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Il quarto volume del Sottosopra Digitale non si apre con una celebrazione, ma con un referto medico. Se i capitoli precedenti di questa saga collettiva avevano il sapore amaro della diagnosi la presa di coscienza che l’utopia cibernetica si era trasformata in un panopticon commerciale questo nuovo atto rappresenta la discesa nel bunker della resistenza.
Non siamo più di fronte a un’umanità che scorre passivamente il feed in attesa della fine del mondo; siamo di fronte a un corpo sociale che, seppur intossicato, inizia a mostrare violenti spasmi di rigetto. Il 2025 non sarà ricordato come l’anno dell’IA o del Metaverso, ma come l’anno in cui abbiamo ammesso, collettivamente e legislativamente, che il re è nudo, e per di più è uno spacciatore.
L’analisi che segue è esaustiva, crudele e necessaria. Attraversa i corridoi legislativi di Albany, New York, dove la burocrazia sta finalmente brandendo il martello contro i giganti della Silicon Valley; vola fino a Canberra, dove l’Australia sta erigendo la “Grande Muraglia Digitale” per proteggere i minori; scende nei meandri della neuropsicologia per spiegare perché ci sentiamo geni mentre diventiamo cognitivamente obesi; e infine, approda nelle boutique del lusso dove il silenzio, una volta gratuito e onnipresente, è diventato la merce più costosa del pianeta.
La tesi centrale di questo rapporto è che la tecnologia ha cessato di essere uno strumento di liberazione per diventare un’architettura di confinamento. La “connessione”, venduta come diritto umano fondamentale, si è rivelata una catena di montaggio per l’estrazione di dati biometrici e comportamentali.
Ma ogni azione genera una reazione uguale e contraria. L’insurrezione analogica è iniziata. Non con le bombe, ma con i “dumbphone”. Non con i manifesti politici, ma con le leggi che equiparano TikTok al tabacco. Benvenuti nel Sottosopra, dove per andare avanti bisogna tornare indietro.
Capitolo 1: Il Nuovo Tabacco, Semiotica di un Veleno Digitale
1.1 La Fine dell’Innocenza: New York e il Marchio della Bestia
La metafora del “nuovo tabacco” ha smesso di essere un artificio retorico per diventare giurisprudenza. La legislazione S4505/A5346, firmata dal governatore Kathy Hochul nello Stato di New York, rappresenta il punto di non ritorno nella storia della regolamentazione tecnologica. Non si tratta di una semplice normativa sulla privacy o di una blanda raccomandazione; è l’ammissione formale, stampata su carta bollata, che i social media sono intrinsecamente tossici.
La legge impone che le piattaforme social visualizzino etichette di avvertimento sulla salute mentale, identiche nella loro brutale onestà a quelle che da decenni adornano i pacchetti di Marlboro e Camel. “Questo prodotto può causare ansia, depressione e disturbi del sonno”. Non è un’ipotesi; è una certezza di stato.
Il legislatore ha identificato il nemico non nel contenuto che è sempre stato il capro espiatorio facile ma nella forma. Le caratteristiche definite “predatorie” dalla legge includono lo scorrimento infinito (infinite scroll), l’auto-play e le notifiche algoritmiche.
Questa distinzione è cruciale e merita un’analisi profonda. L’infinite scroll non è una “feature” di design neutrale; è l’equivalente digitale della rimozione dei filtri dalla sigaretta per aumentare l’assorbimento della nicotina. È stato progettato deliberatamente per eliminare i “punti di arresto” (stopping cues) che naturalmente suggerirebbero al cervello umano di passare ad altra attività. Eliminando la fine della pagina, si elimina la fine del consumo.
New York ha capito che non si può chiedere a un adolescente di avere autocontrollo contro un supercomputer progettato per hackerare il suo sistema limbico, così come non si può chiedere a un polmone di non assorbire il catrame.
La reazione dei mercati è stata immediata e rivelatrice. I titoli di Meta, Snap e Alphabet hanno subito flessioni significative alla notizia, un segnale inequivocabile che Wall Street sa perfettamente che il valore di queste aziende risiede nella loro capacità di creare dipendenza. Se si toglie la dipendenza, crolla il modello di business. La “user engagement” non è altro che un eufemismo per “tempo di vita sottratto”.
