Val Rosandra, la strada dell’acqua e del sale – S1 Trail - La Corsa della Bora

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Il primo buio

La Corsa della Bora parte da Trieste alle 19:00 di sabato. Chi corre la S1 Bora Ultra e la S1 Trieste Ultra lascia la città quando è ancora accesa e arriva in Val Rosandra col buio: il ristoro di Bagnoli è al chilometro 13,2, e da lì il percorso risale la valle sui sentieri CAI 015, 046, 001 e 039 prima di uscire sull’altopiano verso Basovizza.

Il primo buio della gara, sui sentieri sopra Bagnoli. Foto: Indri

Di notte si vede poco: la parete bianca a destra, il torrente sotto, i frontali degli altri davanti. Di giorno, questa valle è il posto dove Trieste ha preso l’acqua, il sale e, per qualche decennio, il caffè di contrabbando.

L’acqua di Tergeste

Sul primo tratto di valle, vicino al rifugio Premuda, restano i piloni di un acquedotto romano. Prendeva l’acqua dalla sorgente Oppia, ai piedi del Monte Carso, e la portava a Tergeste: circa diciassette chilometri, fino a 5.800 metri cubi al giorno, costruito attorno al I secolo d.C. e rimasto in uso fino alla tarda antichità.

È la ragione per cui questa valle conta più di quanto suggerisca la sua dimensione: era la riserva d’acqua della città romana.

La strada del sale

Il sentiero che oggi si percorre in gara ricalca in buona parte la vecchia strada del sale. I mercanti carniolini scendevano di qui verso le saline di Zaule, e da qui risalivano verso l’entroterra. Il sale era merce di monopolio, quindi merce da contrabbando: nella tradizione slovena la figura è Martin Krpan, che il sale lo portava dall’Istria sul suo cavallino — un personaggio letterario, non un documento d’archivio, ma dice bene che aria tirava.

Sopra Bottazzo/Botač, su uno sperone di roccia, c’è il Tabor di Draga: un recinto fortificato costruito nel Quattrocento dagli abitanti per ripararsi dalle incursioni turche. Bottazzo è l’ultimo gruppo di case prima del confine, e il confine — quello vero, con le guardie — è passato di qui fino a ieri l’altro.

La valle di giorno: il costone, la forra e le case sul fondo, verso Bottazzo.

Due scritte del 1819

Sul versante del Monte Carso si apre la Grotta delle Antiche Iscrizioni, numero 966 del catasto regionale: ingresso a 403 metri, trenta metri di galleria orizzontale, un’antica risorgiva che l’acqua ha abbandonato.

Il nome viene da due scritte incise vicino all’ingresso, una per parete: Gemeinde Bolunz 1819 e Gemeinde Dolina 1819. Non sono firme di viandanti né simboli misteriosi: sono due cippi di confine scritti nella pietra, il punto in cui finiva il comune di Bagnoli e cominciava quello di San Dorligo, sotto l’Austria. Duecento anni dopo, la valle è ancora un posto dove si contano i confini.

La palestra di Comici

Le pareti che si intravedono dai sentieri sono state la palestra di Emilio Comici, uno degli alpinisti più forti del Novecento, triestino. Il cippo che lo ricorda è stato messo nel 1941, l’anno dopo la sua morte. Chi arriva qui di notte, in gara, non vede niente di tutto questo: sente solo che la valle si stringe e che la salita comincia.

Il nome

In sloveno la valle è Dolina Glinščice, dal nome del torrente. Sull’origine del nome non c’è accordo: una delle ipotesi la lega a klin, cuneo — il torrente che si incunea nella roccia. Chi scrive che viene sicuramente da glina, argilla, sta scegliendo la versione più comoda.

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