a cura della Dott.ssa Francesca Lavarini, biologa specializzata in Antropologia ed Etologia
Nella giornata del gorilla vogliamo raccontare la storia di due esemplari che, purtroppo, hanno passato quasi tutta la loro vita in cattività.
- Bongo allo Zoo di Roma
- Riù allo Zoosafari di Fasano
Bongo
Nel 1992 viene sequestrato Bongo (insieme a 9 scimpanzè e 5 tigri) esemplare di gorilla di 8 anni. Fu sequestrato ad un circo per detenzione illegale, secondo la convenzione di Washington. Fu affidato allo zoo di Roma in quanto, soprattutto all’epoca, l’Italia era molto carente di centri attrezzati per il recupero e la riabilitazione di animali sequestrati.
Bongo era il celebre maschio di gorilla ospitato nella storica casa delle scimmie antropomorfe dello zoo romano
Si poteva spesso vedere Bongo in piedi di profilo che scuoteva forte con le mani le sbarre sulla parete sinistra della sua gabbia. Aveva gli occhi tristi, molto tristi. Un essere enorme rinchiuso in un ambiente spoglio dove gli unici oggetti con cui potesse intrattenersi durante le sue infinite giornate erano delle liane appese ad un tronco d’albero. Una sensazione di immensa, devastante malinconia e di tristezza si scorgevano negli occhi dell’animale.
Si racconta che un giorno, un custode lasciò per sbaglio una porta della gabbia socchiusa e Bongo era uscito all’esterno. Sembrava felice, si era battuto il torace, si sentiva come un recluso liberato. Ma poi si era guardato intorno, si era impaurito ed era semplicemente tornato indietro, finendo per sedersi, desolato, dietro la propria cella.
Dopo la sua morte, il corpo di Bongo è stato affidato al Museo Civico di Zoologia di Roma, dove è attualmente conservato e esposto al pubblico grazie a un intervento di tassidermia.
Riù
Fu importato dall’Africa nel 1980 in giovane età e fu allevato quasi come un cucciolo d’Uomo presso il Circo Medrano, che lo crebbe e lo ospitò per tantissimi anni, senza comunque mai “utilizzarlo” per fini spettacolistici; arrivò invece a Fasano nel 1994.
Riù venne catturato nel 1975 quando era solo un piccolo, nelle sue foreste dell’Africa. All’epoca purtroppo era ancora legale prelevare individui dalla natura. Il gorilla visse fino al 1994 al circo Medrano per poi essere spostato allo zoo di Fasano.
Insieme a lui, fino al 2008, c’era anche il gorilla Pedro, di poco più anziano, che morì in seguito a una malattia.
Da quel momento, Riù rimase solo e iniziò la richiesta da parte di diversi gruppi animalisti di trovargli un compagno o di riportarlo in Africa.
Come ben sappiamo, purtroppo, è impossibile liberare in natura animali cresciuti in cattività e abituati all’uomo: sarebbero un pericolo per loro stessi e per l’essere umano.
Data l’anzianità e i più di 40 anni di cattività, per Riù era quindi impossibile tornare libero. Nonostante le migliorie dello spazio in cui era ospitato Riù, il suo sguardo triste e la sua attitudine “depressa” lo fecero soprannominare dai visitatori “il gorilla triste”. C’è poco da stupirsi, infatti, se dopo la morte del compagno Pedro, Riù avesse iniziato a dare segni di “malinconia”. I gorilla sono animali estremamente sociali, esattamente come noi umani.
Quello che ha fatto scalpore è che Riù è morto il 21 gennaio 2024, ma lo zoo non ne ha mai annunciato la morte né ai media né sui social.
Fa molta tristezza che dopo 30 anni di “onorata cattività”, al gorilla, che lo stesso zoo definiva “Il VIP”, non abbiano dedicato nemmeno due parole per annunciarne la morte, ringraziarlo e rendergli onore. In compenso, è stata data grande risonanza all’arrivo dei tre nuovi gorilla acquisiti dallo zoo di Rotterdam questa primavera. Perché? Si potrebbe pensare che lo zoo safari di Fasano non potesse permettersi un’ondata mediatica negativa.
