Rabbino aggredito. Contro antisemitismo e razzismo: impegno culturale

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Alexandr Hovhannisyan, unsplash

Roma (NEV), 19 settembre 2026 – Anche il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Daniele Garrone, interviene sull’episodio del 16 settembre a Milano in piazzale Bande Nere che ha coinvolto il rabbino Tzemach Mizrachi.

Le ricostruzioni parlano di aggressione dettata da odio razziale e religioso, mentre gli indagati avrebbero invece parlato di uno «scherzo». Numerose sono state le reazioni di solidarietà alla comunità ebraica da parte delle istituzioni, della società civile, fra cui anche la Comunità di Sant’Egidio.

«È l’ennesimo caso di antisemitismo, verbale come avviene sui media o agito, come in questo caso, che infanga il nostro paese – ha dichiarato il presidente Garrone -.

Il rapporto sull’antisemitismo curato dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) mostra la crescente diffusione dell’antisemitismo nel nostro paese: nel 2025 i casi registrati sono stati 963, di cui 643 in rete e 320 accaduti materialmente. Nel 2024 i casi erano stati 877, mentre nel 2023 erano 453 e nel 2022 241.

È dunque in atto una crescita preoccupante dell’ostilità antiebraica nel nostro paese.
Nell’esprimere solidarietà agli ebrei italiani, siamo consapevoli che la lotta contro l’antisemitismo richiede innanzitutto un costante impegno sul piano culturale, dove siano in primo piano la conoscenza della storia, la decostruzione di pregiudizi e stereotipi, il superamento dell’ignoranza e il contrasto all’indifferenza o alla sottovalutazione di quanto sta accadendo intorno a noi.

È un compito arduo nel tempo di una comunicazione fatta in gran parte di esternazioni viscerali e di contrapposizioni drastiche e risolute, ma quanto mai urgente, a cui siamo chiamati come cittadini e cittadine e come credenti.»

«Quella ferita riguarda anche me»

Anche il pastore battista Ivano De Gasperis ha espresso solidarietà alla comunità ebraica, pubblicando sul suo profilo Facebook un messaggio nel quale si legge, fra l’altro:

«quanto accaduto richiama tutti noi alla necessità di opporci con fermezza all’antisemitismo e a ogni discriminazione religiosa.

Per questo oggi ho deciso di uscire per le strade di Milano indossando anch’io la kippah. Un piccolo gesto di vicinanza, che mi ha fatto sperimentare quasi immediatamente sguardi tutt’altro che amichevoli, attenzioni e qualche frase non gradita. E mi ha ricordato quanto sia prezioso poter camminare per la propria città senza dover nascondere ciò che si è o la fede alla quale si appartiene.

Come cristiano e come pastore battista sento particolarmente forte l’eredità di Martin Luther King Jr., che si oppose esplicitamente all’antisemitismo definendolo «immorale e autodistruttivo». La lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione riguarda tutti noi.

Oggi la mia kippah vuole dire semplicemente questo: se un ebreo non è libero di portarla per le strade di Milano senza dover essere insultato o aggredito, quella ferita riguarda anche me e riguarda tutti e tutte noi.»

Fermare l’odio: una scelta

Il contrasto ai discorsi d’odio, al razzismo, all’antisemitismo e all’islamofobia è da sempre nell’agenda della FCEI, che insieme a numerose altre realtà promuove il dialogo e la comprensione reciproca, come avvenuto anche con il progetto «Fermiamo l’odio».

In questo impegno rientra anche la necessità di mantenere distinti piani diversi: la condanna dell’antisemitismo riguarda la dignità e la sicurezza delle persone e delle comunità; il giudizio sulle politiche dei governi appartiene invece al legittimo terreno del confronto politico e delle opinioni.

L’Amicizia ebraico-cristiana: «Una cultura di pace»

Da parte sua, l’Amicizia Ebraico-Cristiana di Milano ha diramato una nota stampa nella quale si legge: «La violenza rivolta contro il rabbino a Milano ci addolora profondamente e ci stringe ancor più nella fraterna amicizia con il popolo d’Israele, fermamente convinti che – dopo la Shoah e l’antisemitismo del secolo XX – siamo tutti chiamati alla Teshuvah, poiché «tutti i cristiani hanno una relazione particolare con l’ebraismo» (papa Leone XIV, 19 maggio 2025). Mentre tutti condanniamo gli atti di violenza, di odio e di antisemitismo, la comune fede di Abramo ci unisce nella fiducia che anche i credenti dell’Islam, discendenti di Ismaele, possano condividere vincoli sempre più fraterni con il popolo ebraico. Come Amicizia ebraico-cristiana di Milano, appena costituita, ci impegniamo a promuovere una cultura di pace, di convivenza civile rispettosa della dignità e dei diritti di tutti nella nostra città».

Il dibattito sul ddl Antisemitismo

Sul tema si innesta anche il dibattito parlamentare sul disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo e l’adozione della definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Approvato dal Senato il 4 marzo, è attualmente all’esame della Camera dei deputati, dove risulta in corso di esame in Commissione dal 16 settembre. Il provvedimento è al centro di un acceso confronto pubblico e politico. Diverse organizzazioni hanno definito il disegno di legge una «norma-bavaglio» e ne hanno chiesto la modifica o il ritiro, sostenendo che possa avere effetti sulla libertà di critica e di informazione.

La Settimana per la pace in Palestina e Israele

Intanto, domani, 20 settembre, si apre la Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele promossa dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). L’iniziativa quest’anno pone al centro la protezione dei bambini e delle bambine, invitando chiese, comunità di fede e società civile a unirsi in una settimana di preghiera, iniziative e azioni per una pace giusta per tutte le persone in Palestina e Israele.

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