Terra, briganti e libertà
Il Risorgimento è nato repubblicano (triennio rivoluzionario 1796-1799) e si chiude con la nascita della Repubblica italiana (2 Giugno 1946). Occorre perciò, preliminarmente, liberare il racconto sul Risorgimento dal letto di Procuste al quale è stato legato dalla dinastia sabauda e dai suoi cantori. Si scoprirà così che la prima guerra per l’indipendenza e l’Unità d’Italia è quella promossa da Gioacchino Napoleone Murat con il proclama di Rimini del 1815. La seconda guerra d’Indipendenza è quella promossa dal regno delle due Sicilie contro l’Austria del 1821. Si scoprirà che la prima Costituzione nella quale la sovranità è riconosciuta nel popolo è quella della Repubblica napoletana del 1799. Il ruolo del Mezzogiorno emerge, così, come soggetto protagonista del processo risorgimentale. È all’interno del Mezzogiorno poi che il Risorgimento assume la caratteristica di guerra civile. Una guerra civile al cui interno esplodono le contraddizioni frutto dei bisogni diversi tra ceti popolari, che vogliono uscire dalla fame, e ceti borghesi ed intellettuali, concentrati sul bisogno politico di unità della Penisola in un unico Stato. Su questa contraddizione crolla il sogno dei giacobini napoletani nel 1799; in questa contraddizione si trova impigliato anche Garibaldi per la tragedia di Bronte. La guerra civile ritorna poi nel 1821, nel 1848 e, infine, nel 1860. Il popolo, protagonista di questo processo, porta alla liberazione della Sicilia e dell’intero Mezzogiorno dalla dinastia borbonica. La delusione, nata dopo Teano che trasforma il sogno in incubo, esplode come rivolta di classe che i Savoia battezzano e reprimono ferocemente come brigantaggio. Al centro di questo processo risorgimentale si staglia la figura di Garibaldi – il dittatore proletario – che concede ai contadini senza terra i demani. La causa prima del brigantaggio e della lotta di classe contro i Savoia nel Mezzogiorno è figlia della revoca, di fatto e di diritto, del decreto di Garibaldi relativo alla quotizzazione dei demani. Il Mezzogiorno sarebbe stato condannato al sottosviluppo e avrebbe visto la creazione della mafia da parte del Governo come braccio armato illegale del blocco agrario contro i contadini. Un dramma le cui ferite sono ancora aperte e sanguinanti.
| Anno di pubblicazione | 2026 |
|---|---|
| PAGINE | 454 |
| ISBN | 979-12-205-0530-7 |
| Formato | Cartaceo |
| Autore |
Di Bella Saverio |
Editorial Review
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