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L’8 aprile 2024, il giorno prima di compiere trentadue anni, José Morales Bernal attraversa il deserto del Nuovo Messico. Intorno a lui ci sono tre torri di sorveglianza AI nuove di zecca, costruite da Anduril per la polizia di frontiera americana: telecamere, radar, un algoritmo che riconosce le persone e manda l’allerta sugli smartphone degli agenti. A notarlo, quella mattina, sono invece gli operai della discarica vicina. Alle 13 lo rivedono steso nella sabbia. Alle 16, visto che non si è più mosso, chiamano la Border Patrol. Gli agenti arrivano tre quarti d’ora dopo. Morales è morto a circa 110 metri dalla torre più vicina.
Pensavate che le Cronache fossero finite, ribelli. Lo pensavo anch’io: il cerchio si era chiuso con l’episodio 14. Poi MIT Technology Review ha pubblicato un’inchiesta durata un anno sulle torri di sorveglianza lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, e dentro c’era l’ultimo meccanismo del Sottosopra che non avevamo ancora nominato. Il più sottile di tutti: l’illusione che vedere con gli occhi dell’AI significhi proteggere. Questo è un episodio fuori serie. Non parla di politica migratoria, su cui ognuno ha le proprie idee. Parla di cosa succede quando un’organizzazione compra la capacità di guardare, convinta di aver comprato la capacità di intervenire. Su questo, chi guida un’impresa ha parecchio da imparare.
Una catena, non una torre
Chi è cresciuto sulle coste del Sud le ha viste mille volte: torri tozze e quadrate sugli scogli, spesso mezze diroccate. Sono ciò che resta del sistema di avvistamento che i viceré spagnoli fecero costruire nel Regno di Napoli contro le incursioni dei corsari. Dal 1563, con il viceré Parafan de Ribera, la costruzione diventa sistematica e segue una regola precisa: ogni torre doveva essere in vista della successiva.
Quella regola dice tutto. La torre da sola non serviva a niente. Serviva la catena. Il torriero avvista le vele, accende il fuoco di notte o fa fumo di giorno, la torre accanto ripete il segnale, l’allarme corre lungo la costa più veloce di qualsiasi galea. A terra, i cavallari portano la notizia ai paesi, la popolazione si mette al riparo, la milizia si muove. Un caporale e tre soldati per torre. Un anello umano a ogni passaggio.
Una torre senza nessuno che accende il fuoco è pietra con vista mare. Suggestiva, costosa e inutile.
È esattamente ciò che l’inchiesta americana documenta, con una differenza: le torri di oggi montano un’intelligenza artificiale che promette di accendere il fuoco da sola.
Venticinque anni di torri, lo stesso vecchio problema
La “muraglia virtuale” americana è un cantiere aperto dal 1998. Prima telecamere su tralicci alti una ventina di metri, poi sempre di più. Il limite emerse subito: un agente si ritrovava davanti trenta schermi da sorvegliare. Mark Borkowski, che per l’agenzia gestiva gli appalti del programma, lo riassume con una stima brutale: dopo venti minuti, la probabilità di notare persino un’esplosione su uno di quegli schermi è praticamente zero. Nel 2024 alcuni membri della commissione Sicurezza interna della Camera segnalavano che oltre due terzi delle torri di prima generazione erano inutilizzabili. A gennaio 2026 ne risultava ancora rotto il 30%.
La risposta, naturalmente, è stata altra tecnologia. Prima i radar, poi la computer vision capace di distinguere un uomo da una mucca e di mandare l’allerta direttamente in tasca all’agente. Oggi le torri sono 803, il costo stimato sull’intero ciclo di vita è di 6,2 miliardi di dollari e l’agenzia punta ad aggiungerne quasi 1.500 entro il 2034. Per legge, tutte dotate di AI.
