La Chiesa sinodale e la sfida culturale - Azione Cattolica Italiana

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La seconda Assemblea sinodale, che si terrà a Roma dal 31 marzo al 3 aprile rappresenta il culmine di un processo avviato mentre la società italiana e il mondo intero facevano i conti con la pandemia che sembrava avesse unito le persone e le istituzioni verso una consapevolezza del comune destino, e che arriva a compimento in una fase drammatica di tensione e di nuova contrapposizione che si sta consumando in uno scenario di guerra e violenza.

Proprio mentre le Chiese che sono in Italia affrontano quella che è stata definita come la fase profetica, il tempo delle scelte, o forse dovremmo dire meglio il tempo della visione che orienta il cammino, il cammino sinodale della Chiesa universale rilancia proponendo un nuovo percorso che dà appuntamento a una grande e certamente inedita “Assemblea ecclesiale in Vaticano”. Il messaggio è chiaro. La sinodalità è uno stile da assumere in modo permanente e che deve sostenere il desiderio profondo di cambiamento che abita nel cuore di tantissime persone, credenti e non credenti.

Una domanda di autenticità e di “credibilità” – per utilizzare una espressione preziosa del beato Rosario Livatino – che incoraggia tutta la comunità cristiana a immergersi con coraggio e con sollecitudine in quell’improrogabile opera di rinnovamento ecclesiale che è in primo luogo esperienza spirituale, fraterna e comunitaria. Il Concilio Vaticano II, ricordando la partecipazione di tutti i battezzati all’unica missione della Chiesa, riconosce l’importanza del dinamismo generativo tra contemplazione e azione nella prospettiva dell’evangelizzazione.

In questi anni abbiamo sperimentato come il processo sinodale sia molto di più che esercizio di dialogo e di partecipazione episodica, quanto piuttosto l’assunzione in profondità dell’impegno concreto a una triplice conversione: personale, comunitaria e strutturale. Al cuore dei lavori assembleari, il frutto di un lungo diffuso e articolato discernimento ecclesiale, che ha fatto emergere tre dimensioni fondamentali della missione cristiana: il rinnovamento missionario della mentalità ecclesiale, la formazione missionaria dei battezzati alla fede e alla vita, e la corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità.

Proprio nella fase di ascolto, il popolo di Dio ha mostrato di essere pronto e disponibile a vivere una stagione vera di rinnovamento, maturato nella consapevolezza di non vivere più in un tempo di cristianità. Non sempre ciò viene elaborato spiritualmente come opportunità, e spesso sono emerse diffidenze e resistenze verso il cammino sinodale, sulle quali occorrerà continuare a lavorare in un clima permanente di ascolto cordiale e dialogo sincero.

La Chiesa deve essere pronta a cambiare, a rinnovarsi, per rispondere alle sfide del mondo moderno, alle domande di pace e giustizia che giungono dalle periferie del mondo, rimanendo sempre fedele al suo compito di annunciare il Vangelo e di accompagnare gli uomini e le donne nel loro cammino di fede.

Riteniamo che sia ancora molto importante il contributo attivo dei laici cattolici e delle diverse espressioni in cui oggi si articolano le aggregazioni laicali.

L’Azione cattolica italiana, in particolare, ha visto nel cammino sinodale un’opportunità per una riflessione profonda sulle scelte fatte dalla sua XVIII Assemblea nazionale e un’occasione per rinnovare il proprio progetto formativo, ispirandosi ancor più ai principi del Concilio Vaticano II e facendo propria la triplice conversione: comunitaria, personale e strutturale. 

Il cammino sinodale ha spronato l’Ac a ripensare le sue pratiche, mettendo in evidenza l’importanza del discernimento comunitario e del dialogo all’interno della vita associativa. Un passaggio fondamentale in questo percorso è stato l’esperienza della pandemia, che ha messo in luce le resistenze al cambiamento e le fragilità presenti nel tessuto ecclesiale, ma che allo stesso tempo ha offerto un’occasione unica per una revisione spirituale e culturale delle pratiche formative, favorendo la resilienza e l’adattamento alle nuove sfide.

Una Chiesa sinodale non può vivere nell’individualismo e nell’autoreferenzialità, ma si rigenera e si sviluppa a partire da una tessitura di legami fraterni e comunitari. L’esperienza della prima Assemblea sinodale, che si è tenuta dal 15 al 17 novembre 2024, ha dimostrato quanto sia forte il desiderio di costruire una Chiesa che sia realmente comunità, che non si faccia carico solo delle proprie questioni interne ma che guardi con occhi nuovi alla realtà che la circonda. Abbiamo gustato in quella occasione un’autentica esperienza di comunione che ha saputo riconoscere fatiche e difficoltà e guardare alle diversità come una ricchezza da contemplare maturando insieme una visione sul futuro della Chiesa.

Nella vicenda sinodale abbiamo avuto modo di approfondire che la vita ecclesiale è alimentata da condivisione, partecipazione e pazienza. In un mondo che spesso cerca soluzioni facili e rapide, che tende a delegare le scelte a pochi, il Sinodo ci insegna un altro approccio: quello del discernimento comunitario. Un approccio che non si accontenta di soluzioni superficiali, ma che sa leggere in profondità la realtà e decidere insieme, nei vari ambiti di responsabilità, ciò che è meglio per il bene di tutti.

Uno stile ecclesiale che può rappresentare un antidoto alla polarizzazione e alla divisione che segnano la società contemporanea. Si apre così anche una sfida culturale che la Chiesa sinodale pone a tutti, il pluralismo e le differenze possono essere abitate in modo differente se si prende sul serio il Vangelo e si alimenta la vita comune – ma anche lo spazio pubblico – come ricerca, riconoscimento reciproco e costruzione aperta. In questo tempo in cui la cultura della guerra e della prevaricazione sembrano spingere per una radicalizzazione e strumentalizzazione dei conflitti, dalla comunità cristiana può elevarsi un messaggio differente.

La vicenda biblica della Torre di Babele ci insegna ancora oggi cosa accade quando ogni individuo parla la propria lingua senza ascoltare gli altri: è una potente lezione di unità. La crisi della comunicazione, la difficoltà nel trovare un linguaggio comune, sono i segni di una società che sta perdendo di vista il valore del dialogo e della comprensione reciproca. Ma è proprio in tale contesto che il cristiano è invitato a pensare la sua presenza e la sua azione come segno di speranza e di pace.

Se con la seconda Assemblea sinodale arriva a compimento un percorso che dovrà incoraggiare decisioni e scelte anche concrete, essa ha il compito di incoraggiare tutte le comunità cristiane ad assumere in modo permanente uno stile e a sentirsi parte viva di un processo che è profondamente spirituale e culturale, una risposta ai segni dei tempi che oggi richiedono cristiani testimoni autentici del Vangelo di Cristo e di essere segno di Speranza e di pace, artefici di fraternità e di inclusione per offrire un contributo alla rigenerazione di forme comuni in cui si esprime e si sviluppa la vita buona di tutte le persone.

Articolo pubblicato su Avvenire del 29 marzo 2025

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Giuseppe Notarstefano