C’è un momento preciso in cui la vacanza in MTB comincia davvero.
Non è quando si arriva sul sentiero. Non è quando si indossa il casco e si aggancia il primo pedale. Inizia molto prima, quando bisogna decidere come portare la propria mountain bike fino alla destinazione.
Ed è qui che, negli ultimi anni, è cambiato praticamente tutto.
Per molto tempo il trasporto della bicicletta in auto è stato associato a soluzioni abbastanza semplici: portabici sul tetto, sistemi fissati al portellone oppure, per chi disponeva di un gancio traino, i classici portabici posteriori.
Oggi il mercato offre sistemi decisamente più evoluti, pensati non soltanto per trasportare la MTB, ma per farlo con maggiore rapidità, stabilità e attenzione alla sicurezza della bicicletta.
E con l’arrivo delle e-MTB, delle biciclette in carbonio sempre più costose e dei moderni SUV e crossover, il problema è diventato ancora più interessante.
Il portabici non è più un semplice accessorio
Il primo grande cambiamento riguarda la filosofia stessa del trasporto.
Un tempo si acquistava un portabici perché “serviva qualcosa per portare la bici”.
Oggi si sceglie un sistema in funzione della bicicletta, dell’automobile, del numero di mezzi da trasportare e soprattutto del tipo di viaggio.
Una MTB moderna può essere molto più pesante di una bicicletta tradizionale. Una e-MTB può superare facilmente i 20-25 kg e avere dimensioni importanti, mentre telai e componenti in carbonio richiedono particolare attenzione nei punti di fissaggio.
Di conseguenza non basta più chiedersi se il portabici “regge”.
Bisogna capire come regge, dove esercita le forze e quali sono i limiti dichiarati dal costruttore.
Il grande ritorno del gancio traino
Tra le soluzioni oggi più interessanti ci sono sicuramente i portabici posteriori installati sul gancio traino.
Il motivo è semplice: permettono di caricare la bici a un’altezza decisamente più comoda rispetto al tetto e, nella maggior parte dei modelli moderni, consentono di fissare le biciclette in modo molto stabile.
Sono particolarmente apprezzati da chi viaggia con e-MTB e biciclette pesanti.
Molti modelli sono dotati di sistemi basculanti che permettono di inclinare il portabici anche quando le biciclette sono montate, rendendo possibile l’accesso al vano bagagli. Alcuni possono essere ripiegati quando non vengono utilizzati e diversi sistemi integrano già illuminazione e supporto per la targa.
È una soluzione che ha trasformato il portabici da semplice struttura metallica a vero e proprio dispositivo di trasporto progettato attorno alla bicicletta.
Naturalmente occorre rispettare i limiti di peso del portabici, del gancio e dell’automobile e verificare sempre che l’installazione sia conforme alle prescrizioni previste per il veicolo.
E le e-MTB?
Sono probabilmente loro ad aver costretto il settore a fare il salto tecnologico più importante.
Una e-MTB non è semplicemente una MTB più pesante.
Ha un motore, una batteria e componenti che possono rendere il mezzo molto più difficile da sollevare e movimentare.
Per questo alcuni sistemi moderni sono progettati specificamente per biciclette pesanti, con canaline più robuste, sistemi di bloccaggio più ampi e rampe di carico opzionali.
Queste ultime possono sembrare un accessorio secondario.
In realtà, quando bisogna sollevare una e-MTB pesante sul portabici dopo una giornata di pedalate, diventano una comodità enorme.
E soprattutto riducono il rischio di far cadere la bicicletta durante il caricamento.
Il tetto resta una soluzione validissima
Non bisogna però pensare che il portabici sul gancio abbia reso obsolete tutte le altre soluzioni.
Il trasporto sul tetto continua ad avere molti estimatori.
Lascia libero il portellone, permette di mantenere accessibile il bagagliaio e, con sistemi moderni, può offrire un fissaggio estremamente sicuro.
Il problema principale è un altro.
La bici è lassù.
Sembra una banalità, fino a quando si entra in un garage, in un parcheggio coperto o sotto una sbarra.
Il numero di biciclette distrutte perché dimenticate sul tetto dell’auto è probabilmente molto più alto di quanto immaginiamo.
