IL PROTAGONISTA DEL FUTURISMO A 110 ANNI DALLA SCOMPARSA
16 agosto 1916, reparto di artiglieria nella località Sorte, alle porte di Verona. Umberto Boccioni, arruolato come volontario, viene sbalzato violentemente dalla sua cavalla durante un’esercitazione. Soccorso e caricato in un camion militare, viene trasportato in condizioni ormai disperate all’ospedale, dove muore all’alba del giorno successivo, a soli 33 anni.
Sono passati 110 anni dalla scomparsa di Umberto Boccioni, pittore, scultore, protagonista innovativo del Futurismo italiano, interprete appassionato delle idee futuriste che celebrano la modernità, la velocità, il progresso, il dialogo tra individuo e ambiente.
La sua ricerca è al centro di numerose iniziative dedicate alle avanguardie del Novecento, come dimostra Mondo futurista, la mostra allestita al Castello di Desenzano del Garda a cura di Giordano Bruno Guerri e Matteo Vanza. L’esposizione ha offerto un’ampia panoramica del movimento futurista, raccontandolo non solo nel suo aspetto di rinnovamento estetico, ma come una vera “rivoluzione d’intenti” estetici e formali.
Umberto Boccioni aderisce al Futurismo nel 1910. La mostra Umberto Boccioni verso la liberazione futurista allestita al MASI di Lugano dal 7 agosto al 24 gennaio 2027 offre una sintesi ravvicinata e intensa di una fase decisiva dell’evoluzione artistica di Boccioni: quella che precede la sua adesione al movimento futurista, piena di tensioni, incertezze e contraddizioni.
VITA E OPERE
La carriera artistica di Boccioni si è compiuta in un arco di tempo molto breve, ma ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte. Nato il 19 ottobre 1882 a Reggio Calabria, figlio di un funzionario statale, trascorre l’infanzia e l’adolescenza spostandosi frequentemente con la famiglia tra diverse città italiane. Nel 1901 si stabilisce a Roma, dove stringe amicizia con Gino Severini e insieme a lui inizia la formazione artistica nello studio di Giacomo Balla. Qui apprende la tecnica divisionista, basata sull’accostamento di piccoli tocchi di colore e sull’attenzione agli effetti della luce.
Animato da una profonda curiosità, Boccioni compie numerosi viaggi che si rivelano decisivi per la sua crescita: visita Parigi, entrando in contatto con le più avanzate ricerche artistiche europee, e soggiorna in Russia.
Nel 1907 si trasferisce a Milano, città simbolo dello sviluppo industriale italiano: “Milano mi piace” afferma, “c’è un movimento superbo e si può lavorare benissimo”. Il dinamismo delle fabbriche, il traffico, i cantieri e la rapida trasformazione urbana diventano per lui una fonte inesauribile di ispirazione.
Quando, nel 1910, aderisce al Futurismo promosso da Filippo Tommaso Marinetti, trova il linguaggio ideale per esprimere la propria visione. È tra i firmatari del Manifesto dei pittori futuristi e del Manifesto tecnico della pittura futurista, contribuendo in modo determinante alla definizione dei principi artistici del movimento.
La rappresentazione del dinamismo, della velocità, dell’energia che si sprigiona dai corpi in stato di moto è il tema centrale nella ricerca di Boccioni sia in pittura sia in scultura. Introducendo la sensazione del dinamismo, Boccioni attua un superamento della staticità dell’arte della tradizione e mette in atto uno dei principi cardine del Manifesto dei pittori futuristi: “Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa”.
Nascono così dipinti come La città che sale, Stati d’animo (un ciclo di tre dipinti – Gli addii, Quelli che vanno, Quelli che restano – che analizza differenti reazioni emotive in rapporto allo stesso evento, la partenza in una stazione ferroviaria) e Materia.
Parallelamente si dedica con straordinaria intensità anche alla scultura, raggiungendo risultati rivoluzionari con opere come Forme uniche della continuità nello spazio: la figura maschile che avanza con passo deciso, priva delle braccia che secondo l’artista sono soltanto elementi ritmici e in quanto tali possono essere abolite, si sviluppa come una sequenza di curve ora concave ora convesse, come se lo spazio circostante plasmasse il corpo in movimento.
Accanto all’attività artistica svolge anche un importante ruolo teorico. Attraverso manifesti, saggi e conferenze riflette sul rapporto tra arte, scienza e modernità, sostenendo che ogni forma artistica debba superare la tradizione per interpretare un mondo in continua evoluzione. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interrompe tragicamente questo percorso: convinto, come molti futuristi, che il conflitto avrebbe rappresentato una svolta storica nel 1915 si arruola volontario e muore un anno dopo.
UN ARTISTA VISIONARIO
La produzione artistica di Boccioni si concentra in meno di quindici anni, ma la forza innovativa della sua ricerca ha segnato profondamente la storia dell’arte. Come afferma Gino Agnese, giornalista e saggista, nella bellissima intervista/chiacchierata su Umberto Boccioni: “Ciò che conta nel caso di Boccioni è l’immaginazione, cioè il tentativo, quasi disperato, di immaginare come sarebbe potuto essere il mondo, l’arte, la vita sociale di lì a cinquant’anni. Boccioni immagina queste opere d’arte effimere che vanno annoverate alla categoria della mirabilia, cioè delle cose che lo stesso personaggio che le immagina, non sa bene che forma dargli”.
