Il gioco dell'Oca - Partito Socialista Italiano

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di Bobo Craxi

Pare abbia origini italiane, medicee per l’esattezza, il passatempo metafora dell’esistenza che disegna un percorso avventuroso irto di ostacoli attraverso i quali ad un certo punto può capitare di ritornare al punto di partenza. Così nell’avventurosa parabola di Giorgia Meloni nelle complesse trame della politica estera è capitato nuovamente che dopo tre anni di peregrinazioni al servizio esclusivo della Presidenza americana di Trump, ella si sia riposizionata nell’ambito naturale per una democrazia come la nostra, ovvero in coerente cooperazione politica ed economica con le altre grandi nazioni Europee. Dopo anni rivede Macron a tu per tu, al di là della sostanza di questo ritrovato incontro con il nostro vicino di casa (che non senza perfidia ha organizzato l’evento nel sud della Francia che gli italiani occuparono assieme ai nazisti dal novembre del 42 sino all’8 Settembre del ’53 con la rovinosa ritirata del nostro esercito) sottolinea la necessità di rivedere per intero la condotta internazionale sin qui tenuta, cercando di riqualificare la nostra politica estera alla luce dello strappo tutt’altro che ricucito con l’amministrazione americana, strappo che non resterà senza conseguenze almeno nel dichiarato intento di molti settori vicino al Presidente Trump che intendono presentare il conto di questa presunta insubordinazione. Pensando di soccorrere Palazzo Chigi con una prassi irrituale, il Segretario della NATO Mark Rutte ha pensato bene di spiattellare segreti militari affermando la for- te cooperazione fra Italia e Stati Uniti nel recente conflitto che li ha visti impegnati sul fronte iraniano, creando non pochi imbarazzi per il nostro esecutivo che ha cercato di allontanare il sospetto di avere tenuto all’oscuro il Parlamento e la Nazione – seppur indiretto – nel teatro di guerra. In attesa che passi la buriana in cui Giorgia Meloni ha cercato di domare la furia del satrapo di Mar-a-lago, per il governo non è restato che ricorrere al classico diversivo che consiste nell’esercitare il ruolo della vittima; e tutt’al più rivendicando un atteggiamento muscolare che ha fatto circolare nuovamente, senza alcun disprezzo per il ridicolo, il paragone con Sigonella. Allora ci fu un’azione militare rivolta contro le nostre forze armate e in palese violazione della nostra sovranità nazionale. Qui si tratta di velivoli militari americani, beninteso della nostra alleanza, che qualche volta atterravano e qualche altra partivano, tutto sotto lo sguardo negligente di chi avrebbe dovuto vigilare e con la possibile complicità politica di chi avrebbe dovuto informare parlamento e Nazione. Meglio allora per il momento cercare diversi, attorno a noi cadono (Starmer) o entrano in crisi (Sanchez) prospettive politiche alternative al sovranismo mondiale che ha già messo in crisi l’ordine, fra un anno i grandi pilastri europei (Francia e Germania) potrebbero cambiare orientamento politico e certamente leadership. Giorgia Meloni si offre come elemento stabilizzatore dell’Unione, in attesa della caduta di Trump o della sua tenuta al midterm di novembre. A quel punto “dovrà vedersela con me” ovvero con l’unico leader europeo che rischia di rimanere in piedi. A meno che la prosopopea della leader sovranista non si scontri con la fame di vendetta del deep-state che ha puntato le figure sulla scomposizione del centrodestra italiano e sull’improbabile lunga marcia del generale. D’altronde se vi vuole bissare l’eroismo di Sigonella bisogna anche sapere che il destino è segnato (come ha detto Paolo Mieli “a Craxi gliel’hanno fatta pagare…” approfondiremo) per questo il consiglio è quello di tirare altri dati e proseguire il Gioco dell’Oca (Absit iniuria Verbis..).

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