1.2 L’Analisi Economica: Beni di Demerito e Fallimento del Mercato
Per comprendere la gravità di questa svolta, dobbiamo applicare le categorie dell’economia classica a un fenomeno post-moderno. I social media sono stati riclassificati, de facto, come “beni di demerito” (demerit goods). Un bene di demerito è un prodotto o servizio il cui consumo è considerato socialmente indesiderabile o dannoso per il consumatore stesso, spesso a causa di un’asimmetria informativa o di un’incapacità di valutare le conseguenze a lungo termine.
Il consumatore medio di social media opera come un massimizzatore di utilità a breve termine: cerca la gratificazione istantanea del like, la scarica di adrenalina della polemica virale o l’anestesia dello scorrimento passivo. Tuttavia, ignora o sottovaluta i costi a lungo termine: l’erosione dell’attenzione, l’aumento dell’ansia, la polarizzazione sociale.
Il libero mercato, lasciato a se stesso, produce una quantità eccessiva di social media, ben oltre l’ottimo sociale. Questo è un classico “fallimento del mercato”.
L’intervento dello Stato, quindi, non è un atto di autoritarismo paternalistico, ma una correzione necessaria. Come per l’alcol e il tabacco, dove lo Stato interviene con accise e divieti per internalizzare le esternalità negative (costi sanitari, incidenti stradali), ora interviene sui social per mitigare i costi della crisi della salute mentale giovanile.
1.3 Il Contagio Globale e la Pressione dei Pari
L’effetto domino è già iniziato. Non è solo New York. L’Alta Corte di Madras in India ha suggerito esplicitamente di adottare misure simili, citando i dati devastanti sull’esposizione dei minori a contenuti violenti e misogini. Regno Unito, Germania, Francia e Danimarca stanno osservando con estrema attenzione, pronti a replicare il modello.
La narrativa sta cambiando radicalmente. Fino a pochi anni fa, la critica ai social media era confinata a intellettuali conservatori o a genitori preoccupati. Oggi, è al centro dell’agenda politica progressista e conservatrice allo stesso tempo. Il consenso trasversale, il 72% dei neozelandesi supporta un ban totale per i minori di 14 anni, e cifre simili si vedono in Australia suggerisce che la società civile ha raggiunto il punto di rottura.
I genitori si sentono impotenti. Hanno capito che non stanno combattendo contro un “vizio” dei figli, ma contro le squadre di ingegneri comportamentali più pagate al mondo. E in questa lotta impari, invocano il Leviatano statale.
| Giurisdizione | Misura Adottata / Proposta | Obiettivo Dichiarato |
| New York (USA) | Etichette di avvertimento, divieto algoritmico notturno | Salute mentale, riduzione ansia |
| Australia | Ban totale accesso < 16 anni | Protezione sviluppo cognitivo |
| India (Madras HC) | Suggerimento di ban totale | Protezione da contenuti nocivi |
| Europa | DSA (Digital Services Act) e nuove proposte | Regolamentazione gatekeeper |
Capitolo 2: L’Opzione Nucleare, L’Esperimento Australiano
2.1 La Grande Muraglia del Pacifico
Se New York ha scelto la via della dissuasione (le etichette), l’Australia ha scelto la via dell’interdizione (il divieto). La legge introdotta dal governo laburista australiano è draconiana, senza precedenti e assolutamente affascinante nella sua radicalità: divieto totale di accesso ai social media per chiunque abbia meno di 16 anni.
Non si tratta di una “verifica dell’età” morbida, dove basta cliccare “Sì, ho 18 anni”. La legge impone alle piattaforme sotto pena di sanzioni corporative fino a 49,5 milioni di dollari australiani di implementare sistemi di “age assurance” biometrici o documentali infallibili. Le piattaforme coinvolte sono i giganti: TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat, X (ex Twitter), Reddit.
L’Australia sta conducendo, di fatto, il più grande esperimento sociologico del XXI secolo. Sta tentando di creare una “bolla temporale” in cui l’adolescenza torna a essere analogica per legge. L’obiettivo è restituire ai giovani quella “scarsità” di connessione che permetteva lo sviluppo dell’identità.
Senza il feed costante, l’adolescente è costretto a confrontarsi con la noia, con il silenzio e con le interazioni faccia a faccia, tutte cose che l’ecosistema digitale ha sistematicamente eroso.
