Man Ray, Venere restaurata, 1936 (replica del 1971), calco in gesso e spago, 74 × 42 × 39 cm, Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen (photo: https://www.boijmans.nl/)
1976-2026: LE MOSTRE DEDICATE AL MAESTRO DELLE AVANGUARDIE
“Non esiste essere avanti rispetto ai tempi: i tempi sono sempre indietro”: così si esprime Man Ray, uno dei più visionari artisti del XX° secolo, protagonista assoluto delle avanguardie storiche. Pittore, fotografo, regista, autore di oggetti e installazioni, Man Ray ha attraversato il Dadaismo e il Surrealismo trasformando ogni mezzo espressivo in un terreno di sperimentazione. A cinquant’anni dalla scomparsa – avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976 – il suo lavoro mostra ancora oggi una straordinaria attualità nei campi della fotografia, del design, della moda e della cultura visiva, come dimostrano le numerose iniziative espositive organizzate in Italia ed Europa.
Venezia ha dedicato al Maestro ben due mostre: Man Ray alla Galleria Tommaso Calabro, una retrospettiva con oltre 40 opere tra dipinti, assemblages, gouaches e rayografie realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta e Man Ray, l’immagine ritrovata, allestita presso il Portego di Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia. Quale omaggio all’artista, la Biennale ha scelto di riproporre il corpus fotografico della storica mostra realizzata nel 1976, poco prima della morte dell’artista, nell’ambito della Biennale Arte Ambiente, Partecipazione, Strutture Culturali, diretta da Vittorio Gregotti. L’iniziativa restituisce il contesto e il significato di un importante progetto espositivo donato da Man Ray alla Biennale e divenuto nel tempo uno dei fondi dell’Archivio Storico più richiesti, come illustrano Pietrangelo Buttafuoco (Presidente Biennale di Venezia) e Debora Rossi (Vicedirettrice Generale Biennale di Venezia ).
Milano ha celebrato l’artista con la mostra Man Ray. Forme di luce, allestita a Palazzo Reale: una retrospettiva di circa 300 opere tra fotografie, disegni, oggetti, film e documenti provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. Il percorso espositivo ha esaminato i temi ricorrenti della ricerca dell’autore: dagli autoritratti che mettono in scena identità mutevoli ai ritratti di amici e compagni d’avventura, fino alla centralità della figura femminile, musa e motore di ispirazione.
Da non perdere dal 12 Settembre al 13 Dicembre 2026 la mostra Man Ray: tutto che la Fondazione Magnani-Rocca dedica all’artista alla Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo (Parma) perché rappresenta la più ampia retrospettiva mai dedicata in Italia a Man Ray. Riunendo oltre 250 opere tra fotografie, dipinti, sculture, oggetti, grafiche, libri e film, l’esposizione restituisce l’immagine completa di un artista che ha fatto dell’attraversamento dei linguaggi la propria cifra distintiva.
L’ARTE COME INVENZIONE
Come si spiega l’attualità di Man Ray? Nato a Philadelphia nel 1890 con il nome di Emmanuel Radnitzky, Man Ray si forma negli Stati Uniti, dove conosce Marcel Duchamp, figura decisiva per la sua ricerca artistica. Trasferitosi a Parigi nel 1921, si impone come figura di punta del gruppo surrealista, collaborando con intellettuali come André Breton e Paul Éluard e stringendo legami con icone della cultura del tempo, da Kiki de Montparnasse a Lee Miller. Fin dagli esordi rifiuta ogni distinzione tra le arti: dipinge, realizza assemblaggi, sperimenta il cinema e utilizza la fotografia non come semplice mezzo di documentazione, ma come autentico linguaggio creativo. Celebri sono le rayografie, immagini ottenute senza macchina fotografica disponendo direttamente gli oggetti sulla carta fotosensibile, e le sperimentazioni sulla solarizzazione, tecniche che ancora oggi sorprendono per audacia e modernità.
VENERE RESTAURATA: CAPOLAVORO DEL SURREALISMO
Tra le opere più emblematiche di Man Ray spicca Venere restaurata (1936), conservata stabilmente nei Paesi Bassi presso il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam. La scultura, che reinterpreta in chiave surrealista la Venere di Milo, è realizzata con un calco in gesso del celebre torso greco, avvolto e legato in modo stretto da corde. Il titolo, una chiara provocazione dada e surrealista, suggerisce ironicamente un intervento di “restauro”, ma ciò che vediamo è esattamente il contrario di una ricostruzione filologica: la statua viene “restaurata” non restituendole le braccia mancanti, ma costringendola in un intricato groviglio di corde che ne mortifica e comprime la fisicità.
Alcuni contributi storici evidenziano come la corda stringa il corpo in una sorta di costrizione che rimanda alla deformità o alla limitazione fisica, trasformando il canone di bellezza classica in una riflessione sulla vulnerabilità e sulla diversità.