Per questo una buona Guida o un biker esperto sviluppa una piccola routine: prima di partire controlla sempre che la bici sia caricata, prima di arrivare in un’area con altezza limitata la rimuove e, soprattutto, non considera mai il caricamento come un’operazione automatica.
Una novità importante: sistemi più intelligenti
La tecnologia sta entrando anche in questo settore.
I sistemi più moderni utilizzano serrature integrate, indicatori di corretto fissaggio, sistemi di bloccaggio più rapidi e strutture progettate per ridurre vibrazioni e oscillazioni.
Alcuni portabici permettono di bloccare automaticamente il telaio attraverso supporti progettati per evitare il contatto diretto con le parti più delicate della bicicletta.
È un dettaglio particolarmente importante per i telai in carbonio.
Non significa che ogni sistema moderno sia automaticamente migliore.
Significa che oggi abbiamo molte più possibilità di scegliere una soluzione realmente adatta alla nostra bicicletta.
Il problema delle ruote larghe e dei telai moderni
Anche la geometria delle MTB è cambiata.
Pneumatici larghi, telai con tubazioni particolari, forcelle sempre più sofisticate e biciclette con forme molto diverse tra loro hanno reso necessario ripensare i sistemi di fissaggio.
Un portabici progettato vent’anni fa può essere perfettamente funzionante e, allo stesso tempo, poco adatto a una moderna e-MTB.
Prima di acquistare bisogna quindi verificare dimensioni delle ruote, larghezza degli pneumatici, interasse, peso massimo consentito e compatibilità dei sistemi di fissaggio con il telaio.
In particolare, sui telai in carbonio è sempre opportuno seguire scrupolosamente le indicazioni del produttore della bicicletta e del portabici, evitando serraggi improvvisati.
Prima della vacanza, una prova generale
C’è una regola semplicissima che può evitare parecchi problemi.
Mai scoprire come funziona il proprio portabici il giorno della partenza.
Il montaggio andrebbe fatto qualche giorno prima.
Si prova a caricare la bici, si verificano i punti di fissaggio, si controlla che il portellone o il bagagliaio siano accessibili e si effettua una breve prova su strada.
Anche il comportamento dell’automobile può cambiare.
Con biciclette sul tetto aumenta l’altezza e cambia l’aerodinamica. Con un portabici posteriore aumenta la lunghezza complessiva e può cambiare la percezione degli ingombri durante le manovre.
Sono aspetti banali fino a quando non diventano un problema.
La MTB deve arrivare alla vacanza nelle stesse condizioni in cui è partita
Il trasporto è una fase del viaggio a tutti gli effetti.
Una bicicletta caricata male può subire vibrazioni, urti, contaminazioni da sporco e acqua e, nei casi peggiori, danni a telaio e componenti.
Per questo la preparazione della bici dovrebbe comprendere anche il trasporto.
Pulire le zone di contatto, proteggere i punti delicati quando previsto dal sistema, rimuovere gli accessori che potrebbero cadere o danneggiarsi e controllare nuovamente la bici una volta arrivati a destinazione sono piccole operazioni che richiedono pochi minuti.
Ma quei minuti possono valere una vacanza intera.
Il consiglio delle Guide: scegliere il sistema, non il prezzo
La tentazione di acquistare il portabici più economico è comprensibile.
Ma quando sopra ci mettiamo una MTB da migliaia di euro, il ragionamento dovrebbe essere diverso.
Il portabici è parte integrante del sistema di sicurezza del viaggio.
Per questo è importante valutare qualità costruttiva, compatibilità con la propria automobile e con la propria bicicletta, capacità di carico, facilità di utilizzo, sistemi antifurto e assistenza del produttore.
Le Guide dell’Accademia Nazionale del Ciclismo conoscono bene questa parte apparentemente “fuori dal sentiero” della vita del biker.
Perché accompagnare una persona in MTB significa anche insegnarle che l’avventura comincia molto prima di arrivare sul trail.
E oggi, con biciclette sempre più sofisticate e automobili sempre più tecnologiche, trasportare bene la propria MTB è diventato quasi una disciplina nella disciplina.
La vacanza comincia quando chiudiamo il portellone.
E sarebbe un peccato arrivare a destinazione con una bici danneggiata ancora prima di aver percorso il primo chilometro di sentiero.