Hollywood si ribella: si può competere con un’attrice bella e brava, ma creata con l’AI?
Come si può facilmente immaginare, a produttori e registi fa molta gola, considerata la gratuità dell’ingaggio e soprattutto l’assenza di capricci e di quelle antipatiche pretese che avanzano notoriamente le star, ma le attrici vere, quelle in carne e ossa, che hanno fatto gavetta, hanno frequentato l’Actor’s Studio e hanno sacrificato magari affetti e famiglia per ottenere successo, come hanno preso la notizia dell’ingresso di Tilly nel mondo patinato del cinema?
Facciamo un passo indietro.
Chi è Tilly Norwood: l’attrice generata con l’intelligenza artificiale
Allo Zurigo Film Festival è stata presentata ufficialmente Tilly Norwood. L’attrice è un’esordiente (non ha mai davvero preso parte a un film) o meglio, come si definisce nel suo profilo Instagram (sì, lo ha già, almeno da qualche mese), aspirante attrice, vive a Londra ed è amante del caffè (come nello stereotipo della Millennial).
Esatto: stiamo parlando di una donna che non esiste e però, di fatto descriviamo le sue abitudini e il suo luogo di residenza, l’utilizzo che fa dei social in cui s’interfaccia coi follower in merito alla sua ossessione per lo shopping e le sue ambizioni: diventare la nuova Scarlett Johansson!
Tutto questo sarebbe già di per sé inquietante.
Tilly è figlia di Xicoia, società nata da un’attrice e produttrice che le ha dato i natali.
Eline Van der Velden, questo il nome della sua madre digitale, spiega, rispondendo alle polemiche, che Tilly non è un rimpiazzo degli attori in carne e ossa, ma semplicemente un lavoro creativo, paragonabile a una creazione artistica.
Perché Hollywood è divisa tra entusiasmo e preoccupazione
Ma le polemiche vanno avanti: perché definire Tilly un’attrice se non ha mai recitato in alcun film? Perché permettere a un’intelligenza artificiale di sostituirsi a un lavoro emotivamente e personalmente così complesso come quello dell’attore?
È davvero arrivato quel fatidico giorno in cui la macchina si sostituisce all’uomo?
Perché gli attori hanno smosso perfino il loro potente sindacato SAG-AFTRA per contrastare la competizione?
Sono terrorizzati da quello che temono proprio tutti i lavoratori: perdere il posto!
Infatti, diverse agenzie e case di produzione cinematografiche si sono dette interessate ad assumere Tilly Norwood.
AI e cinema: quali sono i veri rischi per gli attori umani
Le ragioni del sindacato: «Per essere chiari, “Tilly Norwood” non è un’attrice, è un personaggio generato da un programma informatico che è stato formato sul lavoro di innumerevoli artisti professionisti, senza permesso o compenso. Non ha esperienza di vita da cui attingere, nessuna emozione… crea il problema di usare spettacoli rubati per mettere fuori gioco gli attori, mettendo a repentaglio il sostentamento degli artisti e svalutando l’arte umana».
In sostanza non è un’attrice, solo frutto di sperimentazione. Ma ha dalla sua la velocità. In pochi istanti ha acquisito la “visione” di anni di cinematografia e per osmosi ne ha appreso le principali caratteristiche dell’interpretazione: aspetto fisico, voce, atteggiamento, eccetera. Ma lo studio, l’improvvisazione, il lavoro sui set, le routine produttive? Elementi essenziali per diventare grandi attori! Questa mancanza le si rimprovera, a nostro parere a ragione.
La sua mamma Van der Velden invece ne esalta le qualità, la sua velocità di apprendimento e quindi di performance, ha un corrispettivo in velocità di guadagno: “invece di impiegare tre mesi per ottenere la sceneggiatura di una commedia, la realizzerei in un mese. Invece di impiegare tre giorni per girare la commedia, posso farlo in un giorno.” Continua. Con buona pace di espressività e linguaggio del corpo.
La velocità nel mondo dell’intelligenza artificiale è nemica anche della normazione però, nel senso che non si farebbe in tempo a disciplinare una situazione come questa, che dietro l’angolo se ne presenterebbe un’altra!
La reazione del sindacato SAG-AFTRA e le critiche all’uso dell’AI
Il sindacato degli attori, come detto, si è scagliato contro “il rimpiazzo dei performer con prodotti sintetici” dimenticando però che già sono state utilizzate forme di AI molto recentemente nel mondo hollywoodiano, ricordo su tutti i film premiati agli Oscar nel 2024 the Brutalist ed Emilia Perez, che hanno utilizzato l’AI per migliorare le voci. È inoltre già accaduto che l’intelligenza artificiale sia stata usata per far risorgere sullo schermo attori scomparsi: da Peter Cushing, riportato in vita per il ruolo di Grand Moff Tarkin in Rogue One, a Carrie Fisher in Star Wars: Episodio IX.
Precedenti illustri: quando l’AI ha già recitato sul grande schermo
Ma qui c’è in gioco anche oltre la creazione dei personaggi, si sta già formando infatti, un mondo parallelo dove a fare le sceneggiature, avere le idee, produrre lungometraggi, senza ausilio di troupe alcuna, siano strumenti dell’AI.
Allora tirando le conclusioni l’auspicio è quello della chiarezza: mettere il cinefilo a conoscenza di ciò che ha di fronte, l’idea romantica pirandelliana di attribuire ciò che si vuole a ciò che si vede deve essere, a mio avviso, nutrita dalla consapevolezza e non da una truffa.
Un nuovo cinema è possibile? Verso sceneggiature e film interamente generati
Pensate a quali conseguenze potrebbe andare incontro qualcuno che insegua il sogno di incontrare l’attrice in carne ed ossa ignorando che sia solo frutto di una sequenza di algoritmi?
Lo scenario peggiore che potrebbe materializzarsi è, infatti, quello dell’inganno: una società confusa, in cui nessuno sia più in grado di distinguere l’umano dall’artificiale, una società in cui l’etica è ancora una volta costretta a lasciare posto al business.
Tilly Norwood, questa bellissima ragazza, è stata generata, ma rimane un insieme di dati, certo non invecchierà, non farà capricci da star, non chiederà compensi milionari, ma non avrà mai un cuore vero che le pulsa nel petto!
Nelide Quarato