Casa dei Gelsi: la mensa che si prende davvero cura delle persone.

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Per prima cosa s’incontra la bellezza del parco, curato da decine di volontari: ci sono gli antichi gelsi e altri superbi alberi della pianura veneto-padana, le piante arbustive e colonie di lavanda, uno stagno con ninfee e anatroccoli gialli al seguito di mamma papera, dall’atmosfera giapponese o impressionista. Segue la bellezza dell’indoor: ogni stanza, ogni spazio comunitario (un gran salotto, con tanto di angolo per i bambini), un auditorium per conferenze e concerti, angoli e pareti ovunque arredati con cura e opere d’arte donate da numerosi artisti. Poi si vive la bellezza della cura, la professionalità ma anche l’umana disponibilità di medici, infermieri, operatori la cui premurosità va incontro alle esigenze di diversi stili di vita; ma a tutto questo, bisogna aggiungere anche la bellezza del cibo: sì, perché qui nelle ore canoniche arriva la gioia del cibo.

professoressa Anna Mancini, fondatrice e presidente della fondazione ADVAR

Ci troviamo nell’hospice “Casa dei Gelsi”, nell’immediata periferia di Treviso, creato dalla professoressa Anna Mancini, fondatrice e presidente della fondazione ADVAR (Assistenza domiciliare volontaria Alberto Rizzotti) che lo gestisce. Un’iniziativa nata nel 1988, quando Anna dovette toccare con mano l’insostenibile insensibilità del mondo ospedaliero di allora nell’accompagnare il marito Alberto, affetto da un inguaribile  tumore, nelle ultime settimane della sua vita (peraltro primario di urologia all’ospedale di Treviso). Da quella dura esperienza Anna maturò la decisione di dare vita, per curare ed eventualmente accompagnare con la gentilezza dello spirito umano i malati terminali,  a un servizio di cure a domicilio e poi, nel 2004, alla realizzazione dell’hospice, con il contributo di decine di volontari, via via sempre più rilevante per la raccolta di fondi e donazioni necessarie per la realizzazione dei lavori. Oggi rappresenta, sia con le sue cure a domicilio sia con la Casa dei Gelsi, un riferimento sostenuto da centinaia di partner e apprezzato, per la qualità complessiva del servizio, ben oltre i confini trevigiani (si arriva fino al Giappone, per dire).

le cuoche

Del cibo, dicevamo. Perché la scelta della sua organizzazione s’inserisce pienamente nella visione complessiva dell’hospice, nella bellezza che cura lo spirito e nell’armonia relazionale che tiene viva l’identità di ogni persona. Dunque, diamo un’occhiata alle scelte fatte: Anna Mancini e i suoi collaboratori decidono di non valersi delle grandi strutture della ristorazione (potevano anche farlo, sarebbe stato più semplice) e di realizzare una cucina all’interno della struttura, di assumere cuoche professioniste affiancate, sotto il profilo organizzativo, da un gruppo di volontari con provata esperienza nel settore. Risultato? Ogni giorno gli ospiti ricevono piatti espressi dove i profumi anticipano la gioia del palato.

«Noi non disponiamo di tecnologie per lo stoccaggio, per cui la nostra spesa ha cadenza settimanale e il consumo avviene entro la settimana. Ci serviamo di negozi selezionati del territorio, di comprovata fiducia, facciamo molta attenzione alla qualità delle materie conoscendone la provenienza e le caratteristiche, e le nostre ricette, naturalmente, seguono il ritmo delle stagioni» dice la cuoca Carla.

“L’etichetta narrante” della Casa dei Gelsi, pur nell’impegno che comporta, è semplice ed efficace: attenzione alle materie prime, scelte mirate (più fornitori), stagionalità degli ingredienti, ricette aggiornate della tradizione.

La domanda è: è/sarà possibile estendere questo modello per le grandi mense pubbliche ospedaliere e scolastiche?

La risposta che spesso s’incontra è: no, evidenziando le difficoltà di gestire grandi strutture. Ma, più che plausibile, è una risposta che sembra nascondersi dietro un dito, perché non il modello in sé della Casa dei Gelsi ma il suo metodo può essere utilmente utilizzato, affrontando via via i problemi nella loro dimensione e trovando le soluzioni più adeguate per migliorare la qualità. Ma se con le grandi mense il dialogo si interrompe subito sull’impossibilità di avere più fornitori (dando per assodato il fornitore unico), o se il criterio rimane quello del massimo ribasso (anche con il disimpegno delle Amministrazioni pubbliche), ci troviamo ancora al punto zero.

Eppure qua e là in Italia ci sono esperienze in corso che vanno in questa direzione. Eppure il metodo della Casa dei Gelsi ci insegna che tutto è possibile quando prevale la volontà di assicurare un cibo buono e lieto a persone che ne hanno particolarmente bisogno.

Possiamo pensare di promuovere un forum nazionale per affrontare questo tema che coinvolge milioni di persone? Dal Slow Food Convivium di Treviso questo è l’appello.

di Lucio Carraro

Lucio Carraro (Mogliano Veneto, 1954), è un ex insegnante, già Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione e Commercio del Comune di Mogliano Veneto. Scrittore con numerose pubblicazioni, collabora con varie associazioni culturali e sociali, tra cui Slow Food.

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