Sicurezza e dolore, la propaganda che specula sulle ferite - Partito Socialista Italiano

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di Enzo Maraio

C’è qualcosa di profondamente sbagliato, e sì, anche un po’ volgare, nel modo in cui una parte della politica interviene ogni volta che il dolore irrompe nella cronaca. Di fronte a tragedie che colpiscono una comunità, come i fatti avvenuti a La Spezia, l’assassinio di un ragazzo per mano di un coetaneo, il Governo risponde con annunci roboanti: una nuova “stretta sulle armi”, l’ennesimo decreto sicurezza, altre norme sbandierate come soluzioni definitive. È il riflesso condizionato del populismo: usare la sofferenza per costruire un messaggio politico, non per affrontare il problema reale. Parliamoci chiaro: portare armi da taglio nelle scuole è già un reato. Lo era prima, lo è oggi. Fingere che manchino le leggi serve solo ad alimentare paura e a legittimare scorciatoie repressive. È lo stesso schema già visto in altri casi, come quello di Reve: l’emergenza diventa pretesto, la complessità viene rimossa, la propaganda prende il posto della responsabilità. Pensare che la risposta possa essere più repressione, o addirittura i metal detector a scuola, significa non capire – o fingere di non capire – cosa sta accadendo davvero alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese. Il problema non è l’assenza di norme, ma l’assenza di ascolto. È l’incapacità di intercettare un disagio profondo che attraversa le nuove generazioni. Servono psicologi stabili nelle scuole, non misure spot buone solo per un titolo di giornale. Servono spazi di parola, di confronto, di elaborazione del disagio. Serve il coraggio di affrontare seriamente i nodi della modernità: la solitudine, la rabbia, la costruzione dell’identità, la violenza simbolica, la pressione sociale, il rapporto con il corpo, la sessualità, il digitale. La scuola non deve diventare un luogo militarizzato. La sicurezza non si costruisce con i tornelli o con i decreti emergenziali, ma con relazioni forti, adulti presenti, comunità educanti capaci di prendersi cura. Tutto il resto è rumore di fondo. E, nei momenti di dolore, anche una forma di cinismo politico.

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