Nell’anno appena iniziato i social media non sono solo spazi di performance o visibilità ma ambienti in cui le relazioni contano più delle classiche metriche. La diffusione dell’intelligenza artificiale e il conseguente bisogno di autenticità stanno ridisegnando il modo in cui le persone interagiscono con le piattaforme. E il punto focale si sta spostando dall’engagement dei post al dialogo nelle community. Prima di approfondire i trend social 2026, facciamo alcune premesse sull’utilizzo dell’AI e sulle nuove abitudini di ricerca degli utenti.
L’influenza dell’AI e il cambiamento delle ricerche online
Per il suo ruolo crescente nell’ideazione e nella creazione contenuti, l’AI ha già rappresentato una delle principali tendenze del 2025. Non verrà però utilizzata solo per la produttività, l’automazione o seguire i trend social 2026. Come sottolineato da IBM, nel 2026 le aziende più competitive integreranno modelli AI multi-agente composti da sistemi specializzati. Agendo come “esperti digitali”, questi generano messaggi personalizzati sulla base dei dati comportamentali e anticipano le esigenze dell’utente grazie a meccanismi di automazione predittiva. Permettono così di ottenere una maggiore scalabilità e un’ottimizzazione continua delle performance.
Parallelamente, gli utenti stabiliscono con i tool AI dialoghi continuativi e personali. Ciò ha modificato il modo in cui accedono alle informazioni sul web. Secondo il Report Digital 2026 condotto da We Are Social, ChatGPT genera da solo l’84% del traffico originato dai modelli linguistici (LLM) verso altri siti. I chatbot sono usati anche per cercare prodotti e brand e prendere decisioni di acquisto. I riassunti generati da AI Overview, inoltre, hanno ridotto di circa il 50% il tasso di click sui link successivi. Ciò ha spostato l’attenzione dalla fonte principale direttamente al contenuto presentato dall’AI.
A questo si aggiunge la componente visiva dell’esperienza di ricerca su piattaforme come Instagram, TikTok e Pinterest. L’utilizzo dei social per l’esplorazione prima dell’acquisto è ormai consolidato. Il 28,7% degli italiani naviga sui social per ispirazione su cose da fare o acquistare, il 21,6% per trovare prodotti da comprare e il 15,2% per seguire i brand preferiti (Report Digital 2026, We Are Social). Da luglio 2025, inoltre, Meta ha aperto all’indicizzazione dei contenuti pubblici su Facebook e Instagram da parte di Google, rendendo i post social accessibili anche dai risultati dei motori di ricerca.
Implicazioni e indicazioni operative
La scoperta di prodotti e brand non parte più solo da una ricerca testuale tradizionale ma si sviluppa in ambienti conversazionali e attraverso i feed. In questo nuovo contesto, per essere presenti sui motori di ricerca non basta ottimizzare le query secondo una logica SEO. Bisogna anche progettare contenuti che possano essere letti, interpretati e suggeriti dai chatbot come ChatGPT o Perplexity. D’altra parte, vale la pena scrivere caption SEO-friendly per i propri contenuti social, aggiungere sottotitoli e testi a schermo ai propri Reel e video (che vengono letti da Google) e ideare i post in modo che rispondano a intenti di ricerca, come se fossero dei mini articoli.
AI e autenticità, un nuovo equilibrio
Come precisato, la diffusione di testi, immagini e video generati dall’AI è stata uno dei fenomeni più rilevanti dell’anno appena concluso. E sarà anche uno dei trend social 2026. Una spinta importante in questo senso è arrivata dalle stesse piattaforme che, integrando strumenti nativi, hanno reso più accessibile l’intelligenza artificiale agli utenti.
– Meta ha introdotto Meta AI, l’assistente virtuale capace di generare testi, immagini e risposte contestuali disponibile su WhatsApp, Instagram, Facebook e Messenger.
– TikTok ha lanciato funzionalità come Smart Split, AI Outline e Generative Effects che automatizzano diverse fasi cruciali del processo creativo.
– Anche X ha rafforzato la sua offerta con Grok, l’assistente multimodale che produce contenuti visivi e testuali.
