Intervista a Martina Raico, Narrative Designer e specialist trainer DBGA

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Conosciamo meglio Martina Raico, Specialist Trainer del corso di Narrative Design di Digital Bros Game Academy, attraverso questa intervista dedicata al ruolo del Narrative Designer. Nel 2019 Martina ha iniziato il suo percorso nel mondo del game design, iscrivendosi proprio al corso di Game Design di DBGA. Oggi siamo felici di ritrovarla dall’altra parte della cattedra, nel ruolo di Specialist Trainer. Ripercorriamo la sua esperienza direttamente dalle sue parole.

Come hai iniziato la tua carriera nel settore dei videogiochi e cosa ti ha spinto a focalizzarti proprio sul Narrative Design?

Ho sempre avuto una grande passione per le storie in tutte le loro forme. È stato un breve modulo universitario sullo storytelling nei videogiochi a farmi capire quali fossero le loro potenzialità come prodotti narrativi. Dopo aver approfondito l’argomento nella mia tesi magistrale, ho deciso di frequentare il corso di game design in DBGA, al termine del quale ho iniziato la mia carriera come QA Tester su progetti racing a Nacon Studio Milan, e successivamente come Narrative Designer su Terminator: Survivors.

Magnus – gioco realizzato dagli studenti DBGA a.a. 2019-2020

Cosa fa esattamente il Narrative designer?

Il Narrative Designer è una figura professionale che si colloca tra i diversi reparti di un team di sviluppo, partecipando attivamente all’integrazione della narrativa nei sistemi, nel gameplay, nell’art e nel sound, assicurandosi che venga mantenuta coerente in tutti gli aspetti del gioco.

Qual è la giornata tipo del Narrative Designer all’interno di un team di sviluppo?

I compiti di un Narrative Designer possono essere tanti e vari a seconda della grandezza del team e del progetto. Si può passare dalla stesura di documentazione legata alla narrativa (trama, worldbuilding, lore, schede di personaggi ecc.), alla compilazione di spreadsheets, alla scrittura di dialoghi e testi in-game. Per i ruoli un po’ più tecnici, un Narrative Designer può anche occuparsi di implementazione di contenuto narrativo, come quest, alberi di dialogo, storytelling ambientale, e molto altro.

In che modo il Narrative Designer si interfaccia quotidianamente con i Game Designer, i Programmer e gli Artist?

La regola aurea per una comunicazione efficace è concordare insieme quali informazioni sono necessarie al reparto e in quale forma è meglio comunicarle. Non tutti i reparti necessitano delle stesse informazioni e delle stesse forme di comunicazione. A questo scopo, i fogli di calcolo sono i migliori amici di un narrative designer, ma anche moodboard, mappe concettuali e presentazioni sono un ottimo modo per comunicare al team.

Quali strumenti utilizzi nel tuo lavoro e quali utilizzerai durante il corso?

Miro è lo strumento che uso di più: permette di fare mappe concettuali, flowchart, moodboard, specchietti riassuntivi, e molto altro. È facile da apprendere, molto versatile e, soprattutto, condivisibile con il team. Ci sono tantissimi tool più focalizzati su scopi specifici, ad esempio gli editor di dialogo come Yarn Spinner, o strumenti per creare branching narrative come Arcweave o Twine, che esploreremo a lezione.

Until Eye Leave – gioco realizzato dagli studenti DBGA Campus a.a. 2023-2025

Quali sono le competenze che deve avere un Narrative Designer?

Più che competenze, elencherei due soft skill che reputo fondamentali: la costanza e lo spirito analitico. La costanza è necessaria per spingersi sempre a migliorare, perché questo settore non è per chi vuole sedersi sugli allori. Lo spirito analitico è necessario per saper scomporre un prodotto nelle sue parti più piccole per capire quali sono i suoi meccanismi.

Durante il corso che tipo di esercitazioni farai fare?

Le esercitazioni mireranno ad allenare sia la parte creativa, sia quella pratica. Il mio obiettivo è di insegnare sì ad essere creativi, ma anche ad incanalare questa creatività nella pratica, capendo i casi d’uso dei tool e in quale modo approcciarli per essere produttivi.

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questa carriera?

“Make it exist first; you can make it good later”. Soprattutto all’inizio, è facile scoraggiarsi perché quello che creiamo non è all’altezza del nostro gusto. L’importante è continuare a creare e a perfezionare la propria arte, fino al giorno in cui potremmo giocare qualcosa di nostro e dire “sì, è esattamente come lo volevo”.

Detalles de contacto
Martina Fargnoli