Il Veneto non è un Paese per donne, soprattutto anziane - SPI CGIL Veneto

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Il 9 settembre si è tenuta l’Assemblea delle Donne dello Spi Cgil in Veneto. Cosa è emerso?

Hanno redditi e pensioni molto più bassi rispetto agli uomini, sono spesso vittime di violenza fisica e psicologica e, essendo più longeve dei maschi, subiscono gli inesorabili contraccolpi della solitudine e delle malattie croniche. Non solo. Assumono quasi sempre loro il ruolo di caregiver, in modo gratuito, a fianco di parenti e familiari non più autosufficienti.

Insomma, le donne, pur forti delle tante battaglie combattute e vinte nel corso degli anni, continuano a subire un evidente gap economico e sociale rispetto agli uomini, nell’ambito di una società dall’impronta ancora fortemente patriarcale.

È questo il principale elemento emerso durante l’Assemblea delle Donne dello Spi Cgil del Veneto, organizzata il 9 settembre a Marghera (Venezia) grazie soprattutto al lavoro collettivo di tutti i Coordinamenti Donne della nostra regione e intitolato, in modo eloquente, “Il valore della libertà: reddito, diritti e dignità contro ogni violenza”.

L’incontro, durante il quale sono intervenute le rappresentanti delle sette province venete e due segretarie nazionali, Claudia Carlino e Carla Mastrantonio, è stato aperto dalla relazione di Nicoletta Biancardi, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto che ha affrontato punto per punto le criticità legate al mondo femminile con un focus specifico sulle pensionate.

Le donne anziane – ha esordito Biancardi – sono una grande risorsa sociale, una priorità per il welfare e per la contrattazione sociale, e parlare di loro significa parlare del futuro del nostro Paese e di demografia”. 

Proprio i dati sulla demografia hanno dato il là ai successivi ragionamenti che hanno caratterizzato l’intera mattinata a cui, nel pomeriggio, è seguita la presentazione di “Vecchie e bastonate. Donne, corpi, poteri dopo i cinquant’anni”, libro scritto da Eleonora Pinzuti e Patrizia Fistesmaire.   

Al 1° gennaio 2026 – ha sottolineato la segretaria generale dello Spi del Veneto snocciolando i dati Istat – le persone con almeno 65 anni erano 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione. Tra gli ultra-85enni, 2,5 milioni, le donne rappresentavano il 64%. Anche tra i centenari la presenza femminile è nettamente prevalente: oltre l’82% dei 24.710 centenari residenti in Italia è donna. In Veneto, gli ultra65enni sono oltre un 1,2 milioni, pari al 25,3% della popolazione, mentre gli over 85 sono 210 mila, di cui il 64,5% donne. Dei 1.933 ultracentenari ben 1.664 sono donne, l’86%. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita è arrivata a 85,7 anni per le donne, contro 81,7 per gli uomini. Ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio: gli ultimi anni della vita possono essere segnati da malattia, non autosufficienza, solitudine, riduzione del reddito e difficoltà nell’accesso ai servizi”.

In tale contesto, Biancardi, oltre a sottolineare l’importanza della contrattazione di genere, ha ricordato come “le donne anziane non devono essere considerate soltanto destinatarie di assistenza, ma cittadine portatrici di diritti, esperienze, competenze e capacità di partecipazione”.

Le piattaforme sindacali dedicate alle pensionate devono dunque perseguire obiettivi dai quali non si può prescindere.

Anzitutto, la lotta alla povertà perché, evidenzia Nicoletta Bancardi, “non possiamo accettare che una donna che ha lavorato, cresciuto figli, assistito genitori e familiari e spesso svolto lavoro di cura gratuito debba arrivare alla vecchiaia senza una sicurezza economica adeguata”. Perciò è necessario combattere il divario pensionistico (oltre che quello di reddito per le lavoratrici) che è una delle conseguenze più evidenti delle disuguaglianze vissute dalle donne durante la vita.