Una buona parte della produzione artistica di Boccioni si trova a Milano: il Museo del Novecento ha una collezione unica al mondo di opere d’arte futuriste dove il ruolo di Boccioni è portante, altre opere sono esposte alla Pinacoteca di Brera, alla GAM e in Gallerie d’Italia. Anche Roma e Venezia dedicano spazio all’artista che trascorse l’intera esistenza a inventare un nuovo linguaggio contemporaneo.
MATERIA: SINTESI PERFETTA DELLA POETICA FUTURISTA
Umberto Boccioni, Materia, eseguito nel 1912 e completato nel 1913, olio su tela, 226×150 cm, Milano, Collezione Mattioli (dal 2022 in deposito permanente presso il Museo del Novecento a Milano).
Materia, tela di grandi dimensioni dipinta nel 1912, è un ritratto della madre di Boccioni, Cecilia Forlani, figura a cui l’artista è legatissimo, soprattutto dopo l’abbandono della famiglia da parte del padre. Nella sua negazione della ritrattistica tradizionale, l’opera rappresenta un punto chiave non solo all’interno del percorso di Boccioni ma dell’intera poetica futurista, configurandosi come una sintesi perfetta dei principi del movimento.
Il dipinto ritrae la madre dell’artista con le mani conserte in grembo. Il titolo, Materia, non è casuale: etimologicamente legato a “madre” (dal latino mater), l’opera eleva la figura materna a simbolo di una totalità cosmica, una divinità generatrice. La madre non è semplicemente posta davanti a un panorama, ma fonde il suo corpo con il paesaggio urbano retrostante. Dal suo petto e attorno a lei si diramano elementi architettonici, ciminiere, linee di forza e persino accenni di figure dinamiche (come un cavallo sulla sinistra, che anticipa l’opera Elasticità), a dimostrazione che il soggetto e l’ambiente circostante si influenzano e si modificano a vicenda.
Boccioni supera qui il divisionismo delle origini e adotta una scomposizione dei piani derivata dal Cubismo, che gli permette di mostrare simultaneamente il volto della madre di fronte e di profilo. Le mani della donna, ingigantite e possenti, sono rappresentate con una distorsione prospettica, come se fossero riflesse in uno specchio convesso, per esprimere forza e scultoreità.
L’opera esplora il “dinamismo plastico”, concetto centrale della poetica di Boccioni che mira a fondere la vibrazione cromatica impressionista con la solidità dei volumi cubisti. Attraverso l’uso di colori accesi e pennellate filamentose, l’artista rende visibile l’energia in azione, facendo vibrare la materia solida.
DA HUB SCUOLA
- Sul Futurismo
- La storica dell’arte Irene Baldriga esplora temi e stili del Futurismo e delle Avanguardie russe
- Lezioni d’autore con la storica dell’arte Irene Baldriga – Come leggere il Futurismo a partire da Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni
PROPOSTE DI PERCORSI INTERDISCIPLINARI
Proponi ai tuoi studenti un lavoro interdisciplinare tra fisica e arte per analizzare come le scoperte della fisica del Novecento abbiano influito sul linguaggio degli artisti del Novecento, tra i quali lo stesso Boccioni. Puoi trarre spunto per questo lavoro dall’interessante articolo di Maria Teresa Roberto, “L’Âge atomique, l’arte rompe il guscio della materia, l’occhio è nudo” (“Il Manifesto”, 24/11/2024), nello specifico da questa citazione:
“Umberto Boccioni descrive elettroni che «roteano nell’atomo a diecine di migliaia, separati gli uni dagli altri come i pianeti del sistema solare». Mentre Hilma af Klint configura le sue variazioni in forma di composizioni di tasselli quadrati, Boccioni utilizza una metafora astronomica per suggerire la circolarità di traiettorie concentriche che sarebbe di lì a poco diventata canonica nella visualizzazione dell’atomo, a partire dal disegno della struttura interna del radio pubblicato da Niels Bohr nel 1923”
PER APPROFONDIRE
- Lettura guidata dell’opera Materia di Umberto Boccioni da Opera Rossa di Laura Colombo, Agnese Dionisio, Nicoletta Onida, Giuseppina Savarese Sansoni per la Scuola.
- Umberto Boccioni da Opera Mondo di Laura Colombo, Agnese Dionisio, Nicoletta Onida, Giuseppina Savarese Sansoni per la Scuola 2026.
- Per approfondire la vita e la vicenda artistica del maestro del Futurismo, raccontate da storici ed esperti in un viaggio fra le sale del Palazzo Reale di Milano, si veda il documentario su Rai Play Umberto Boccioni – L’ansia del nuovo.
- Futurista, pittore, scrittore e scultore. Un’immersione nelle sperimentazioni visive di Umberto Boccioni, in cui lo slancio verso la rappresentazione fisica del movimento e i rapporti fra oggetti e spazio hanno influenzato le sorti della pittura del XX secolo.