Indagine sul ricorso alla rendita vitalizia | ANIA - Format Research

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22 luglio 2026

L’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) ha pubblicato la sua indagine annuale sul ricorso alla rendita vitalizia per il triennio 2022-2024. Lo studio analizza se i risparmiatori, una volta arrivati alla scadenza della propria polizza o del piano previdenziale, preferiscano incassare l’intero importo accumulato in un’unica soluzione (capitale) oppure trasformarlo in un assegno periodico per tutta la vita (rendita).

I risultati mostrano una tendenza chiarissima: gli italiani continuano a preferire in modo schiacciante la liquidità immediata.

Per quale motivo si fa questa indagine?

La rilevazione serve alle compagnie di assicurazione per stimarne con precisione le riserve finanziarie necessarie. A partire dal 2015, l’analisi tiene separati i contratti assicurativi tradizionali da quelli specificamente previdenziali (come Fondi Pensione Aperti e PIP), poiché questi ultimi sono soggetti a norme e agevolazioni fiscali differenti che influenzano le scelte dei risparmiatori.

I numeri del triennio 2022-2024: numeri enormi, poca propensione alla rendita

Tra il 2022 e il 2024 sono arrivati a scadenza ben 1,8 milioni di contratti, per un valore complessivo di 62,5 miliardi di euro.

Nonostante la mole enorme di capitale maturato, la percentuale di chi sceglie la rendita rimane bassissima:

  • Meno dell’1% complessivo: solo lo 0,47% dei contratti arrivati a scadenza (pari allo 0,74% del capitale totale) viene convertito in una rendita vitalizia.

  • Ripresa nel 2024: dopo un calo registrato nel 2023, nel 2024 si è notato un leggero aumento dell’interesse per la rendita (risalita allo 0,54% dei contratti e allo 0,81% degli importi).

Le tre tipologie di contratto a confronto

L’indagine suddivide il mercato in tre grandi famiglie di prodotto, mostrando comportamenti molto diversi:

1. Contratti di capitale con opzione di conversione

Sono la maggioranza assoluta (rappresentano l’85% dei contratti e l’88% dei capitali). L’importo medio a scadenza è di circa 35.300 euro, ma quando si attiva la rendita sale a oltre 83.000 euro (con un picco record di 87.937 euro nel 2024).

  • La scelta: La conversione in rendita è pressoché inesistente (solo lo 0,05% dei contratti e lo 0,13% del capitale). Chi sceglie queste polizze vuole quasi sempre riprendersi i soldi tutti insieme.

2. Contratti di rendita differita

Si tratta di polizze nate originariamente con lo scopo di erogare una rendita futura. Il capitale medio maturato a scadenza sfiora i 43.500 euro.

  • La scelta: È la categoria dove la rendita funziona di più, pur rimanendo una scelta minoritaria: circa il 6,7% dei contratti e il 7,7% del capitale (con una punta dell’8,1% nel 2024) viene erogato come vitalizio.

3. Contratti previdenziali (Fondi Aperti e PIP)

In questo ambito il capitale medio alla scadenza è più basso, pari a circa 23.000 euro. Tuttavia, per chi decide di trasformarlo in rendita, la cifra media sale a oltre 49.000 euro.

  • La scelta: Nel triennio l’1,9% dei contratti ha scelto la rendita, ma si nota una crescita significativa nel 2024, dove il tasso è salito al 2,4% per numero di contratti e al 5,1% in termini di capitale (il picco del triennio).

(foto da Pixabay)
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