Secondo i dati Inps del 2026, in Veneto, le pensioni erogate sono oltre 1,4 milioni, di cui il 56,5% destinate a donne, che percepiscono in media importi pari al 57% rispetto a quelli versati agli uomini: 1.042 euro contro 1.825. Se consideriamo le sole pensioni di vecchiaia di dipendenti privati, il divario aumenta: 1.114 euro contro 2.354, il 47,3%.

Le pensioni basse delle donne – ha ricordato la segretaria generale dello Spi durante l’assemblea – sono il risultato di carriere discontinue, part-time involontario, salari più bassi, ingresso tardivo o uscita anticipata dal mercato del lavoro, periodi dedicati alla maternità, assistenza a familiari non autosufficienti, lavoro domestico e di cura non riconosciuto”.

La maggiore aspettativa di vita delle donne rispetto agli uomini pone anche il tema della salute, della prevenzione e della cura.

Per le donne anziane – ha detto Biancardi – la questione sanitaria presenta esigenze specifiche. Una maggiore longevità significa anche una maggiore probabilità di convivere con malattie croniche e condizioni di fragilità. Dobbiamo difendere e rafforzare il Servizio sanitario nazionale, perché la salute non può dipendere dal reddito o dal territorio in cui si vive. E lo stiamo facendo concretamente con la proposta di legge di iniziativa popolare sulla Sanità, per la quale abbiamo raccolto tante firme e parlato con le persone”.

La relazione della segretaria generale ha anche affrontato le questioni dell’abitare, perché “per una donna anziana la casa non è soltanto il luogo dove vivere: è il luogo della sicurezza, dell’autonomia, delle relazioni e della memoria”. Nonché, dell’inclusione sociale, visto che “l’invecchiamento non deve significare isolamento e le donne anziane devono poter continuare a partecipare alla vita della comunità, alla cultura, alla politica, al sindacato, alle associazioni e ai luoghi di socialità”. 

Fondamentale la questione della violenza che riguarda pure le donne anziane. Un argomento affrontato anche nel pomeriggio con la presentazione del libro “Vecchie e bastonate. Donne, corpi, poteri dopo i cinquant’anni”, scritto a quattro mani da Eleonora Pinzuti e Patrizia Fistesmaire.

La violenza può accompagnare una donna per molti decenni e può assumere forme diverse nella vecchiaia – è il ragionamento di Nicoletta Biancardi – può essere violenza fisica, psicologica, sessuale economica, trascuratezza e abbandono (igiene, cibo, farmaci), controllo delle risorse economiche, sottrazione della pensione e appropriazione dei beni, limitazione dei rapporti sociali; violenza da parte del partner dei familiari o di chi presta assistenza, violenza istituzionale come l’ageismo. Non esiste un’età oltre la quale la violenza diventa meno violenza, talvolta celata per vergogna o sopportata e quasi accettata per cultura patriarcale”.

La segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto si è concentrata poi sul lavoro di cura che continua a essere un destino femminile.

Per decenni le donne hanno assicurato gratuitamente una parte enorme del welfare familiare e supplito quello pubblico: hanno cresciuto figli, assistito genitori anziani, sostenuto familiari malati e accompagnato i propri cari nella non autosufficienza. Quel lavoro ha avuto un valore sociale ed economico enorme, non abbastanza riconosciuto, tanto da non produrre diritti previdenziali adeguati. Oggi rischiamo di riprodurre lo stesso modello: quando una persona anziana diventa fragile, la risposta viene nuovamente affidata soprattutto alle donne della famiglia”.

Nella sua relazione Biancardi ha anche rimarcato le problematiche legate al cambiamento climatico che “per le donne anziane assume una dimensione ancora più significativa perché incrocia vulnerabilità legata all’età e alle condizioni economiche e sociali”.  

