9 Gennaio 2026 – Leone XIV, per la prima volta nel corso del suo Pontificato, ha ricevuto i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella tradizionale Udienza di inizio anno in cui il Pontefice in carica affronta i temi della politica internazionale.
Il suo discorso si è sviluppato prendendo spunto dalla Città di Dio di s. Agostino – «opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia» (Benedetto XVI) – in un tempo che “sembra piuttosto incline a negare diritto di cittadinanza alla città di Dio”.
Papa Leone ha spiegato la scelta di un testo agostiniano che va certamente contestualizzato nella sua epoca: “Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”.
Il Pontefice ha voluto in particolare sottolineare la sua preoccupazione – condivisa con papa Francesco – per “la debolezza del multilateralismo“, il cui scopo è “offrire un luogo perché le persone possano incontrarsi e parlare”. Tuttavia, ha spiegato Leone XIV “per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo”. Il paradosso che ha sottolineato il Papa è che “questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione”.
Il contesto che il Pontefice ha diffusamente spiegato nel suo discorso lo induce a pensare che “nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio corto circuito dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità”.
A proposito dei diritti umani e della difesa della “dignità inalienabile di ogni persona”, il Papa ha dedicato un pensiero anche al mondo della mobilità umana: “Ogni migrante è una persona e, in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto. Non tutti i migranti, poi, si spostano per scelta, ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici, come in diverse parti dell’Africa e dell’Asia. In quest’anno, in cui peraltro si celebra il 75° anniversario dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati“.
“Nonostante il quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi”, ha infine concluso il Papa, “la pace rimane un bene arduo ma possibile. Essa, come ricorda Agostino, «è il fine del nostro bene», poiché è il fine proprio della città di Dio, a cui aspiriamo, anche inconsapevolmente, e di cui possiamo assaporare l’anticipo nella città terrena”. Ma non si tratta di quell’idea di pace “possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza”; per questo “essa esige umiltà e coraggio. L’umiltà della verità e il coraggio del perdono”.