Si chiama cherofobia. La difficoltà a vivere emozioni particolarmente positive. Alla base può esserci ansia, depressione, la paura di perdere il controllo. Come quindi riuscire a gioire delle esperienze entusiasmanti
di Vita e Salute
Chi non desidera essere felice? Eppure c’è qualcuno cui fa paura. Tanto che alcuni psichiatri hanno coniato un termine, cherofobia – dal greco “chero” che significa rallegrarsi – per definire il problema.
“Di cherofobia si parla da qualche anno”, spiega Maura Levi, medico specialista in psicologia clinica del Gruppo MultiMedica. “È stato soprattutto un ricercatore neozelandese, Moshen Joshanloo, ad approfondire il problema anche nei suoi aspetti culturali”.
Oggi viviamo in una società della comunicazione, in cui apparire felici è importante: “Anzi tendiamo a considerare gli altri come più felici di noi”, prosegue la psicologa, “perché ci fermiamo all’immagine di facciata, spesso quella che ci arriva dai social, e non ci rendiamo conto che ognuno di noi vive momenti difficili”.
A volte però il disagio generato dalla felicità può essere assimilabile a disturbi presenti anche nel Dsm, il manuale che classifica il disagio mentale: “Pensiamo per esempio alla fobia sociale: noi siamo fondamentalmente esseri sociali, e il disagio a trovarci in mezzo agli altri – che può declinarsi in varie forme, dalla paura di partecipare a un evento sociale a quella di parlare in pubblico, a seconda dei nostri punti deboli – è comunque sintomo di una patologia”, spiega Levi. In altri casi la paura di essere felici può esprimersi come disturbo di ansia generalizzato, una situazione in cui si fatica a gestire anche emozioni positive: “Ci sono soggetti che stanno sempre sul chi vive, per cui lo stress piacevole diventa stress e basta”, spiega Levi. E visto che l’ansia è espressa nelle forme culturali della società in cui si vive, è possibile che qualcuno esprima il proprio disagio attribuendo agli eventi felici la capacità di portare con sé infelicità o tristezza.
Un’emozione che spaventa
Ci sono persone che quando sono eccitate e felici hanno paura di perdere il controllo, si sentono vulnerabili, e quindi tendono a mettere in atto una sorta di evitamento cognitivo, rifiutando l’emozione che spaventa, “e in questo modo finiscono col non permettersi di vivere la felicità, col risultato di aumentare lo stato di ansia”, commenta Ambra Giovannetti, psicologa e psicoterapeuta dell’Istituto neurologico Besta di Milano. Il problema può declinarsi in vari modi: chi fa fatica a convivere con le emozioni positive può sentire di non meritare la gioia, aver timore di essere abbandonato o che comunque la sua felicità allontani gli altri. “Convivere con le emozioni felici è più facile quando si è circondati da persone davvero supportive”, prosegue Giovannetti, “ma per vivere la felicità dobbiamo anche saper dare dei limiti agli altri, oltre ad accettare i nostri”. E per quando la nostra sia una società improntata all’edonismo, paradossalmente la difficoltà a vivere il piacere è diffusa e radicata nella nostra cultura, anche se può assumere forme nuove: “Oggi la società ci vuole veloci e performanti, e può farci sentire in colpa se vogliamo prenderci del tempo per noi, stare nelle cose”, prosegue la psicologa, rendendo paradossalmente ancora più difficile convivere con le emozioni. Senza dimenticare che la difficoltà a vivere momenti felici può essere collegata anche alla depressione, che in alcuni casi”, spiega Giovannetti, “oltre ad attivare emozioni spiacevoli può rendere difficile vivere quelle piacevoli”.
Non si accetta che sia fugace
C’è poi un dato centrale, che ci riguarda tutti, ed è la fatica ad accettare la felicità come un qualcosa di fuggevole, di transitorio. Per questo abbiamo paura del down emotivo che spesso inevitabilmente segue i momenti più emozionanti. Mentre la felicità, vista in termini positivi, è uno stimolo ad andare avanti verso il cambiamento e la crescita, ma questo è possibile solo se accettiamo di trovarci in un sistema dinamico: in questo modo anche chi vive in situazioni difficili come una malattia può trovare la serenità.
“La paura di essere felici rischia di immobilizzarci, perché ci porta a evitare i rischi per timore delle frustrazioni”, prosegue Levi, “con il risultato di cadere in un circolo vizioso: non dimostrare il proprio valore finisce col rafforzare la sensazione che non valiamo”.
Il benessere dai valori
Il limite sta forse nel vedere la felicità solo come emozione, per definizione incontrollabile, “un saliscendi che quando siamo sulla cresta dell’onda ci fa vivere la paura del vuoto”, osserva Giovannetti. Forse però questa è una visione limitata, edonistica della felicità, la stessa che a volte ci fa pensare che solo il dolore possa garantirci ricchezza interiore e profondità di spirito. Mentre esiste un’idea diversa, che nasce dal desiderio di dare un senso alla nostra vita, dall’impegno verso un obiettivo. “Oggi la psicoterapia ragiona sulla possibilità di spostare l’attenzione dagli obiettivi ai valori, aiutando le persone a entrare in contatto con le loro reali aspirazioni e a tradurle in progetti concreti, che diano senso e che permettano di superare anche situazioni difficili”, spiega Giovannetti. “Se per esempio il mio obiettivo non è solo o necessariamente far carriera, ma esprimere nel lavoro i miei valori – la mia competenza o la disponibilità nei confronti degli altri – la soddisfazione non dipende necessariamente dal risultato, e può essere vissuta senza timori di negatività”.
“Esiste una felicità che nasce dal fare cose che diano senso alla nostra vita e a quella degli altri, dal cambiare un po’ le carte in tavola”, osserva Levi.
Quello su cui dovremo puntare per sentirci bene con noi stessi è una felicità attiva, che tenga conto anche della felicità degli altri. Quello che Eco definisce “il diritto/dovere di ridurre la quota di infelicità nel mondo, compresa naturalmente la propria”.
In sintesi: i sintomi
Il disagio di chi soffre di questo disturbo nasce dal pensare che la felicità provochi qualcosa di male. Un disagio che può manifestarsi in forme diverse.
- C’è chi vive con difficoltà solo uno stato di felicità estrema, o la gioia generata da situazioni particolari.
- In generale, chi soffre di cherofobia è preoccupato all’idea che la felicità debba inevitabilmente essere seguita da eventi negativi, disgrazie o malattie.
- In altri casi si teme che la felicità ci renda persone peggiori, prive di creatività e incapaci di apprezzare i valori più veri.
- O anche che esprimere e perseguire la felicità faccia male a noi stessi e agli altri, possa renderci egoisti o cinici e compromettere le nostre relazioni. Un atteggiamento che può assumere aspetti diversi nelle diverse culture.