Anche su questo fronte i dati sono eloquenti. “Un documento dell’Oms – ha proseguito la segretaria – ha messo in luce come durante l’estate del 2023 in Europa si sia registrato il 56% in più di morti legate al caldo fra le donne rispetto agli uomini”.

Di fronte a queste evidenze, “dobbiamo costruire una vera politica sindacale delle donne anziane, una politica capace di tenere insieme reddito, pensioni, salute, non autosufficienza, casa, servizi, sicurezza, partecipazione. E dobbiamo farlo attraverso la contrattazione sociale territoriale e di genere”.

Nicoletta Biancardi ha poi concluso la propria relazione con un passaggio tanto delicato quanto attuale, legato al concetto di femminismo. “Credo che essere femministe oggi sia una profonda aspirazione ad attuare un sistema fondato sulla giustizia sociale, l’uguaglianza di genere, la difesa dei diritti contro ogni altra forma di discriminazione la solidarietà, la cultura della pace – ha sottolineato la segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. Ce ne assumiamo la responsabilità, lavorando insieme, con determinazione, sapendo che il nostro contributo è fatto di reti, di relazioni e di visioni condivise per il futuro. È l’essenza del femminismo contemporaneo: non una rivendicazione isolata, ma un progetto collettivo e intersezionale per trasformare la società”. 

Durante la mattinata l’assemblea delle donne ha ospitato gli interventi di dirigenti e attiviste dello Spi Cgil territoriali: Loredana Brugè (Belluno), Antonella Franceschin (Padova), Lina Canale (Rovigo), Piera Borghetto (Treviso), Licia Barzan (Venezia), Franca Rizzi (Verona) e Maria Pistorello (Vicenza). Ognuna ha portato un contributo originale al dibattito, valorizzando il lavoro prezioso svolto nei territori anche insieme alle giovani generazioni e alle associazioni e condividendo progetti e buone pratiche attuati.

All’assemblea, oltre a Margherita Grigolato del Dipartimento Politiche inclusive della Cgil Veneto, sono intervenute le segretarie dello Spi Cgil nazionale Carla Mastrantonio e Claudia Carlino,

Mastrantonio ha evidenziato, numeri alla mano, l’avvento di una denatalità sempre più preoccupante che rischia di provocare una condizione di grande e generale povertà, legata anche a una questione pensionistica deficitaria a fronte di un crollo dei contributi. Non solo. “In Italia – ha specificato la segretaria dello Spi nazionale – se venisse riconosciuto il lavoro di cura il nostro prodotto interno lordo aumenterebbe del 5%”.

Carlino ha infine chiuso l’assemblea ricordando come le donne anziane siano a rischio “invisibilità” in una comunità sempre più individualista. “Quella demografica è una sfida che riguarda la longevità – ha specificato -. Abbiamo costruito una società a misura di bambino ma non siamo pronti per una società longeva, che invecchia. Le città, per esempio, non sono pensate per le persone anziane. Due esempi su tutti: il deficit della sanità territoriale e il gap tecnologico che sta emarginando una parte importante della popolazione, quella più anziana, appunto, obbligandola a salti tecnologici repentini e spesso inattuabili”. La segretaria ha poi sottolineato il dramma della solitudine, che “nel mondo provoca più morti del fumo”. E ha ribadito l’importanza della contrattazione sociale (e soprattutto di genere) che “rappresenta il più alto momento di esercizio dell’azione sindacale con particolare riguardo alla partecipazione e all’inclusione delle persone anziane, che sono sempre a rischio di esclusione sociale”.

L’assemblea è stata seguita, nel pomeriggio, da una tavola rotonda che ha preso avvio dalla presentazione del libro “Vecchie e bastonate. Donne, corpi, poteri dopo i cinquant’anni”, di Patrizia Fistesmaire e Eleonora Pinzuti, di cui è disponibile la registrazione sul canale YouTube dello Spi Cgil Veneto (clicca qui per aprire il video).

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