Napoli in 4 giorni: itinerario tra mare, Vesuvio e luoghi insoliti - Le avventure di Anna Pernice - Travel Fashion Tips

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Ci sono città che scegli di visitare, e poi c’è la città che ti sceglie ancora prima di nascere. Per me Napoli è questo. È casa, ma non solo.

Le sue strade sono quelle dove sono cresciuta, i suoi profumi fanno parte dei miei ricordi più lontani e il rumore del mare è una colonna sonora che conosco da sempre.

Eppure, ogni volta che torno da un viaggio, riesce ancora a sorprendermi.

Forse perché Napoli è una città che cambia continuamente, non rinnega mai il suo passato, ma trova sempre un modo nuovo per raccontarlo.

È la città dove sono cresciuta, quella che conosco meglio di qualsiasi altra, eppure ogni volta che ci torno riesce a mostrarmi qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni è cambiata tantissimo: nuovi musei, esperienze immersive, ristoranti contemporanei e luoghi che stanno riscrivendo il modo di vivere la città.

Ed è proprio questo che ho voluto riscoprire questa volta: quattro giorni dedicati a una Napoli estiva lontana dai luoghi più inflazionati, fatta di esperienze, scorci inaspettati e nuove aperture che raccontano una città sempre più viva, creativa e internazionale. Un itinerario incentrato su tre elementi chiave della città: Mare, Magma, Metamorfosi: tre coordinate narrative per raccontare Napoli come capitale culturale mediterranea contemporanea.

Perché chi pensa di conoscere Napoli solo perché ha visto Spaccanapoli o mangiato una pizza… in realtà ne ha conosciuta solo una piccola parte.

Dove dormire a Napoli: il Grand Hotel Oriente

Il viaggio parte da qui, da via Diaz, nel cuore pulsante della città, a due passi da Spaccanapoli e dal centro storico. Il Grand Hotel Oriente è stato il mio punto di partenza e di ritorno per queste quattro giornate: un indirizzo storico, elegante senza essere ingessato, perfetto come base per chi vuole muoversi a piedi tra i quartieri più autentici di Napoli e allo stesso tempo trovare, la sera, un rifugio silenzioso in cui tornare. La posizione è ideale per raggiungere a piedi i principali monumenti, i Quartieri Spagnoli, il porto Beverello e la metropolitana. Inoltre dispone di camere eleganti e di una terrazza panoramica perfetta per iniziare o concludere la giornata con vista sulla città.

Dopo il check-in e un primo giro tra i vicoli per riprendere confidenza con la città, la prima serata si apre con una cena di benvenuto da Ristorante DesChevaliers, all’interno dell’Hotel De Bonart Naples, Curio Collection by Hilton. Un ambiente elegante e curato  perfetto per iniziare il viaggio con un brindisi e i primi racconti su cosa ci aspetterà nei giorni successivi.

Napoli vista dal mare

Ho deciso di ricominciare da dove tutto è iniziato. Dal mare. Perché Napoli, prima ancora di essere una città, è un golfo.

Salire su un catamarano e osservare il profilo della città dall’acqua è quasi un esercizio di prospettiva. Con Queen Tortuga ho navigato il Golfo di Napoli lasciandomi alle spalle il porto: da qui il Castel dell’Ovo sembra galleggiare, Posillipo mostra tutta la sua eleganza discreta, la Gaiola e Nisida compongono un paesaggio naturale ancora incredibilmente integro, e il Vesuvio domina la scena con quella presenza silenziosa che accompagna ogni giornata dei napoletani.

Mi ha fatto sorridere pensare che spesso chi arriva qui corre subito nei vicoli del centro storico, ignorando che la prospettiva più bella della città è proprio dal mare.

Rientrata in porto, l’aperitivo e il pranzo si sono svolti in un luogo che custodisce un pezzo di storia sportiva e sociale della città: il Circolo Canottieri Savoia, affacciato direttamente sul golfo. Un posto elegante e rilassato allo stesso tempo, dove il tempo sembra scorrere più lentamente, cullato dal via vai delle barche a vela.

La città verticale

Un’altra esperienza che consiglio a chi pensa di conoscere già Napoli è salire sui tetti del Duomo.

Il percorso “500 Cupole”, in via Duomo, è una delle aperture più interessanti degli ultimi mesi e permette di attraversare camminamenti normalmente chiusi al pubblico fino a raggiungere i tetti della Cattedrale.

Da lassù Napoli cambia completamente volto.

Non vedi più soltanto monumenti, ma vedi una città costruita strato dopo strato: cupole, terrazze, panni stesi, campanili, vicoli e il mare sullo sfondo.