La Venere restaurata, eseguita da Man Ray durante il primo periodo parigino, fa parte di una serie di opere da lui stesso definite oggetti d’affezione, che rappresentano la vera essenza della sua produzione artistica. Nel 1971 l’artista eseguì 7 repliche dell’opera, una delle quali è quella acquisita dal museo di Rotterdam. La scheda tecnica dedicata alla Venere restaurata presente nel testo Come leggere l’opera d’arte a cura di Margherita Romagnoli, approfondisce vari aspetti legati alla scultura: dal significato iconografico ai materiali e alle tecniche utilizzate, al tema del classico nelle reinterpretazioni date dalle avanguardie dadaista e surrealista.
IL CORPO COME MATERIA DELL’ARTE DEL NOVECENTO
Nel vibrante passaggio tra l’esperienza dadaista e quella surrealista che segna il Novecento, Man Ray si erge come uno dei protagonisti assoluti di una radicale rivoluzione visiva. Il tema del corpo, da secoli ancorato ai rigidi canoni dell’arte classica, trova nel suo obiettivo e nelle sue sperimentazioni un interprete capace di traghettarlo definitivamente verso la contemporaneità.
Per Man Ray, il corpo umano non è mai un’entità anatomica stabile da ritrarre passivamente. Al contrario, sotto il suo sguardo diventa un territorio fluido, un campo d’azione dove prendono vita desideri, sogni e pulsioni inconsce.
Nelle sue opere, la figura umana subisce una vera e propria decostruzione, declinata attraverso le pratiche tipiche del movimento surrealista di cui è pioniere:
– Desiderio e Feticismo: È qui che Man Ray lascia la sua impronta più inconfondibile. Attraverso la fotografia, manipola le forme del corpo – in particolare quello femminile – per esaltarne l’erotismo e caricarlo di significati simbolici e misteriosi. Trasforma la carne in feticcio poetico (celebre è la schiena di donna trasformata in violoncello ne Le Violon d’Ingres), rendendo il corpo un oggetto di puro desiderio magnetico.
– Frammentazione attraverso l’obiettivo: Mentre altri artisti, come Hans Bellmer, smembrano fisicamente bambole articolate, Man Ray opera la sua frammentazione tramite l’inquadratura. Isola colli, labbra (come in A l’Heure de l’Observatoire – Les Amoureux), occhi o mani, estrapolandoli dal loro contesto. Il corpo viene “smembrato” fotograficamente e ricomposto in visioni nuove, trasformandosi in uno strumento di esplorazione sessuale e psicologica.
– Metamorfosi e Ibridazione: Nel mondo di Man Ray, il confine tra la carne e la materia inerte si dissolve, annullando la distanza tra l’organico e l’inorganico. Le forme umane si confrontano e si fondono con oggetti inanimati (basti pensare al celebre scatto Noire et Blanche, dove il volto pallido di una donna si ibrida concettualmente con una maschera africana scura), creando un effetto straniante simile a quello ricercato da Dalí con i suoi orologi molli.
– Il corpo come gioco e scoperta accidentale: Man Ray abbraccia pienamente lo spirito ludico e collettivo del Surrealismo. Con i suoi “Rayograph” (immagini fotografiche ottenute senza macchina, appoggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile), crea figure ibride, spettrali e casuali, figlie di un’energia psichica non controllata dalla ragione.
In questo contesto, Man Ray non si limita a rappresentare la figura umana, ma la usa come un vocabolario nuovo.
Interessante il lavoro svolto da Maria Cristina Reggio,docente all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove è responsabile della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dal titolo Il corpo che oggi esplorano gli artisti non è il cadavere, ma il corpo vivo.
DENTRO IL MONDO DI MAN RAY
Un semplice ferro da stiro può diventare arte? Chi sono i “sognatori pratici”? Nella celebre intervista del 1972 condotta da Keith Dewhurst, sceneggiatore e attore inglese, Man Ray esplora il potenziale dell’arte concettuale e il ruolo dell’immaginazione.
Man Ray parla del periodo del Surrealismo come di una fase creativa molto vivace, ma accompagnata da incertezze e tensioni
DA HUB SCUOLA
Sul Surrealismo
La storica dell’arte Irene Baldriga esplora il periodo storico culturale pre seconda guerra mondiale tra surrealismo, impegno politico, sperimentazioni e trasgressioni
Sul Dadaismo
Nella lezione d’autore la storica d’arte Irene Baldriga approfondisce il rapporto tra arte e società, arte e politica parlando di Dadaismo, Metafisica e arte negli USA tra le due guerre.
PER APPROFONDIRE
- Lettura guidata dell’opera Venere restaurata di Man Ray da Opera Rossa di Laura Colombo, Agnese Dionisio, Nicoletta Onida, Giuseppina Savarese Sansoni per la Scuola.
- Sul Dadaismo
da Opera Mondo di Laura Colombo, Agnese Dionisio, Nicoletta Onida, Giuseppina Savarese Sansoni per la Scuola 2026, pp. 349-357
- Su Man Ray
da Con gli occhi dell’arte, volume 5 di Valerio Terraroli, Sansoni per la Scuola, 2022, pp. 233-234
- Sul Surrealismo
da Opera Mondo di Laura Colombo, Agnese Dionisio, Nicoletta Onida, Giuseppina Savarese Sansoni per la Scuola 2026, pp. 362-375