Oltre a predisporre una scheda tecnica sulle leggi e sulle normative in tema di incendi dolosi boschivi e in merito alla distruzione del patrimonio faunistico, abbiamo sentito ai nostri microfoni Fabio Dattilo, ex Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, vista la sua grande esperienza in materia che l’ha visto protagonista in missioni nazionali e internazionali. Comandante provinciale a Rovigo, Vicenza, Padova, Venezia, Direttore dell’Istituto Superiore Antincendio di Roma, Dattilo ha avuto anche ruoli di dirigenza presso la Prevenzione Incendi e dei Servizi Tecnici del Ministero degli Interni.
Cosa pensa della situazione di emergenza in diverse regioni italiane…
“La situazione dei cosiddetti incendi di bosco è piuttosto complicata perché dipende da molteplici fattori. Penso che dovremmo definire con maggiore precisione le diverse tipologie di incendio quali i boschi veri e propri, le sterpaglie e la cosiddetta macchia intesa come vegetazione bassa ed incolta che abbonda in molte zone del nostro Paese. Anche i cambiamenti climatici con la conseguente siccità devono essere presi in considerazione come anche il progressivo abbandono di parte dei territori per i quali mancano sempre più presidi fissi che possano contribuire alla pulizia del sottobosco ed al controllo del territorio”.
Cosa spinge l’essere umano secondo lei a provocare problemi così gravi anche a livello ambientale?
“Direi che sono comportamenti colposi dovuti alla scarsa conoscenza dei rischi connessi all’innesco ed alla propagazione degli incendi. Quindi per diminuire questi comportamenti andrebbe aumentata fortemente l’educazione e la formazione al fine di avere un buon rapporto con la natura che ci circonda già abbastanza minata per quanto detto prima”.
Si legge che molti sono dolosi: come mai si arriva a compiere gesti simili secondo lei?
“Ci sono comportamenti volontari divisi fra coloro che pensano di trarre un interesse più o meno immediato dagli incendi che variano dal cambiamento di destinazione d’uso dei terreni o dalla distruzione di discariche abusive di rifiuti nascoste nella vegetazione. Infine per completare almeno in parte le motivazioni ci sono quelli che lo fanno per godere di spettacoli assolutamente pericolosi o peggio perché potrebbero essere richiamati per un lavoro retribuito solo in caso di incendi”.
Le alte temperature, vento e siccità rendono più rapida la propagazione del fuoco, ma non lo innescano. Cosa si può fare per prevenire questo che avviene con sempre maggior frequenza durante le estati?
“Prevenire è la parola magica. Come in tutte le materie che attengono alla protezione civile la prevenzione è di gran lunga la cosa più importante. Essa passa da una attenta mappatura della vegetazione in ogni periodo della stagione. Vi sembrerà strano ma una stagione a maggiore rischio di incendi di bosco è l’autunno dove la vegetazione è piu secca e le piogge non sono ancora arrivate! Quindi prevenire vuol dire tenere pulito il sottobosco, vuol dire sfalciare l’erba alta non appena diventa secca, vuol dire rendere obbligatori alcuni divieti come l’utilizzo di fiamme libere nei campi e nei boschi, vuol dire individuare zone di competenza con squadre ben equipaggiate che controllino i territori. Prevenire significa far dialogare le componenti della Protezione civile che hanno proprio il compito di intervenire nella prevenzione e nello spegnimento. Tuttavia spesso il quadro delle competenze è frammentato fra Comuni, Regioni e Corpi dello stato che dovrebbero invece avere un coordinamento fattivo già nella fase della prevenzione come in quella della pianificazione degli interventi dislocando opportunamente le risorse. Questo già in parte accade a macchia di leopardo e quindi il livello di efficacia ha ancora molti margini di miglioramento. Un ottimo ruolo in questo senso molto può giocare l’utilizzo di tecnologie innovative come i droni, i satelliti e le innovative modalità di spegnimento attraverso l’utilizzo efficace di elicotteri, aerei anche per trasportare le risorse umane e materiali dove servono in tempi brevi”.
Quale è la differenza che c’è a suo avviso tra l’Italia e gli altri Paesi europei del Mediterraneo dove ci sono grandi emergenze?
“Le differenze con altri paesi sono notevoli dovute ad eterogeni modelli di intervento oltre che dalla mappatura complessa delle zone potenzialmente esposte. Il nostro Paese si è dotato di una buona flotta di mezzi aerei antincendio che spesso sono utilizzati in buona parte dell’Europa. Anche in questo campo il meccanismo europeo di Protezione civile potrà giocare un ruolo importante per colmare i gap fra rischi e risorse antincendio effettivamente disponibili”.
Quale è la situazione attuale in Italia e quali sono i provvedimenti che si stanno prendendo per migliorare la situazione affinché non ci siano continue emergenze ogni estate?
“Ho accennato prima all’importanza del coordinamento fra i diversi e eterogenei attori che operano nel campo della prevenzione e della lotta agli incendi boschivi. Personalmente credo che lo Stato e le Regioni già fanno uno sforzo in questi campi. Ma quello che manca, a mio avviso, è che queste emergenze devono essere gestite in modo meno episodico allocando risorse in tempo di pace con azioni mirate per aumentare la prevenzione e l’operatività antincendio”.