Il modello delle 4D nel quadro di riferimento per la competenza nell’Intelligenza Artificiale | Rizzoli Education

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Gli strumenti di intelligenza artificiale sono ormai entrati nella pratica quotidiana della maggioranza delle persone, non esclusi docenti e studenti. A questo punto quindi  la domanda si sposta dal «conviene usarli?» al «come usarli bene?». Ed è a questo secondo quesito che prova a rispondere il modello delle 4D, sviluppato dai professori Rick Dakan e Joseph Feller. Dakan e Feller hanno creato, in collaborazione con Anthropic,  un “AI Fluency Framework” per esplorare i possibili collegamenti tra l’intelligenza artificiale, la creatività, l’innovazione e l’insegnamento.  Il nocciolo della questione ricalca quello emerso con la diffusione dei computer alcuni anni fa: per utilizzare “bene” una macchina e una tecnologia servono delle competenze, non bastano le conoscenze e le abilità. Per questo, così come utilizzare un computer non significa solo “saper fare un bel power point”,  allo stesso modo saper collaborare con l’IA non significa solo saper scrivere il comando giusto, un bel prompt, ma è necessario padroneggiare competenze distinte che rendono il lavoro con la macchina efficace, efficiente, etico e sicuro. Non a caso il DigComp (Digital Competence Framework for Citizens) che è il quadro di riferimento europeo ufficiale che descrive le conoscenze, le abilità e gli atteggiamenti necessari per usare le tecnologie digitali in modo sicuro, critico e responsabile, nella versione 3.0 ha integrato le competenze legate all’intelligenza artificiale e ai nuovi scenari digitali.

Secondo Dakan e Feller la differenza tra chi usa l’IA con consapevolezza e chi la subisce sta nelle 4 competenze di  Delegation, Description, Discernment, Diligence

Delega. È la competenza che permette di decidere che cosa affidare alla macchina e che cosa tenere per sé. Possiamo delegare alla macchina la riformulazione di un testo, la generazione di varianti di un esercizio per presentare in più modi diversi lo stesso tema, la sintesi di un documento… Al contrario la valutazione, la gestione delle relazioni educative, le decisioni che richiedono responsabilità (e molto altro), restano competenze umane. Delegare bene vuol dire riconoscere questa differenza.

Descrizione. È l’arte di comunicare all’IA che cosa si vuole. Per costruire un buon prompt è importante definire  il contesto, i vincoli, la forma di una buona risposta. Descrivere bene  è la capacità di rendere esplicito ciò che si ha in mente.

Discernimento. È la valutazione critica di ciò che torna indietro: giudicare qualità e accuratezza, riconoscere eventuali pregiudizi, accorgersi quando una risposta ben formulata è in realtà sbagliata, incompleta o solo plausibile. Per chi insegna è un terreno familiare, dobbiamo impegnarci a “correggere i compiti” dell’IA come se fossero quelli di un alunno, mettendo quindi in conto che può sbagliare, anche se lo fa “con sicurezza”. Le due competenze di descrizione e discernimento lavorano in sinergia: si chiede, si valuta, si corregge la richiesta, si riprova.

Diligenza. È la responsabilità su ciò che si fa con l’IA e su come lo si fa: trasparenza nell’uso, attenzione alla privacy, verifica delle fonti, consapevolezza. La diligenza rende l’utilizzo dell’AI sicuro ed etico, è quindi una competenza fondamentale per l’insegnante, anche come esempio per gli studenti, che imparano a usare “bene” questi strumenti anche osservando come li usano gli adulti attorno a loro. 

I due studiosi insistono poi sul privilegiare l’augmentation sull’automation, cioè lavorare con l’IA come partner di pensiero anziché affidarle il lavoro per intero. Applicato alla didattica significa usare l’IA per progettare un percorso, costruire materiali coerenti o immaginare prove di verifica autentiche, mantenendo però sempre la regia in mano, perché solo l’insegnante può valutare cosa davvero sia funzionale nel proprio contesto e cosa al contrario sia inutile. 

L’aspetto forse più rassicurante è che nessuna di queste competenze richiede una formazione tecnica: sono capacità di giudizio, comunicazione e responsabilità che gli insegnanti esercitano con competenza ogni giorno, semplicemente vengono applicate a uno strumento nuovo, che non va demonizzato ma utilizzato con intelligenza (umana).

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Andrea Padovan