Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari nazionali, ha rilasciato l’ultima edizione del Programma Nazionale Esiti, ovvero il monitoraggio delle performance assistenziali di 1.363 ospedali italiani, pubblici e privati, focalizzando l’attenzione su alcuni ambiti nosologici cruciali per la salute dei cittadini. Si riportano alcune delle osservazioni sviluppate nel rapporto.
VOLUMI DI ATTIVITÀ. A livello generale, si evidenzia che nel 2023 il sistema ospedaliero ha fatto registrare un ulteriore significativo aumento delle ospedalizzazioni, che ora sfiorano gli 8 milioni di ricoveri (312mila in più rispetto al 2022), ma restano comunque inferiori ai livelli del 2019, specialmente per quanto riguarda i ricoveri urgenti (-12%) il cui gap risulta stabile dal 2020. I ricoveri programmati fanno segnare un -3% e quelli diurni un -4%. Comunque, tenendo conto che la tendenza consolidata a partire dal 2015 è quella di una riduzione progressiva delle ospedalizzazioni, Agenas si esprime a favore di “un sostanziale riallineamento rispetto ai valori attesi”.
RAPPORTO PUBBLICO-PRIVATO. L’attività programmata a carico del settore privato, che era intorno al 44% nel periodo prepandemico, è cresciuta al 46% nel 2020 raggiungendo un valore massimo del 47% nel 2021. Per contro, nel 2023 tale valore si è ridotto al 45%, per effetto della progressiva ripresa delle attività da parte degli ospedali pubblici dopo lo shock pandemico. Un andamento analogo si è registrato anche a carico dei ricoveri diurni, in cui la quota a carico del settore privato è cresciuta dal 28% nel periodo prepandemico al 31% del 2021, per poi scendere al 29% nel 2022 e nel 2023.
INFARTO. Rientrano nei volumi attesi le ospedalizzazioni per infarto miocardico acuto. Anche la mortalità a 30 giorni dall’ammissione in ospedale, attestata al 7,1% nel 2023, risulta in diminuzione rispetto all’anno precedente (7,8%) con riallineamento al trend prepandemico. La percentuale di angioplastica effettuata entro 90 minuti dall’arrivo del paziente è passata da un valore mediano del 57% nel 2022 al 63% nel 2023.
ICTUS. I ricoveri per tale patologia, dopo la contrazione registrata nel 2020 (-11% rispetto all’atteso) e il parziale recupero nel biennio successivo, sono ulteriormente cresciuti nel 2023, con riallineamento pressoché totale al trend prepandemico (-2,0%). Per quanto riguarda la mortalità a 30 giorni dal ricovero per ictus ischemico, si è registrata nel 2023
un’ulteriore riduzione rispetto all’anno precedente, con un valore di 9,4% (era 10,7% nel 2022), pressoché in linea con il trend.
FRATTURA DEL FEMORE. Si evidenzia nel 2023 un ulteriore aumento dei ricoveri chirurgici per frattura di femore (95.808 in totale), dopo la marcata contrazione determinata dal Covid-19: 1.200 in più rispetto al 2022, e lieve disallineamento sul valore atteso (-3,0%, corrispondente a circa 3mila ricoveri in meno). Nel 2023 la proporzione di pazienti di età superiore ai 65 anni operati entro le 48 ore è aumentata rispetto agli anni precedenti (valore mediano pari al 59%, contro il 53% del 2022 e il 48% del 2021).
PROTESI DELL’ANCA. Gli interventi di protesi d’anca hanno continuato a crescere a un ritmo leggermente più elevato rispetto al trend prepandemico, con 131.094 ricoveri chirurgici nel 2023 (6mila in più rispetto al 2022) e un incremento del 3,5% sul valore atteso. È cresciuta negli anni anche la percentuale di casistica appannaggio della spedalità privata. Tale fenomeno, già osservabile prima dell’emergenza pandemica, si è accentuato a seguito del Covid, anche grazie alle dinamiche cooperative messe in atto in diverse regioni per recuperare le prestazioni elettive non effettuate durante i periodi dl lockdown. A partire dal 2021, la proporzione di interventi di protesi d’anca effettuata in strutture private accreditate si è attestata intorno al 51%, e si è mantenuta a tale livello anche nel biennio successivo.
PROTESI DEL GINOCCHIO. Per quanto riguarda la chirurgia protesica del ginocchio, si è registrato un andamento simile, segnato da una marcata ripresa dei ricoveri nel 2023: 108.131 in totale, 10.722 in più rispetto al 2022 e un incremento del 5,5% sul trend prepandemico. Anche per le protesi di ginocchio è aumentato il peso relativo del privato accreditato nel periodo del Covid, che è passato dal 70% nel 2018 al 79% nel 2021 e si è attestato nel 2023 al 77%.
OSPEDALIZZAZIONI IMPROPRIE. Tra le ospedalizzazioni potenzialmente “evitabili” prese in esame dal PNE, quella a maggiore impatto dal punto di vista della numerosità della casistica è rappresentata dallo scompenso cardiaco (130mila ricoveri nel 2023). Si tratta di una condizione a elevata occorrenza, caratterizzata da un deterioramento della funzionalità cardiaca, che rappresenta la prima causa di ricovero in pazienti di età superiore ai 65 anni. A soffrire di scompenso cardiaco in Italia sono circa 600.000 persone e si stima che la sua prevalenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa). Una corretta gestione clinica dei pazienti a livello territoriale permette di ridurre la progressione della patologia e di evitare il ricorso all’ospedalizzazione.