Caporalato e traffici della malavita, il MLAC affronta ferite e antidoti presenti nei Paesi del Mediterraneo - Azione Cattolica Italiana

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L’ex magistrato Dinapoli, Davide Pati (LIBERA) e il già direttore della Caritas diocesana di Bari-Bitonto Bruno Mitrugno hanno offerto significative riflessioni sulle tematiche proposte.

Nell'ambito di "Orizzonti Mediterranei"

Dalle tante ferite del Mediterraneo possono generarsi percorsi di memoria e di giustizia. È la tematica scelta dal Movimento Lavoratori di AC (MLAC) nella giornata di “Orizzonti Mediterranei” dedicata ai singoli settori, all’ACR e ai Movimenti. Accompagnati nella riflessione dall’ex magistrato Marco Dinapoli della DDA di Bari, da Davide Pati di LIBERA e dal già direttore della Caritas diocesana di Bari-Bitonto Bruno Mitrugno, nella plenaria ci si è soffermati dapprima sulla drammatica piaga del caporalato, che tante lacrime, sudore e sangue comporta nei braccianti, a vantaggio dei “caporali” e di quegli imprenditori malviventi che si arricchiscono, approfittandosi di un bisogno di lavoro delle persone. Uno sciacallaggio sulla pelle dei più deboli e invisibili, agevolato e amplificato dall’immigrazione clandestina. Uno sciacallaggio che favorisce l’illegalità del lavoro nero e sottopagato, in condizioni disumane inaccettabili che mettono in pericolo la vita dei lavoratori. “I braccianti – ha spiegato l’ex giudice – mi descrivevano tutto in udienze che finivano a notte fonda. Ai braccianti che chiedevano un po’ d’ombra  per ripararsi dal sole durante la raccolta delle olive, il barone rispose di no perché non voleva sacrificare gli alberi di ulivo per dare sollievo ai lavoratori. Tanto da dire che le piante di ulivo avevano più valore delle persone umane”.

Oltre che di lavoro dignitoso e di sicurezza sul lavoro, s’è parlato anche delle organizzazioni criminali, con i loro tanti traffici (in droga, armi e persone), di beni confiscati alle mafie, della devastazione ambientale e dell’economia che uccide. Affiancando a questa denuncia, come ricordava il vescovo di Bari-Bitonto mons. Giuseppe Satriano, anche l’annuncio di speranza, dato dagli esempi della cooperativa sociale “Pietra di scarto” di Cerignola (nata come gesto concreto del Progetto Policoro su un bene confiscato), della legge Rognoni-Pio La Torre sul riutilizzo sociale dei beni confiscati e dell’accoglienza fraterna che, a Bari e Brindisi, gli abitanti del posto diedero nei primi anni ’90 agli albanesi sbarcati nei porti. E proprio pensando ai migranti che si sono riversati in massa a Ceuta, lo storico direttore della Caritas diocesana barese racconta che l’emozione è sempre la stessa, anche se sono passati tanti anni. Anzi, nonostante gli anni che sono passati e le motivazioni che cambiano, ci sono persone che scappano da persecuzioni, povertà e fame. “In quel tempo il popolo albanese scappava da un regime comunista che l’opprimeva e che non dava speranza. Adesso i giovani del Marocco e di tante altre nazioni africane cercano soluzioni di vita migliori”. L’incontro è stato moderato dalla segretaria della Delegazione regionale dell’AC Puglia Livia Paola Addante.

Davide Prati (Libera)
Marco Dnapoli
Bruno Mitrugno (Caritas) e Paolo Addante

Nel pomeriggio una simulazione di un laboratorio di progettazione sociale su un ipotetico terreno lasciato in eredità ad una parrocchia ha fatto non solo esercitare i partecipanti con questo strumento, ma ha anche rilanciato il contest “PARROCCHIE ECOLOGICHE 2026”, che vedrà come scadenza per la presentazione dei progetti domenica 8 novembre. Per info e iscrizioni è possibile consultare il sito web contest.azionecattolica.it

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