2.2 Il Gioco della Talpa (Whack-a-Mole) e la Resistenza Digitale
Tuttavia, come ogni proibizionismo insegna, il mercato nero trova sempre una strada. Gli esperti australiani, come il professor Daniel Angus della Queensland University, hanno avvertito che il governo sta per entrare in una partita infinita di “Whack-a-Mole” (colpisci la talpa). Appena si blocca l’accesso a TikTok, i giovani migrano in massa verso piattaforme non ancora regolate o meno note.
I dati sono già eloquenti. Il giorno dell’entrata in vigore del divieto, app come Lemon8 (di proprietà di ByteDance, la stessa di TikTok) e Yope hanno visto un’impennata verticale nei download sull’App Store australiano.
I giovani digitali sono fluidi, veloci e adattabili. Se chiudi la porta principale, entrano dalla finestra del servizio. Inoltre, l’uso di VPN e tecnologie di offuscamento diventerà una competenza di base per ogni dodicenne australiano, creando una generazione di hacker per necessità.
Questo solleva un interrogativo filosofico: è meglio avere i ragazzi su piattaforme mainstream regolate e sorvegliate, o spingerli verso il dark web e app di messaggistica criptata dove non esiste alcuna moderazione? Il governo australiano ha deciso che il rischio vale la candela, scommettendo sulla teoria dell’“attrito benefico”: se rendi il vizio difficile, ne riduci il consumo aggregato.
2.3 Le Piattaforme Escluse: La Definizione di “Social”
Un aspetto critico della legge australiana (e di quella neozelandese in fase di bozza) è la definizione di cosa costituisce un “social media age-restricted”. Sono escluse le app di messaggistica (WhatsApp), i giochi online (spesso vere piazze sociali come Roblox o Fortnite) e le piattaforme educative.
Questa zona grigia è il campo di battaglia futuro. Se YouTube è vietato ma Fortnite è permesso, la socialità si sposterà interamente dentro il gioco. Se WhatsApp è permesso, i gruppi di chat diventeranno i nuovi feed.
La legge tenta di tracciare confini netti in un mondo liquido. Tuttavia, il messaggio simbolico è potente: lo Stato ha tracciato una linea sulla sabbia. Fino a 16 anni, la tua mente deve essere protetta dall’algoritmo. Dopo, sei carne da macello come gli adulti.
Capitolo 3: Psicologia dell’Inganno, Edward Bernays e l’Illusione di Competenza
3.1 I Nipoti di Freud e il Marketing della Dopamina
Per capire perché i social media sono il nuovo tabacco, dobbiamo guardare al passato. Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud e padre delle pubbliche relazioni, negli anni ’20 utilizzò le teorie psicoanalitiche dello zio per manipolare le masse.
La sua campagna più celebre, “Torches of Freedom“, convinse le donne che fumare era un atto di emancipazione femminista. Bernays non vendeva sigarette; vendeva un’idea di sé, legando un prodotto tossico a un desiderio inconscio.
Oggi, la Silicon Valley opera come una gigantesca agenzia di Bernays automatizzata. Non vendono “connessione”; vendono validazione, appartenenza e sollievo dall’ansia esistenziale. Ma come il fumo, il sollievo è temporaneo e crea il bisogno della dose successiva.
Gli studi citati dal Surgeon General mostrano che l’esposizione a contenuti sul tabacco sui social media aumenta del 53% il rischio di uso del tabacco stesso. C’è una sinergia diabolica: il social media è sia la droga che il vettore pubblicitario per altre droghe. Gli influencer sono i nuovi uomini-sandwich, ma invece di camminare per strada, entrano direttamente nella camera da letto dei nostri figli.
3.2 L’Illusione di Competenza: Diventare Stupidi Sentendosi Geni
C’è un effetto collaterale del “Sottosopra Digitale” che è forse ancora più insidioso della depressione: l’atrofia cognitiva mascherata da apprendimento. Siamo nell’era dell'”Illusione di Competenza“.
Il meccanismo è perverso. Piattaforme come TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts sono piene di contenuti “educativi”: pillole di 60 secondi su astrofisica, finanza, psicologia, fai-da-te. L’utente guarda il video, capisce la spiegazione semplificata e ottiene una scarica di dopamina. Il cervello registra: “Ho imparato questo”. In realtà, non ha imparato nulla. Ha solo riconosciuto l’informazione.
