I dati definitivi dell’ISTAT sull’inflazione nel 2025 confermano un’emergenza prezzi ormai strutturale che continua a erodere il potere d’acquisto delle famiglie, costrette a rinunciare a beni essenziali e a spendere sempre di più per avere sempre di meno. L’anno si chiude con una crescita media dell’1,5%, ma il vero allarme scatta tra gli scaffali: il “carrello della spesa” accelera al +1,9% e i prezzi degli alimentari non lavorati subiscono un’impennata passando dal +1,1% al +2,3% in un solo mese.
Il caro vita sta colpendo indistintamente tutte le fasce di reddito, traducendosi in un sacrificio proporzionalmente insostenibile per le famiglie meno abbienti. In questo contesto, l’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e sulla filiera agroalimentare è un atto necessario per fare piena luce sui meccanismi di formazione dei prezzi. È inaccettabile che tra il 2021 e il 2025 sia emersa una discrasia di ben 8 punti percentuali tra l’inflazione generale e l’aumento dei beni alimentari: un divario che va fermato immediatamente.
Chiediamo al Governo di abbandonare la logica dei “pannicelli caldi”: misure temporanee come i bonus o la carta “Dedicata a te” non bastano più a contenere un’emorragia di risparmi così profonda. Servono riforme strutturali urgenti: uno stop deciso alla speculazione, il contrasto al fenomeno della shrinkflation, la rimodulazione dell’IVA sui beni di prima necessità e lo scorporo immediato delle accise sui carburanti.
I consumi rappresentano quasi il 60% del PIL nazionale. Senza un’azione concertata tra tutti i soggetti coinvolti e un intervento per sterilizzare questi aumenti, non potrà esserci né una ripresa dei consumi interni, né una reale crescita economica.