Il bilancio? Incrociando circa 4.000 luoghi di ritrovamento di resti umani con la posizione di quasi 600 torri, i giornalisti hanno contato oltre 1.050 persone morte nel raggio di copertura dichiarato tra il 2015 e l’inizio del 2026. Più di 110 accanto alle torri autonome di ultima generazione. Decessi nel raggio di quasi due torri su tre. E, secondo l’analisi del terreno, per lo più non nei punti ciechi.
Il falso negativo non fa rumore
C’è un dettaglio che ogni imprenditore dovrebbe appendersi in ufficio. I trafficanti caricavano una dozzina di persone su un gommone e le coprivano con un telone. L’algoritmo vedeva il movimento ma lo classificava come “oggetto non identificato”. Nessuna allerta sonora. E l’allerta sonora era proprio la funzione su cui gli agenti facevano affidamento, perché il sistema era stato comprato per guardare al posto loro. Il trucco è stato ripetuto decine di volte. In altri casi, un gruppo di persone veniva etichettato come bestiame.
Diversi agenti stimano che all’inizio le torri perdessero dal 10 al 15% di ciò che avrebbero dovuto rilevare. Il fornitore, intanto, metteva in vetrina soprattutto la riduzione dei falsi positivi: meno allarmi inutili per animali e cespugli trascinati dal vento. Dei falsi negativi, cioè delle persone che il sistema non vede, si è parlato molto meno.
È la legge non scritta di ogni brochure. Il falso positivo si nota, fa perdere tempo, irrita chi paga: va eliminato e poi celebrato. Il falso negativo è muto. Nessuno protesta per l’allarme che non è suonato. Almeno finché qualcuno non trova ciò che la torre non ha visto.
La spirale della sfiducia
Il secondo meccanismo è più umano. Un agente vede la torre mancare qualcosa di importante e smette di fidarsi. Quando tocca a lui gestire le allerte, scavalca l’automatismo e muove la telecamera a mano. Risultato: più eventi persi, quindi ancora più sfiducia. Un circolo vizioso che nessun aggiornamento software corregge, perché il guasto non sta nel codice. Sta nel rapporto tra le persone e la macchina.
Il fallimento che nessuno misura
Il passaggio più inquietante dell’inchiesta non riguarda la tecnologia. Riguarda la contabilità.
Le registrazioni delle torri vengono sovrascritte ogni 30 giorni. Quando si trova un corpo, nessuna procedura verifica se la sorveglianza avrebbe dovuto vederlo, o se qualcuno lo ha visto e non è intervenuto. Un ex funzionario ammette di non aver mai pensato di mettere su una mappa i decessi accanto alle torri. Dal 2014 l’organo di controllo contabile del Congresso chiede di annotare, per ogni fermo, se la tecnologia ha contribuito: gli agenti lo vivono come una seccatura burocratica e i dati restano inaffidabili. Jeremy Slack, ricercatore dell’Università del Texas a El Paso, osserva che gli obiettivi sono costruiti per risultare sempre vincenti. Se i fermi aumentano, la tecnologia funziona. Se calano, la tecnologia dissuade.
E il fornitore? Interpellato sui singoli casi, ha risposto che, una volta consegnata, la torre è gestita dall’agenzia. Palla al cliente.
Nel frattempo il budget cresce: 2,7 miliardi di dollari per la sola tecnologia di frontiera nella legge di spesa del luglio 2025. A ottobre dello stesso anno è stato sciolto l’ufficio che supervisionava i grandi programmi di spesa del dipartimento. Più torri, meno controllo su cosa fanno le torri.
Resta un paradosso che chi ha letto Il morso dell’AI, riconoscerà al volo. La promessa implicita era: più torri, meno agenti. I responsabili delle stazioni che ricevevano le nuove torri chiedevano invece più personale, perché adesso vedevano attività che prima restavano invisibili. L’automazione non aveva tolto lavoro umano: lo aveva spostato e moltiplicato. Fauxtomation, versione deserto.
