Dal 2021 le pensioni anticipate in Veneto sono diminuite di un quarto (e quelle di vecchiaia sono cresciute dello stesso valore)
Spi Cgil: «La precarietà genera pensioni sempre più povere. E il governo che aveva promesso di abolire la Fornero ha invece abrogato le misure per la flessibilità in uscita»
Venezia, 6 agosto 2026. Tecnicamente si chiama “flessibilità in uscita”. Che in termini previdenziali rappresenta, di fatto, la possibilità per il lavoratore di “ritirarsi” prima di raggiungere la pensione di vecchiaia, prima cioè di compiere 67 anni.
Un valore aggiunto inestimabile, non c’è dubbio. In grado di regalare un po’ di tempo libero a chi, comunque, ha sacrificato gran parte della propria vita per portare il pane in tavola, per sostenere la famiglia.
Anche in Veneto, però, come nel resto d’Italia seppur in forme diverse, l’uscita anticipata dal lavoro (in media attorno ai 61 anni) è una prerogativa sempre meno utilizzata dal lavoratore stesso, come dimostrano in modo molto netto i dati dell’Inps elaborati dallo Spi Cgil del Veneto e riferiti proprio ai flussi di pensionamento nella nostra regione.
Cosa succede infatti in Veneto? È presto detto. Partendo dall’anno post pandemia, il 2021, vediamo in modo chiaro come, col passare del tempo, il ricorso alla pensione anticipata sia crollato sempre più, fotografando in modo emblematico i grandi cambiamenti che hanno travolto e travolgeranno ancora anche il sistema previdenziale della nostra regione.
Nel primo semestre 2021 sono 17 mila i lavoratori veneti che hanno scelto di anticipare il pensionamento. Si tratta di baby boomer – nati nel secondo dopoguerra ed entrati nel sistema produttivo molto giovani, con condizioni economiche e previdenziali favorevoli – e fruitori degli strumenti di uscita anticipata dal lavoro messi in campo per “aggiustare” la legge Fornero. Poco meno di 8 mila e 500, invece, hanno optato per la pensione di vecchiaia.
Nei primi sei mesi del 2026 – sia perché gran parte dei baby boomer è andato in pensione, sia perché il governo Meloni ha abolito alcune fondamentali misure di flessibilità come Quota 103 e Opzione donna – si registrano dati decisamente diversi.
Il numero di pensioni anticipate in Veneto è sceso a 13.099, con un crollo del 23%. Compensato dall’aumento delle pensioni di vecchiaia, circa 10 mila e 500, un balzo del 24,5%.
Guardando ai singoli settori, fra i dipendenti pubblici si rileva la versione di tendenza più marcata, dato che si passa dalle 2.137 pensioni anticipate del primo semestre 2021 alle 1.205 dello stesso periodo del 2026, con un calo del 43,6%. Quelle di “vecchiaia” crescono addirittura dell’85%.
Fra gli autonomi le anticipate scendono del 26% mentre il numero di quelle di vecchiaia sale di oltre il 12%.
Nel settore privato i lavoratori che sono usciti prima dei 67 anni nel primo semestre 2026 sono il 16% in meno confronto ai primi sei mesi del 2021, mentre le pensioni di vecchiaia sono cresciute di un terzo.
A livello di genere i dati la dicono lunga sulle dinamiche che hanno coinvolto le lavoratrici donne rispetto agli uomini in Veneto. Fra le prime, infatti, il ricorso alla pensione anticipata tra il primo semestre del 2021 e quello del 2026 è diminuito del 29,4%, fra i maschi “solo” del 19,5%. Per entrambi i generi, invece, l’utilizzo dell’uscita a 67 anni si è incrementato di circa un quarto.
«Stiamo assistendo al cambiamento epocale del nostro sistema previdenziale -. afferma preoccupato Alessandro Chiavelli, della segreteria dello Spi Cgil del Veneto -. Il governo che ha promesso di abolire la legge Fornero e favorire la flessibilità in uscita sta facendo l’esatto contrario. Non solo non ha abolito la Fornero, ma è pure intervenuto eliminando i correttivi introdotti successivamente proprio sul fronte della mobilità in uscita. La situazione è dunque questa. I baby boomer, che hanno iniziato a lavorare molto giovani con condizioni economiche e previdenziali più favorevoli, sono i maggiori fruitori della pensione anticipata. Ma ormai il loro numero, che risulta molto alto in Veneto (fra le poche regioni in cui le pensioni anticipate sono ancora superiori a quelle di vecchiaia), si sta esaurendo. Tanti di quelli che vanno in pensione ora e ancora più fra qualche anno, arrivano da lavori precari, discontinui. Sono soggetti quasi tutti al regime contributivo, anche se di contributi ne hanno versati pochi, proprio perché figli del cosiddetto “lavoro povero”. Questi lavoratori difficilmente riusciranno a raggiungere i requisiti per la pensione anticipata. Comunque, così come succede molto spesso già oggi, a causa dell’ammontare dell’assegno pensionistico maturato si tende a lavorare e versare contributi qualche anno in più per avere un importo più dignitoso. Se contiamo poi che nel 2026 dal governo sono state accantonate Quota 103 e Opzione donna, capiamo perché questi numeri siano così eclatanti. Insomma, è necessario istituire un tavolo nazionale con tutte le parti coinvolte per discutere di una riforma complessiva del sistema previdenziale che tenga conto delle condizioni del mercato del lavoro attuale, sempre più povero e precario, quindi completamente diverso da quello di trent’anni fa».
| Categoria | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 | 2025 | 2026 |
| Vecchiaia | 8.396 | 8.607 | 9.200 | 9.884 | 10.158 | 10.457 |
| Anticipata | 17.001 | 18.228 | 16.244 | 15.370 | 13.732 | 13.099 |
| Invalidità | 1.541 | 1.519 | 1.745 | 1.740 | 1.846 | 1.565 |
| Superstiti | 12.078 | 10.752 | 10.221 | 9.780 | 9.851 | 9.016 |
| Assegni Sociali | 1.373 | 1.477 | 1.695 | 1.728 | 1.791 | 1.788 |
| Totale | 40.389 | 40.583 | 39.105 | 38.502 | 37.378 | 35.925 |