– Snapchat ha sviluppato le Sponsored AI Lenses e Imagine Lens, due soluzioni che permettono di generare contenuti AI attraverso prompt testuali.
Queste sono alcune delle innovazioni che abbassano la soglia d’accesso all’AI e moltiplicano la quantità di post, immagini e video condivisi.
La facilità di produzione ha però generato una saturazione di contenuti senza precedenti. Gli output sui social risultano spesso ripetitivi e in molti casi vengono percepiti come freddi o disturbanti. Il fenomeno dell’AI Slop (contenuti di bassa qualità generati in massa) ha accentuato la diffidenza degli utenti. Il risultato è un bisogno crescente di elementi umani, volti riconoscibili ed esperienze narrative reali.
Ritorno all’autenticità
Tra i trend social 2026 emerge la ricerca di storie capaci di trasmettere identità, valori e quotidianità. A fare la differenza non è la qualità tecnica ma l’imperfezione di contenuti autentici. In questo scenario, i brand hanno la possibilità di raccontare il proprio lato umano, documentare la produzione in contesti veri e dar voce al proprio team con contenuti EGC (creati direttamente dai propri dipendenti e collaboratori). Anche le partnership con i creator tornano al centro delle strategie di comunicazione.
Chi si occupa di comunicazione non può più chiedersi solo quali contenuti pubblicare ma quali voci fare emergere. La sfida non è rinunciare del tutto all’AI per la produzione dei propri messaggi ma adottarla in modo che sia funzionale alla creazione di connessioni concrete con il pubblico.
Video brevi e serialità
Reel su Instagram, video veloci su TikTok e Shorts su YouTube non sono più un’opzione ma uno degli standard espressivi delle piattaforme e tra i principali trend social 2026. Oltre alla Gen Z e ai Millennials, anche le fasce di target più adulte come quella dei Boomer si sono adattate a questo linguaggio. A premiare è la capacità di generare interesse in pochi secondi con hook forti, un montaggio ritmato e una narrazione veloce. L’editing realizzato direttamente con gli strumenti AI presenti nelle piattaforme gioca un ruolo cruciale. Permette infatti di ottimizzare la produzione e viene recepito positivamente dagli algoritmi.
I video mid e long form non sono superati ma restano fondamentali. Possono infatti offrire maggiori possibilità di storytelling e monetizzazione e – come già sottolineato – un miglioramento del posizionamento SEO. Più che essere contrapposte tra loro, le due tipologie possono essere progettate in modo complementare. Le prime possono fungere da teaser che indirizzano verso le seconde per approfondire il tema, creando continuità narrativa.
Non è un caso infatti che, a emergere tra i trend social 2026, vi sia anche la serialità. Nella frammentarietà dei contenuti sui feed, gli utenti cercano e premiano trame riconoscibili e personaggi ricorrenti. I contenuti episodici offrono un vantaggio evidente: permettono di approfondire temi, rafforzare la coerenza e generare familiarità, elementi funzionali alla fidelizzazione.
Social commerce nel 2026
A differenza del classico rimando a un sito esterno tramite link, con il social commerce l’intera procedura d’acquisto avviene direttamente sull’account del brand, dalla scoperta del prodotto al checkout. Il tutto senza interruzioni. Oltre che di un trend social 2026, si tratta di uno strumento che i brand possono prendere in considerazione per cercare di raggiungere i propri obiettivi di vendita.
Le vetrine di Facebook e Instagram, gestibili anche attraverso CMS come Shopify, nel 2026 sono potenziate da opzioni di AI-driven product recommendation. Queste personalizzano in tempo reale la vetrina in base al comportamento dell’utente permettendo di aumentare il tasso di conversione. Nel nuovo anno, TikTok Shop consoliderà il modello “shoppertainment” unendo shopping e intrattenimento per stimolare le conversioni. YouTube, che consente di taggare prodotti in video e live, nel 2026 offre anche con funzioni interattive e A/B testing per ottimizzare le CTA. Pinterest, dal canto suo, rafforzerà la sua vocazione all’acquisto ispirazionale, con Pin prodotto integrati ai principali CMS e raccomandazioni basate sull’AI.