È una fotografia perfetta dell’anima napoletana: caotica solo in apparenza, incredibilmente armoniosa se impari a guardarla dall’alto.

La giornata si chiude in un altro angolo iconico della città: cena alla Pizzeria Diego Vitagliano, a Santa Lucia. Mangiare una pizza qui, con il Vesuvio che si intravede oltre le finestre e Castel dell’Ovo poco distante, resta uno dei riti più belli che si possano vivere a Napoli, anche quando la si racconta ormai da anni.

Il vulcano che continua a raccontarci chi siamo

E ovviamente, non esiste Napoli senza il Vesuvio. Lo guardiamo ogni giorno quasi senza accorgercene, ma salirci è un’altra cosa.

Con un van privato siamo partiti la mattina presto dall’hotel alla volta del Parco Nazionale del Vesuvio, per un trekking fino al cratere. Camminare fino in cima significa capire quanto il vulcano abbia influenzato ogni aspetto della vita di questo territorio. Non soltanto il paesaggio. Anche il vino, l’agricoltura, i sapori, la cultura.

Dalla cima il panorama è semplicemente immenso: il Golfo si apre davanti ai nostri occhi a 360 gradi e Napoli sembra quasi fragile, piccola, eppure incredibilmente viva.

Scendendo dal vulcano mi sono fermata in una vigna sulle pendici del Vesuvio: Vigna delle Rose – Casa Setaro, un’azienda che racconta la produzione vinicola ed enologica del territorio attraverso specialità locali e una degustazione di vini e olio vulcanici.

Qui il terreno nero racconta meglio di qualsiasi libro il legame tra fuoco e fertilità.

Assaggiare un vino nato su una terra vulcanica significa bere un pezzo di storia. E a Napoli i vini vulcanici, come il Lacryma Christi, raccontano l’anima di un territorio e di un popolo che, nonostante le avversità, cerca sempre di superarle — quasi come la sfida di coltivare la vite su un terreno vulcanico.

Il rito delle anime pezzentelle

Se esiste un luogo capace di raccontare davvero l’identità più profonda di Napoli, quello è il Cimitero delle Fontanelle.

Non è una semplice visita.

È un viaggio dentro il rapporto unico che questa città ha sempre avuto con la vita e con la morte.

Un luogo rimasto chiuso per anni e finalmente restituito alla città. Qui si trovano migliaia di teschi custoditi nelle cave di tufo, che raccontano una tradizione antichissima fatta di devozione popolare, memoria e rispetto: il rituale delle anime pezzentelle. Non si tratta di un semplice ossario, ma di un luogo di culto e celebrazione che racconta l’anima più viva dei napoletani: l’usanza di “adottare” i teschi di sconosciuti per richiedere grazie e favori. Un rituale tanto incredibile quanto autentico.

Entrando qui si percepisce subito un’atmosfera diversa. Non inquietante. Piuttosto intensa.

Napoli ha sempre trasformato anche il dolore in cultura.

Ed è forse questo uno dei motivi per cui riesce sempre a emozionare.

La giornata si chiude con la cena al Ristorante Essencia, dopo una giornata intensa a cavallo tra natura, spiritualità e vino: il modo giusto per lasciare decantare, anche dentro di sé, tutto quello che si è visto.

Una città che continua a reinventarsi

Negli ultimi anni Napoli è cambiata tantissimo.

Sono nati nuovi spazi culturali, hotel di design, ristoranti contemporanei e progetti che stanno trasformando il volto della città senza snaturarla.

Uno dei luoghi che più mi ha colpita è Il Cartastorie, il museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli.

Un posto capace di raccontare secoli di vita quotidiana attraverso antichi documenti bancari.

Può sembrare insolito, e invece è uno dei musei più emozionanti che abbia visitato, perché dietro quei registri ci sono storie vere, persone, famiglie, artigiani, artisti.

È una Napoli raccontata da un punto di vista completamente diverso. Ed è proprio questo che oggi rende la città così interessante. Ogni volta che pensi di averla capita, scopri una nuova prospettiva.

Prima di lasciare il centro storico,  on dimenticare di fare una tappa al Chiostro di Santa Chiara, uno dei luoghi che più amo della città. Ogni volta provo la stessa sensazione: fuori il traffico, il vociare dei vicoli e l’energia travolgente di Napoli; dentro un’oasi di pace fatta di colonne rivestite di maioliche, pergolati e alberi di agrumi. È difficile credere che esista un luogo così silenzioso nel cuore della città.

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Anna Pernice