Il lavoro povero è una delle più gravi contraddizioni del nostro tempo. Il fatto che vi siano persone che, pur avendo un’occupazione, non riescano comunque a condurre una vita dignitosa è una stortura profonda del sistema produttivo e sociale. Avere un lavoro e una retribuzione dovrebbe comportare la automatica fuoriuscita dalla sfera dell’insicurezza economica; e invece, in Italia, salari bassi, contratti discontinui e aumento del costo della vita stanno spingendo una parte crescente della popolazione occupata verso una condizione di fragilità permanente.
Siamo in presenza di una anomalia tipica degli ultimi anni, sconosciuta al quadro sociale del passato, che per il Sindacato rappresenta una emergenza primaria. La CISAL ha ripetutamente portato il tema dei salari al centro del dibattito pubblico, evidenziando che esso non poteva essere affrontato con misure spot o interventi temporanei. Serviva, e serve, al contrario, una strategia complessiva che rafforzi la contrattazione collettiva, valorizzi il lavoro qualificato e garantisca retribuzioni adeguate alla dignità delle persone. In tale contesto la CISAL ha richiesto e sostenuto tutte le misure che sono intervenute sul cuneo fiscale e contributivo, per un abbassamento del prelievo sulle retribuzioni prodotto da tasse e contributi. Gli effetti di tali politiche, che per approdare ad un assetto stabile hanno richiesto l’esplicarsi di tre manovre di bilancio, hanno rafforzato il potere d’acquisto degli stipendi e supportato la domanda interna aiutando l’economia in modo più complessivo.
Oggi, tuttavia occorre guardare oltre: acquista priorità, ad esempio, il tema della stabilità occupazionale. La diffusione eccessiva del precariato e della discontinuità lavorativa rende per moti giovani impossibile programmare il futuro: una casa, una famiglia, un percorso di vita. La flessibilità non può trasformarsi in precarietà strutturale, né può essere scaricata interamente su lavoratrici e lavoratori. Senza considerare gli effetti nefasti che essa produce a livello previdenziale. Per tale motivo la CISAL chiede, da tempo, che le misure di sostegno alle imprese siano legate ad alcuni parametri tra i quali figura la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato. Un altro aspetto centrale è la rappresentanza. Un sistema di relazioni industriali sano si fonda su sindacati realmente rappresentativi e su una contrattazione che copra tutti i settori. Contrastare il dumping contrattuale e i contratti pirata è una priorità per tutelare sia i lavoratori sia le imprese corrette. In tale contesto tuttavia, bisogna saper effettuare una selezione seria e ben ponderata, evitando che una eccessiva generalizzazione non diventi strumentale all’affermazione di un illegittimo monopolio della contrattazione in favore di pochi soggetti (siano essi di parte datoriale che sindacale). Anche perché l’esperienza concreta ci insegna che nei settori in cui, di fatto, si è affermato un unico contratto di categoria, le retribuzioni sono crollate e non sono migliorate. Il tema è delicato e, purtroppo, troppo spesso viene trattato con estrema superficialità anche dalla stampa. Il lavoro povero non si combatte con slogan, ma con politiche serie e condivise: la CISAL continuerà a impegnarsi perché il lavoro torni a essere uno strumento di emancipazione e non una trappola di povertà. Un Paese che accetta il lavoro povero rinuncia al proprio futuro. Un Paese che lo combatte, invece, investe nella coesione sociale e nella crescita.