Linee guida per i brand
Perché le strategie di social commerce risultino efficaci occorre sviluppare contenuti ottimizzati per la scoperta dai feed. Essenziale è l’integrazione del tag prodotto e la cura delle vetrine. Al di là dei classici post con foto o video, è bene sperimentare formati più interattivi come il live shopping. La coerenza stilistica tra cataloghi e feed è imprescindibile. Sebbene il punto di forza del social commerce sia l’esperienza fluida, è possibile introdurre delle frizioni che interrompono il processo decisionale. Avvalersi di mini-ostacoli come la richiesta di un preordine o di ritiro in store può – in alcuni casi specifici – generare un senso di esclusività legato al prodotto.
Tutto ciò porta anche a un cambiamento delle metriche da prendere in considerazione. Like e follower restano importanti. L’attenzione si sposta però su indicatori legati alla performance reale: tasso di conversione, costo per acquisizione, entrate generate. Misurare le azioni effettive come acquisti, contatti o richieste permette di leggere il contributo dei social anche quando non rappresentano l’ultimo touchpoint del funnel.
Nel 2026, le conversazioni si spostano dai post pubblici dei social a community chiuse, gruppi tematici e messaggi diretti (DM). Qui nascono e si rafforzano sia fiducia che engagement e, sempre più spesso, anche conversioni. Gruppi Facebook e Canali Broadcast di Instagram, ad esempio, possono diventare l’infrastruttura invisibile ma fondamentale delle relazioni digitali tra brand e utenti. Parallelamente, cresce l’uso della messaggistica privata su TikTok e Instagram a conferma della domanda di interazioni personali e spazi circoscritti non mediati dagli algoritmi.
I brand possono progettare contenuti in grado di dare il via a conversazioni private stimolando l’appartenenza alla community. In particolare, sono le nuove generazioni a chiedere più interazione in spazi meno performativi come canali broadcast, chat e micro-community. Oltre che nella fase dell’ascolto, il community management diventa centrale anche per la capacità di anticipare e stimolare le conversazioni e individuare esigenze e bisogni emergenti.
Nelle community è possibile anche aprire spazi di co-creazione con il proprio pubblico. Oggi non ci si accontenta più di ascoltare o leggere. Numerosi utenti desiderano partecipare attivamente con produzioni originali (anche, come dicevamo, grazie ai tool in AI) da condividere. I brand possono progettare format, invitare a reinterpretare temi e creatività oppure lanciare sfide e audizioni online che aumentano il senso di appartenenza.
Trend comportamentali degli utenti nel 2026
Il report di Pinterest è una buona sintesi dei trend social 2026 che guideranno i comportamenti di lifestyle e consumo dell’anno a venire. La piattaforma identifica le tendenze di lungo periodo a partire dai segnali concreti generati dagli utenti in fase di ricerca e pianificazione. Ecco i tre macro-trend principali.
1. Anticonformismo: si traduce nel rifiuto di modelli estetici standardizzati a favore di espressioni identitarie più audaci. Stili come Eclectic Grandpa, Romcom Core o Goth-aissance mostrano come la creatività individuale diventi una forma di dichiarazione culturale e personale.
2. Autoconservazione: trend che risponde al sovraccarico informativo, emotivo e ambientale che caratterizza la vita quotidiana. Le persone cercano spazi, ritmi e linguaggi che favoriscano il benessere e la rigenerazione. Tendenze come Rest Stops, Heart Helper e Kiss The Future riflettono il desiderio di ambienti ordinati, cura del sé e narrazioni ottimiste. Segnali che orientano i brand verso messaggi rassicuranti, ritmi sostenibili e un’estetica della presenza.
3. Evasione: non va intesa come fuga ma come creazione di esperienze alternative, più leggere, oniriche o immaginative. Stili come Desert Decor, Tropic Like It’s Hot e Western Gothic reinterpretano ambienti domestici e paesaggi culturali per offrire scenari di disconnessione creativa. Per i brand, significa esplorare nuovi linguaggi visivi e narrativi, capaci di alimentare l’immaginazione e offrire momenti di sospensione dal reale.
Questi macro trend social 2026 possono fungere da bussola orientativa e guidare nella comprensione di come le persone esprimono se stesse e creano nuovi immaginari. Tenere conto di queste tendenze, quando possibile, permette di ideare contenuti e format che possono ispirare e nutrire le proprie community.