Dal deserto al capannone
Una premessa necessaria. Un capannone alle porte di Nola non è il deserto del Nuovo Messico, e un furto di rame non vale una vita umana. Quello che trasferiamo qui è il meccanismo, non la tragedia. Ma il meccanismo è lo stesso, e ce l’avete già in casa.
La videosorveglianza con riconoscimento intelligente che vi manda la notifica sul telefono. Il sistema di rilevamento delle minacce informatiche che genera allerte ogni notte, di cui parlavamo in 13. Il codice che non puoi leggere: vibe coding e sicurezza informatica. Il CRM che segnala il cliente a rischio abbandono. Il software HR che osserva i collaboratori, al centro di 14. L’Algoritmo che Ti Assume (e Non Ti Molla Più), lì guardavamo chi viene osservato, qui guardiamo chi osserva senza vedere. Ognuno di questi strumenti è una torre. Nessuno, da solo, è una catena.
Prima del prossimo rinnovo, tre domande.
Chi accende il fuoco? Quando l’allerta parte alle tre di notte del 14 agosto, su quale telefono arriva, chi è tenuto a rispondere, entro quanto tempo? Se la risposta onesta è “arriva a me, poi vedo”, avete una torre senza torriero.
Cosa non vede? Chiedete al fornitore il tasso di falsi negativi, non solo quello dei falsi positivi. Poi fate come i trafficanti: provate a ingannarlo. Un collaboratore che attraversa il piazzale con una coperta sulle spalle, una finta email di phishing che il sistema dovrebbe bloccare. Scoprirete cosa avete comprato davvero.
Come sapreste che ha fallito? Per quanto tempo conserva i dati, e chi li riguarda dopo un incidente? Se nessuno, dopo un furto o una violazione, si chiede se il sistema avrebbe dovuto accorgersene, state pagando un abbonamento a una sensazione di sicurezza. È la versione aziendale del compliance theater di cui parlavamo in 11. La legge che ti protegge da te stesso
Vedere non basta
La seconda metà di questa serie aveva un sottotitolo implicito: sapere non basta. Questo episodio fuori serie aggiunge un corollario. Nemmeno vedere basta. Una torre che osserva tutto e non avverte nessuno non è una difesa. È un testimone.
Iván Chaar López, che guida il Border Tech Lab dell’Università del Texas ad Austin, preferisce parlare di danni anziché di algoritmi difettosi. Un sistema può fallire, ricorda, ma a soffrire sono le persone.
Sulle nostre coste le torri sono ancora lì. Molte non hanno un torriero da secoli, e a nessuno verrebbe in mente di affidare loro la propria sicurezza. Il rischio del Sottosopra è costruirne di nuove, lucide, connesse, con tanto di app, e dimenticare che la parte che contava non è mai stata la pietra. Era la mano che accendeva il fuoco.
Prima di comprare un’altra torre, verificate chi, nella vostra azienda, tiene in mano l’accendino, ribelli.
Fonti consultate:
- James O’Donnell, Eileen Guo, “The US spent billions on border surveillance. Why can’t it catch people before they die?”, MIT Technology Review (con Times of San Diego), 21 settembre 2026. https://www.technologyreview.com/2026/09/21/1144166/border-towers-surveillance-investigation/
- Francesca Martorano, studi sulla rete difensiva costiera del Regno di Napoli (ordinanze 1532-1564, torri in vista l’una dell’altra). https://unirc.academia.edu/FrancescaMartorano
- Morena, “Ricostruire” 4/5, Edizioni Caracol (Parafan de Ribera, 1563; rete di “sguardi” lungo la costa). https://www.edizionicaracol.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/05/6_Morena.pdf
- FAI, scheda “La Torre di Rienzo”, Cetraro (guarnigione tipo: un caporale e tre soldati). https://fondoambiente.it/luoghi/la-torre-di-rienzo
- Visit Vieste, “La storia delle torri costiere nel Regno di Napoli” (ripartizione delle spese tra le Università). https://www.visitvieste.com/la-storia-delle-torri-costiere-nel-regno-di-napoli/