Dalla genetica medica allo sviluppo di terapie innovative: il modello costruito da Anna Albarello e Giuseppe Baschirotto
La Fondazione Mauro Baschirotto per le Malattie Rare (BIRD Foundation), attiva dal 1988, rappresenta oggi un’eccellenza italiana nell’ambito della genetica medica e della ricerca sulle malattie rare. Fondata da Anna Albarello e Giuseppe Baschirotto dopo la perdita del figlio Mauro, la Fondazione ha progressivamente costruito un modello che integra ricerca scientifica, diagnosi genetica, assistenza clinica e sostegno allo sviluppo di terapie innovative, con un’attenzione particolare alle patologie neurodegenerative.
La storia della Fondazione nasce dall’esperienza diretta dei fondatori con una malattia rarissima: Mauro Baschirotto è scomparso a 16 anni a causa di una poliendocrinopatia autoimmune, oggi identificata come sindrome APECED, patologia monogenica il cui difetto genetico è stato individuato solo dieci anni dopo la sua morte. “All’epoca non esistevano diagnosi né cure – spiega Anna Albarello – e ci siamo resi conto che la mancanza di conoscenze rappresentava il primo grande ostacolo per le famiglie.”
LA SCELTA STRATEGICA DELLA GENETICA
Fin dai primi anni di attività, la Fondazione ha orientato il proprio impegno verso la genetica medica e la terapia genica, anticipando un ambito che solo successivamente avrebbe assunto un ruolo centrale nella ricerca sulle malattie rare. Nel corso degli anni, la Fondazione ha finanziato numerosi progetti di ricerca, oltre ad essere promotrice dello sviluppo della terapia genica per la leucodistrofia metacromatica, una grave malattia neurodegenerativa. Il sostegno iniziale e continuativo a questi studi ha permesso di avviare un percorso che ha portato a risultati oggi riconosciuti a livello internazionale.
UN LABORATORIO DI GENETICA CONVENZIONATO CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
Nei primi anni Duemila la Fondazione ha compiuto un ulteriore passo strutturale, acquisendo una grande struttura sanitaria che ospita oggi un laboratorio di genetica medica convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, affiancato da un centro clinico-riabilitativo. Il laboratorio è in grado di diagnosticare oltre 200 malattie genetiche, comprese patologie estremamente rare, e svolge anche attività di ricerca in ambito di oncogenetica, tra cui la fibromatosi desmoide aggressiva e il nevo melanocitico congenito.
Secondo Albarello, “ridurre i tempi diagnostici è una priorità perché una diagnosi genetica precoce è fondamentale non solo per l’accesso alle cure, ma anche per la gestione clinica e la pianificazione assistenziale”.
LA MALATTIA DI LAFORA: UNA SFIDA SCIENTIFICA E CLINICA
Tra i principali progetti attualmente sostenuti dalla Fondazione vi è quello dedicato alla malattia di Lafora, una rarissima forma di epilessia mioclonica progressiva a decorso neurodegenerativo, farmaco-resistente, che colpisce bambini e adolescenti e conduce rapidamente a una perdita progressiva delle funzioni neurologiche.
Il progetto è stato avviato nel 2021, in seguito alla richiesta di supporto di una madre, e ha portato alla creazione di una collaborazione internazionale che coinvolge centri italiani e spagnoli. La ricerca sostenuta dalla Fondazione è focalizzata sullo sviluppo di una terapia genica mirata ai due geni responsabili della patologia, EPM2A ed EPM2B, che codificano rispettivamente per le proteine laforina e malina, fondamentali per la regolazione del metabolismo del glicogeno e la protezione neuronale.
Attualmente il progetto si trova in fase preclinica, la sperimentazione attualmente si sta conducendo sul modello murino di malattia. “Per completare questa fase sono necessari oltre due milioni di euro – spiega Albarello – soprattutto per le valutazioni di sicurezza ed efficacia dei vettori, passaggi indispensabili per l’accesso alla sperimentazione clinica”.
LE EVIDENZE SCIENTIFICHE PIÙ RECENTI E IL COLLEGAMENTO CON IL PROGETTO SOSTENUTO
Negli ultimi mesi, la ricerca sulla malattia di Lafora ha registrato risultati particolarmente rilevanti anche sul piano della possibile traslazione clinica. Una recente pubblicazione scientifica ha dimostrato, sempre su modello animale, l’efficacia di una terapia genica somministrata per via endovenosa, basata su vettori virali adeno-associati di nuova generazione (rAAV2/9P31). Lo studio ha confermato che la terapia genica endovenosa può prevenire la formazione dei corpi di Lafora, accumuli insolubili di poliglucosani responsabili della neurodegenerazione, e invertire alcune alterazioni neurologiche, sostenendo il percorso di ricerca finanziato dalla Fondazione.
In particolare, il trattamento ha determinato una regressione delle alterazioni neuropatologiche e il ripristino dell’eccitabilità neuronale e della plasticità sinaptica, oltre alla prevenzione della formazione dei corpi di Lafora. L’analisi a lungo termine non ha evidenziato segni di tossicità epatica né risposte immunitarie avverse.
Questi risultati scientifici si inseriscono direttamente nel filone di ricerca sostenuto dalla Fondazione Mauro Baschirotto, rafforzando la solidità dell’approccio terapeutico e il razionale alla base dell’investimento nella fase preclinica. “Le evidenze sperimentali confermano che la strada intrapresa è quella giusta – osserva Albarello – e rendono ancora più urgente il completamento degli studi necessari per arrivare alla sperimentazione clinica.”
LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA DEL PROGETTO LAFORA
L’avanzamento della ricerca sulla malattia di Lafora pone tuttavia una questione centrale di sostenibilità economica. Lo sviluppo di una terapia genica per una patologia ultra-rara comporta costi molto elevati, già nelle fasi precliniche e ancor più in vista di una futura sperimentazione clinica e dell’eventuale accesso al mercato.
“Per una malattia come la Lafora – sottolinea Anna Albarello – il rischio è che, anche in presenza di una terapia efficace, i costi possano rappresentare una barriera significativa all’accesso”. Il tema riguarda non solo il finanziamento della ricerca, ma anche il futuro inserimento della terapia nei sistemi sanitari pubblici, in un contesto in cui le risorse sono limitate e la negoziazione dei prezzi dei farmaci avanzati resta complessa.
In questo scenario, il ruolo delle fondazioni e delle organizzazioni del terzo settore non si limita al sostegno alla ricerca, ma si estende alla necessità di anticipare il dibattito su modelli di sviluppo e accesso equi per terapie ad alto impatto economico, affinché l’innovazione scientifica possa tradursi in un reale beneficio per i pazienti.