Il socialismo torna nelle piazze. E da qui deve ripartire il centrosinistra - Partito Socialista Italiano

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di Enzo Maraio

Sabato 5 settembre saremo in cento piazze italiane, da Nord a Sud. Dopo un intero agosto trascorso tra iniziative, incontri, adesioni e mobilitazione sui territori, daremo vita a una delle più grandi mobilitazioni socialiste della Seconda Repubblica. Non è soltanto un dato organizzativo. È, prima di tutto, un fatto politico. In questi mesi abbiamo scelto una strada precisa: tornare tra le persone e partire dai problemi concreti. Mentre troppo spesso la politica discute di formule, leadership, equilibri e candidature, noi abbiamo provato a rimettere al centro le questioni che incidono ogni giorno sulla vita degli italiani. Lo abbiamo fatto avanzando tre proposte su giovani, casa e lavoro autonomo. Vogliamo istituire un Fondo nazionale per i giovani, finanziato anche attraverso un contributo di equità dei grandi colossi del web, per investire in ricerca, università, startup, innovazione e nuove competenze. Vogliamo un grande Piano Casa che utilizzi anche una quota degli extraprofitti di banche e assicurazioni per sostenere i mutui delle giovani coppie, recuperare il patrimonio immobiliare pubblico e aumentare l’offerta abitativa, sostenendo anche gli studenti alle prese con affitti ormai insostenibili. E vogliamo intervenire sul lavoro autonomo, riformando il sistema degli acconti fiscali. Partite Iva e liberi professionisti non possono continuare a essere considerati un bancomat dello Stato. Serve un sistema più semplice, sostenibile ed equo, capace di alleggerire una pressione fiscale che troppo spesso diventa un ostacolo al lavoro e alla crescita. Sono tre proposte diverse, ma hanno un filo comune: restituire futuro e sicurezza a chi oggi rischia di non averne. Per questo le cento piazze del 5 settembre hanno un significato che va oltre Avanti Psi. Dimostrano che esiste ancora uno spazio politico e sociale per un socialismo moderno, riformista e popolare. Un socialismo che non vive soltanto della propria storia, per quanto straordinaria, ma prova a costruirne una nuova. Tornare nelle piazze significa anche ricostruire organizzazione, comunità e partecipazione. Significa ascoltare prima di parlare. Significa ricordare che un partito esiste davvero quando riesce a stare nei territori e quando trasforma i bisogni delle persone in proposte politiche. È anche il contributo che vogliamo portare alla costruzione dell’alternativa alla destra. Al centrosinistra diciamo da tempo una cosa semplice: prima dei nomi vengono le idee. Prima di discutere chi debba guidare la coalizione, dobbiamo spiegare agli italiani perché dovrebbero sceglierla. Su quale idea di lavoro, di welfare, di sviluppo, di libertà e di giustizia sociale vogliamo costruire il futuro del Paese? L’alternativa non nasce nei vertici e non si costruisce sommando sigle. Nasce quando una coalizione riesce a riconnettersi con pezzi di società che hanno smesso di sentirsi rappresentati dalla politica. I giovani che non riescono a immaginare il proprio futuro. Le famiglie per le quali comprare o affittare una casa è diventato proibitivo. I professionisti e i lavoratori autonomi che ogni giorno producono reddito e occupazione ma troppo spesso si sentono soli davanti allo Stato. Il lavoro dipendente che ha perso potere d’acquisto e sicurezza. È da qui che deve ripartire il centrosinistra. Il 5 settembre, quindi, non sarà un punto di arrivo. Sarà un punto di partenza. Più lavoro, più equità, più casa, più futuro. Non è soltanto uno slogan. È il terreno sul quale vogliamo misurare la politica e costruire il nostro contributo a una coalizione larga, credibile e capace finalmente di tornare a parlare al Paese.

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