La notizia della morte di Riù è emersa solo dopo che un visitatore, preoccupato per la prolungata assenza del gorilla, ne ha fatta segnalazione. Dopo sei mesi dalla scomparsa dell’animale, in concomitanza con la morte di Winston, il gorilla dello zoo di San Diego, anche Fasano ha dovuto confermare che Riù era effettivamente morto.
Il gorilla
Il gorilla è tra le scimmie antropomorfe più vicine all’uomo dal punto di vista evolutivo. I gorilla meritano appieno l’appellativo di “re della foresta” perché oltre alle imponenti dimensioni e all’indiscutibile forza, hanno anche una grandissima intelligenza. Dopo lo scimpanzé, sono loro i nostri parenti più prossimi.
I gorilla sono un genere di primati della famiglia degli ominidi
vengono riconosciute due specie, con due sottospecie ciascuna:
- Gorilla occidentale, di colore grigio-brunastro
- Gorilla orientale, di colore nero
Il gorilla vive nell’Africa centrale e, come lo scimpanzé comune, si incontra solo a nord del fiume Congo I gorilla sono tipici abitanti delle foreste. I gorilla di pianura occidentali preferiscono le foreste pluviali e le zone umide di pianura, mentre i gorilla di pianura orientali e quelli del Cross River tendono a vivere in regioni collinari. I gorilla di montagna sono abitanti caratteristici della regione montuosa e si incontrano fino a 4.000 metri di altitudine. Le varie popolazioni – anche all’interno della stessa sottospecie – abitano tipi diversi di foresta, ma in linea di massima i gorilla orientali si trovano più spesso nelle foreste secondarie.
I gorilla sono prevalentemente vegetariani, si nutrono di steli, germogli di bambù e diverse varietà di frutti, integrando la dieta con cortecce e invertebrati. Un gorilla maschio adulto può consumare più di 18 kg di vegetazione al giorno. I gorilla bevono raramente in natura perché consumano vegetazione succulenta composta per quasi la metà da acqua e rugiada mattutina. La notte la trascorrono in giacigli fatti di frasche e rami costruiti a terra o sugli alberi. Vivono in piccoli gruppi stabili da 2 a 12 individui, con una media di 9 individui.
I gorilla sono animali estremamente intelligenti. Alcuni gorilla selvatici sono stati osservati usare bastoni per capire la profondità di fiumi e torrenti, costruire scale di bambù per aiutare i piccoli gorilla a raggiungere le cime degli alberi e persino creare “posate” da ramoscelli, aiutandoli a raccogliere e mangiare insetti.
I gorilla hanno 16 diversi tipi di richiamo, tra questi ci sono brevi latrati quando sono leggermente allarmati o curiosi. Per intimidire i rivali, i gorilla maschi si pavoneggiano con le zampe rigide, si battono il petto e usano vocalizzi come ruggiti o ululati.
Entrambe le specie sono fortemente minacciate con riduzione delle popolazioni molto importanti. Il bracconaggio è il crimine che negli ultimi decenni in Africa ha più contribuito al drammatico declino nella popolazione di gorilla, in particolare il commercio di “bushmeat” (carne di animali selvatici), che oggi avviene in tutta l’Africa occidentale e centrale, e rappresenta la più grave minaccia per i gorilla. La carne di gorilla, di scimpanzé, di antilope e di molti altri animali è infatti un cibo ricercato nei mercati clandestini di molti Paesi, e viene venduta a prezzi altissimi.
A questo si aggiunge la deforestazione e la perdita degli habitat dovuta allo sfruttamento forestale, legale e illegale, e allo sfruttamento del sottosuolo con le miniere a cielo aperto per l’estrazione di oro, diamanti, petrolio e minerali richiesti dall’Occidente per i beni elettronici di largo consumo. Ogni anno vanno distrutti circa 13 milioni di foresta tropicale, una superficie approssimativamente grande quanto la Grecia, sottratta agli habitat naturali e alle specie selvatiche, tra cui i gorilla.
A peggiorare ancora la situazione contribuiscono anche le malattie, in particolare l’Ebola, che continuano ad abbattersi sulle popolazioni che erano già state colpite in passato