Collasso Rsa, Spi Cgil Verona condivide con il Comune: “Sistema strangolato dall'immobilismo di Governo e Regione” - SPI CGIL Veneto

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Verona, 14 agosto 2026 – “In assenza delle riforme necessarie al settore, l’attuale crisi della non autosufficienza ha un solo sbocco inevitabile: il collasso delle Rsa sotto il peso delle sentenze di Cassazione che sollevano le famiglie da alcuni costi giustamente attribuiti al pubblico; oppure il collasso dei Comuni, chiamati in causa indirettamente a fronte della latitanza di risposte da parte delle aziende sanitarie. O di entrambi”.

Così il segretario generale Spi Cgil Adriano Filice, che concorda con “l’analisi offerta in questi giorni dall’assessore al Bilancio del Comune di Verona, Michele Bertucco, sulla ‘tempesta perfetta’ che si sta abbattendo sugli enti locali a seguito delle sempre più numerose sentenze di Cassazione che indicano, senza ombra di dubbio, il pubblico come pienamente responsabile della degenza degli anziani non autosufficienti gravi”.

Bertucco evidenzia una realtà che come Spi Cgil Verona sosteniamo da tempo – spiega Filice la crisi non è un’emergenza improvvisa, ma la logica conseguenza di un sistema schiacciato tra due precisi, ultra-decennali, immobilismi istituzionali, che hanno finito per scaricare i costi sulle famiglie e, in prospettiva, sui Comuni: da un lato il Governo nazionale, che ha lasciato la riforma della non autosufficienza priva di risorse e di regole chiare sulla compartecipazione ai costi; dall’altro l’immobilismo della Regione Veneto, che in 25 anni non ha mai approvato la riforma delle Ipab e continua a mantenere contingentato il numero delle impegnative di residenzialità”.

Ma occorre dirlo con chiarezza: – precisa il Segretario le sentenze non stanno creando il problema, stanno soltanto facendo emergere una criticità che la politica nazionale e regionale non ha voluto risolvere. Quando prestazioni sociali e sanitarie sono strettamente integrate e la componente sanitaria assume carattere prevalente, non si può continuare a considerare la persona non autosufficiente semplicemente come un “ospite” al quale presentare il conto. L’assistenza è un diritto che va coperto dal Servizio Sanitario, e non un costo da scaricare sui bilanci dei Comuni o sui risparmi delle famiglie“.

Ci sono responsabilità precise e vanno chiamate con il loro nome” incalza Filice. “A livello nazionale, dopo decenni di attesa, la riforma della non autosufficienza non è stata accompagnata dalle risorse necessarie a costruire un vero sistema pubblico universale. Mancano ancora certezze sui diritti concretamente esigibili, sulle prestazioni da garantire e sulle responsabilità finanziarie dei diversi livelli istituzionali. Una legge senza finanziamenti sufficienti rischia di rimanere una riforma sulla carta”.

Ma altrettanto pesanti sono le responsabilità della Regione Veneto: da oltre venticinque anni non viene completata la riforma delle Ipab; il numero delle impegnative continua a essere insufficiente rispetto alla domanda; il loro valore non copre adeguatamente la crescente intensità assistenziale e sanitaria delle persone accolte nelle strutture. Non siamo quindi davanti a una fatalità: siamo davanti alle conseguenze di precise scelte e di altrettanto precise non-scelte”.

La gravità della situazione trova riscontro nei dati del territorio veronese dove si contano oltre 1.800 anziani in lista d’attesa per un’impegnativa” evidenza Filice. “Senza la quota sanitaria regionale, le famiglie arrivano a sostenere rette superiori ai 3.000 euro al mese, una cifra insostenibile rispetto all’importo medio delle pensioni. L’intervento straordinario da 400 mila euro messo in campo dal Comune di Verona è una misura apprezzabile, che abbiamo pubblicamente elogiato, ma può soltanto tamponare i casi più critici, non può sostituire la programmazione sociosanitaria”.

Per sbloccare la situazione, lo Spi Cgil Verona indica le priorità immediate su entrambi i fronti istituzionali: a livello nazionale occorre finanziare adeguatamente la riforma della non autosufficienza e definire con precisione i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali esigibili in tutto il Paese. A livello regionale è indispensabile aumentare il numero e l’importo delle impegnative, superare la quota ferma a 52 euro al giorno e approvare finalmente la legge di riforma delle Ipab.

Serve pragmatismo e responsabilità – conclude Filice –. Governo e Regione devono uscire dall’attesa e definire con chiarezza chi paga e cosa, perché solo così si tutelano gli anziani e si dà certezza ai Comuni e alle strutture”.

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