Dati e marketing: come usarli per migliorare le strategie | Promos Rimini

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Oggi tutte le aziende raccolgono dati: campagne adv, traffico sul sito, social, newsletter, contatti commerciali. Il problema è che spesso questi dati restano lì: vengono letti “per curiosità”, commentati a fine mese e poi dimenticati. In realtà, i dati servono a una cosa molto semplice: capire cosa funziona e cosa no, e correggere la rotta prima di sprecare budget e tempo.

Nel B2B questo è ancora più importante, perché il percorso d’acquisto è lungo: un contenuto o una campagna raramente portano una vendita immediata, ma possono generare interesse, fiducia e contatti qualificati nel tempo.

Come usare i dati per migliorare le strategie

Per rendere i dati utili bisogna partire da una domanda concreta, ad esempio:
Stiamo raggiungendo le persone giuste? Dove si blocca l’utente nel percorso?
Se i dati non rispondono a queste domande, rischiano di diventare solo un report “bello da vedere”.

Il metodo più efficace è lavorare a piccoli cicli: guardare i numeri, individuare un problema o un’opportunità, fare un test, misurare il risultato. È così che i dati diventano uno strumento pratico, non teorico.

Le metriche più importanti da monitorare

Ci sono tantissimi KPI (Key Performance Indicators), ma alcune metriche sono davvero decisive perché collegano il marketing a risultati misurabili.

1) Traffico di qualità
Non basta vedere quante visite arrivano sul sito. Bisogna capire se sono visite utili.
Le metriche più interessanti sono:
– Utenti e sessioni
– Pagine più viste
– Tempo medio e profondità di navigazione.

Se il traffico aumenta ma le persone restano pochi secondi, spesso significa che il messaggio non è coerente o che la pagina non risponde a ciò che promette.

2) Performance delle campagne
Qui molte aziende guardano solo il costo, ma il punto non è spendere poco: è spendere bene.
Le metriche base da tenere d’occhio sono:
– CTR (click-through rate): l’annuncio interessa?
– CPC (costo per clic): quanto paghi per portare traffico
– Frequenza (sui social): stai saturando lo stesso pubblico?

Un CTR alto è positivo, ma se poi non arrivano conversioni può essere un segnale: annuncio “accattivante”, ma promessa poco chiara o poco coerente con la pagina di arrivo.

3) Conversioni: cosa fanno davvero gli utenti
Questa è la parte più importante: cosa succede dopo il clic?
Nel B2B le conversioni possono essere diverse:
– richieste di preventivo
– compilazione form
– chiamate
– iscrizioni a newsletter
– download di brochure/cataloghi
– richieste di contatto.

Qui la metrica chiave è semplice: tasso di conversione.
Se è basso, non significa sempre che “la campagna non funziona”: spesso è la pagina, l’offerta o la chiarezza del messaggio a bloccare l’utente.

4) Qualità dei lead
Molti si fermano al numero di contatti. Ma la domanda da porsi è: sono contatti buoni?
I dati utili da raccogliere sono:
– quanti lead sono realmente in target
– quanti vengono ricontattati
– quanti diventano opportunità commerciali.

Questo collegamento tra marketing e vendite è ciò che permette di migliorare: se arrivano molti lead ma nessuno è valido, il problema non è “fare più campagne”, ma fare campagne migliori.

Conclusione

I dati servono per migliorare le strategie di marketing.
Imparando a leggere le metriche giuste, si prendono decisioni mirate: cambiare un messaggio, ottimizzare una pagina, correggere un targeting, investire dove arriva valore.

I dati diventano azioni e il marketing smette di essere un costo “da giustificare”, ma un investimento governabile, misurabile e migliorabile.

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