Instagram e TikTok
Nel 2026, Instagram evolve verso un’estetica sempre più intima e meno ritoccata, in cui i trend riflettono i vissuti personali, fragilità comprese. Come ha dichiarato il CEO di Instagram, Adam Mosseri, l’epoca delle foto perfette è finita: siamo entrati in una fase in cui le persone cercano immagini non filtrate. I photo dump, raccolte spontanee di foto “grezze”, mostrano una quotidianità disordinata e riconoscibile. Trend come “The comment section is therapy” o “I know I’m not the only one” invitano a condividere le proprie esperienze nei commenti, valorizzano il dialogo con la community e favoriscono lo scambio di frammenti di vita.
Anche TikTok nel 2026 premia tutto ciò che appare spontaneo. Spopolano i cozy microvlog, brevi diari quotidiani dal tono rilassato e autentico, e le slideshow story, cioè caroselli di immagini con finali inaspettati. Le micro-community (da Booktok a Skintok) fanno del social di ByteDance uno spazio fertile per le narrazioni verticali su nicchie specifiche. Cresce anche la popolarità dei filoni self-growth e “hopecore”; con quest’ultimo trend si propongono contenuti motivazionali e rassicuranti in sintonia con il bisogno collettivo di benessere.
Anche i feed di Facebook nel 2026 sono sempre più dominati dall’AI e dai video in formato breve; l’interazione si sposta in spazi conversazionali privati come i Gruppi e Messenger. Per i brand, il primo social di Meta si conferma un ambiente in cui costruire fiducia e rafforzare la propria presenza commerciale anche grazie a nuove feature. Alcuni esempi? Le funzioni di social commerce con raccomandazioni personalizzate e checkout integrato e i chatbot sempre più personalizzabili che sul canale di messaggistica della piattaforma permettono di interagire velocemente con le aziende.
X e Threads
Threads, ultimo arrivato in casa Meta, continua a posizionarsi come piattaforma orientata alla community e alle conversazioni con toni umani e finalità di confronto. È uno spazio in cui la costruzione della relazione ha più peso delle vanity metrics. Qui settori come wellbeing, lifestyle e creatività stanno trovando un ambiente ideale per connettersi con il pubblico. I brand che vi operano possono puntare su contenuti trasparenti, formati testuali che stimolano discussioni e interazioni che generano fiducia.
X (ex Twitter) si conferma tra i principali punti di riferimento per le notizie in tempo reale e i contenuti d’opinione. Può essere usato per presidiare le conversazioni emergenti, lanciare messaggi rapidi e generare visibilità su temi d’attualità. La piattaforma premia i video nativi, i sondaggi e i post con immagini come meme e infografiche. Anche qui emerge la serialità grazie ai multi-post narrativi che esplorano un argomento o condividono una storia post dopo post. Tuttavia, recenti evoluzioni della piattaforma, con problemi di fake news, deepfake e diffusione di immagini poco opportune, legati alle criticità dell’AI Grok, rendono necessaria una valutazione di convenienza nel presidio di questa piattaforma da parte di brand e aziende.
La piattaforma dedicata al business e alla crescita professionale segue i trend degli altri social. I contenuti video brevi continuano a ottenere popolarità e possono aiutare a posizionare brand e professionisti come thought leader. Newsletter e contenuti testuali lunghi mantengono una forte rilevanza soprattutto se usati per alimentare una community attorno a temi settoriali. I brand possono alternare diversi formati come video, post, caroselli e sondaggi per costruire rubriche riconoscibili. Quando possibile, è preferibile abbandonare i toni formali e autoreferenziali e investire in contenuti EGC.
Tirando le somme, si evince come il principale trend social per il 2026 non riguardi una piattaforma in particolare o una nuova tecnologia nello specifico ma il modo in cui l’esperienza digitale si sta trasformando. Mentre l’AI sembra dominare i feed, emergono bisogni di scoperta autentica e relazione profonda. E nel contesto frammentato dei feed si consolida la propensione per gli appuntamenti seriali. A indicare la rotta saranno anche le community stesse. Proprio qui può valere la pena di investire, soprattutto con il supporto degli esperti.