Tra conflitto e cooperazione: Terzo settore associativo e cooperazione sociale nelle comunità territoriali e nello spazio mediale
Tra conflitto e cooperazione è un’articolo di Andrea Volterrani sul sito web rivistaimpresasociale.it di cui riportiamo una sintesi.
L’articolo di Andrea Volterrani analizza il rapporto tra le due principali “anime” del Terzo settore italiano: il mondo associativo (OdV, Aps e altre associazioni) e la cooperazione sociale. L’idea centrale è che queste due realtà, pur avendo caratteristiche e modalità operative diverse, non debbano essere considerate concorrenti: le loro differenze possono diventare una risorsa per l’innovazione sociale e democratica.
Il Terzo settore associativo è caratterizzato soprattutto da volontariato, partecipazione dal basso, relazioni di prossimità e cittadinanza attiva. La cooperazione sociale, invece, ha una struttura più professionalizzata e imprenditoriale e svolge un ruolo importante nell’organizzazione dei servizi di welfare. La prima porta soprattutto radicamento territoriale, fiducia e partecipazione; la seconda offre competenze, continuità organizzativa e sostenibilità economica.
L’autore sottolinea però che il rapporto tra queste realtà è spesso caratterizzato da conflitti e tensioni. Le associazioni possono privilegiare la gratuità e la spontaneità, mentre le cooperative devono confrontarsi con contratti, bandi, professionalizzazione e sostenibilità economica. Secondo l’articolo, tuttavia, il conflitto non deve essere eliminato: se gestito attraverso il dialogo e la partecipazione, può diventare un motore di apprendimento, innovazione e sviluppo della comunità.
La liminalità, tra conflitto e cooperazione, come spazio fondamentale di cooperazione
Un concetto fondamentale è quello di “liminalità”: gli spazi e le situazioni di confine, caratterizzati contemporaneamente da vulnerabilità e possibilità di cambiamento. In questi territori, spesso segnati da marginalità sociale ed economica, associazioni e cooperative possono diventare infrastrutture di connessione tra cittadini, istituzioni e territorio.
Un altro tema centrale è quello della comunicazione e della mediatizzazione. I media digitali non sono più soltanto strumenti per raccontare ciò che accade, ma sono veri e propri ambienti nei quali si costruiscono relazioni, identità e conflitti. Per questo il Terzo settore dovrebbe sviluppare una maggiore capacità di auto-raccontarsi, evitando le rappresentazioni stereotipate del volontario come “eroe” o delle persone fragili come semplici beneficiarie di aiuto.
Serve un “ecosistema partecipativo e ibrido”
L’articolo propone quindi un modello di “ecosistema partecipativo e ibrido”, nel quale partecipazione fisica e digitale si integrano. Questo modello si basa su quattro elementi principali:
Reti territoriali miste, formate da associazioni, cooperative, enti pubblici, scuole e cittadini.
Piattaforme digitali di partecipazione, che estendono e rafforzano le relazioni territoriali.
Attivatori di comunità, figure capaci di facilitare il dialogo e costruire fiducia.
Valutazione partecipata, che permette alla comunità di riflettere insieme sui risultati ottenuti.
L’autore evidenzia comunque diverse criticità: la maggiore disponibilità di risorse e competenze delle cooperative rispetto alle associazioni, la competizione per i finanziamenti, la burocratizzazione della co-programmazione, la frammentazione delle reti, la difficoltà di comunicare efficacemente il proprio impatto sociale e il problema del ricambio generazionale.
Tesi centrale
In sintesi, l’articolo sostiene che il futuro del Terzo settore non consiste nella scelta tra volontariato e impresa, spontaneità e professionalità, associazionismo e cooperazione, ma nella loro integrazione.
Il conflitto, se affrontato attraverso ascolto, fiducia e comunicazione, può diventare una risorsa. L’obiettivo è costruire un ecosistema civico comunitario nel quale associazioni e cooperative collaborino alla co-produzione del bene comune, rafforzando i legami sociali e la partecipazione democratica.
In una frase:
Il Terzo settore può diventare un laboratorio di innovazione democratica quando associazionismo e cooperazione sociale trasformano le proprie differenze e i propri conflitti in occasioni di collaborazione, apprendimento e costruzione condivisa delle comunità.