corte Penale Internazionale, Programma alimentare mondiale, Oms, Unhcr, istituzioni sovranazionali nate e cresciute con l’obiettivo di dare attuazione e valore alla carta dei diritti dell’uomo del 1948, divenute improvvisamente fantasmi di fronte all’offensiva imperialista di questi anni tormentati e già pesantemente indebolite dagli attacchi subiti ad est dai crimini senza risposta e senza conseguenze della cricca di Vladimir Putin. È del tutto evidente, cara Giorgia, che il problema non sia dunque il perché Trump abbia cambiato atteggiamento sull’Italia e il suo Primo Ministro ma il come sia stato possibile essere in sintonia con chi ha prodotto questo abisso, con chi ha ucciso, raso al suolo, brindato alla propria grandezza militare, bypassato alleanze militari e trattati internazionali, demolito decenni di diritto mondiale, sepolto il libero commercio, ucciso il multilateralismo e la risoluzione per via diplomatica e negoziale delle controversie tra Stati sovrani. Su questo occorrono risposte, su questo chiederemo spiegazioni durante la campagna elettorale, perché il Paese ha il diritto di sapere dove volete collocare l’Italia e le scelte non sono poi molte. O state dalla parte di Trump, dei Netanyahu, di chi sceglie di far prevalere gli egoismi nazionali di fronte a tutto, anche davanti alla vita di 21mila bambini, o state dalla parte di chi vuole costruire gli Stati Uniti d’Europa all’interno di un mondo orientato al diritto internazionale, alla cooperazione economica e sociale, al rispetto dei diritti umani fondamentali e dell’autodeterminazione dei popoli. Tertium non datur. Il socialismo sa bene da che parte stare e sceglierà sempre la via della pace, perché siamo gli stessi che denunciavano, inascoltati, il rischio di una carneficina tra europei alla vigilia della prima guerra mondiale e che hanno sempre combattuto dalla parte della libertà e della democrazia, anche quando i carri armati che portavano morte ed oppressione giungevano da est ed avevano la stella rossa, come a Budapest e a Praga. Il problema è tutto vostro e di chi vuole essere “padrone in casa propria” senza considerare che c’è sempre un padrone più forte che, prima o poi, ti comanderà. Trump e la sbornia nazionalista passeranno ed allora sarà più facile riconciliarsi con la nazione che, prima con le quattro libertà fondamentali enunciate dal presidente Roosevelt nel 1941 e poi con il lavoro di sua moglie Eleanor in qualità di presidente della commissione Onu, ha contribuito più di ogni altra alla stesura della carta dei diritti dell’uomo del 1948, che resta la pietra miliare fondamentale per costruire, insieme, un mondo più giusto e libero. Come sia stato possibile per la più grande democrazia mondiale passare dal preambolo e dall’articolo 1 di quella storica dichiarazione universale: “considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo; considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione; considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni e che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, agli attuali deliri giornalieri dell’amministrazione Trump resteranno uno dei grandi misteri del ventunesimo secolo. Giorgia Meloni si allontani per sempre da questo scempio e scelga, definitivamente, da che parte stare.

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