Siamo passati dall’ignoranza socratica (“so di non sapere”) all’incompetenza inconscia (“non so di non sapere, ma credo di sapere”). Il consumo passivo di informazioni rapide crea una familiarità superficiale che viene scambiata per padronanza.
Ma la vera competenza richiede sforzo, ripetizione, fallimento e, soprattutto, tempo, tutte cose che l’algoritmo, nel suo imperativo di fluidità e velocità, ha eliminato.
Stiamo allevando una generazione di “esperti di tutto” che non sanno fare nulla. Hanno visto mille video su come si costruisce un tavolo, ma non hanno mai tenuto in mano un martello. Hanno ascoltato cento spiegazioni sulla meccanica quantistica, ma non sanno risolvere un’equazione lineare. L’algoritmo ci vende la sensazione di essere intelligenti, mentre ci rende funzionalmente incapaci di pensiero profondo e complesso.
3.3 Il Cervello Adolescente: Una Prefrontale Sottosviluppata contro un Supercomputer
La vulnerabilità biologica è il cuore del problema. La corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi e della pianificazione a lungo termine, non matura completamente fino ai 25 anni. Il sistema limbico, responsabile delle emozioni e della ricerca di ricompensa, è invece iperattivo durante l’adolescenza.
I social media sono progettati chirurgicamente per sfruttare questo disallineamento evolutivo. Le notifiche variabili, i “like”, gli “streak” di Snapchat: sono tutti meccanismi che bypassano la prefrontale e colpiscono direttamente il nucleo accumbens.
È come mettere un bambino in una stanza piena di caramelle e dirgli di mangiare solo le verdure, mentre un altoparlante gli urla che se non mangia le caramelle tutti i suoi amici lo odieranno. La legislazione di New York e l’Australia stanno essenzialmente dicendo: “Ok, togliamo le caramelle dalla stanza, o almeno mettiamoci sopra un teschio gigante”.
Capitolo 4: L’Economia dell’Attenzione, La Moneta del Nuovo Millennio
4.1 La Profezia di Herbert Simon e la Scarsità Artificiale
Nel 1971, l’economista Herbert Simon scrisse: “In un mondo ricco di informazioni, la ricchezza di informazioni significa una carestia di qualcos’altro: una scarsità di ciò che l’informazione consuma. Ciò che l’informazione consuma è piuttosto ovvio: è l’attenzione dei suoi destinatari“.
Mai profezia fu più accurata. Oggi viviamo nella dittatura dell’abbondanza informativa e della povertà attentiva. L’attenzione è diventata la risorsa economica fondamentale, la “valuta” che muove il mondo. Ma a differenza del denaro, che può essere stampato (con i rischi dell’inflazione), l’attenzione è finita. Abbiamo solo 24 ore al giorno, e ne dobbiamo dormire alcune.
La “Guerra dell’Attenzione” è una guerra a somma zero. Netflix non compete solo con Disney+; compete con il sonno, con la lettura, con il sesso, con la conversazione a cena. Il CEO di Netflix lo ha detto esplicitamente: “Il nostro più grande concorrente è il sonno“. E stanno vincendo.
4.2 L’Attenzione come Capitale e la Perdita di Sovranità
L’attenzione non è solo una risorsa; è la sostanza stessa della nostra vita. William James diceva: “La mia esperienza è ciò a cui accetto di prestare attenzione”. Se la nostra attenzione viene dirottata sistematicamente da algoritmi progettati per il profitto di terzi, allora non stiamo vivendo la nostra vita. Stiamo vivendo la vita che gli inserzionisti hanno pianificato per noi.
Siamo di fronte al crollo dell'”autonomia cognitiva“. La democrazia richiede cittadini capaci di concentrarsi, di valutare argomenti complessi e di prendere decisioni razionali. L’economia dell’attenzione, frammentando la nostra concentrazione in segmenti di 8 secondi, erode le basi stesse della società libera.
Un popolo che non riesce a leggere un articolo di giornale senza controllare tre volte le notifiche non è un popolo libero; è un popolo di tossicodipendenti funzionali.
Il concetto di “doppio flusso” dell’attenzione spiega