Dopo anni di crescita il settore inverte la tendenza a causa di incertezza e burocrazia
Roma, 22.01.2026
Il dato sulle nuove installazioni di fonti rinnovabili per il 2025 lancia un segnale che non può e non deve essere ignorato. Secondo i dati di TERNA nel corso dell’anno passato le nuove installazioni si sono fermate a circa 7,2 GW di nuova capacità, in calo rispetto ai 7,5 GW del 2024 e ben lontani dai 9 GW previsti.
Un rallentamento che, sebbene possa apparire limitato in termini assoluti, rappresenta in realtà un campanello d’allarme molto serio per il futuro della transizione energetica italiana. Infatti dopo anni in cui la crescita delle rinnovabili, seppur lentamente, aveva finalmente imboccato una traiettoria positiva, il 2025 segna un rallentamento che rischia di segnare l’inizio di una fase discendente della curva di sviluppo. Tale rallentamento, il cui rischio l’ANEV aveva visto già a metà dello scorso anno nonostante il tentativo di minimizzarlo da parte di alcuni, non sembra una semplice oscillazione congiunturale, ma assomiglia più all’avvio di un trend negativo che potrebbe compromettere in modo strutturale la capacità del Paese di rispettare gli impegni assunti a livello europeo e internazionale in materia di clima, energia e sicurezza degli approvvigionamenti.
Infatti a fronte della diminuzione delle installazioni, negli ultimi mesi dell’anno sono calate pure le richieste di connessione alla rete. Purtroppo tale rallentamento sembra essere il risultato diretto di anni di politiche incerte, normative contraddittorie e ostacoli amministrativi che hanno progressivamente rallentato lo sviluppo di nuovi impianti da fonti rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico. Un rallentamento che si somma ai ritardi già accumulati nel passato e che rischia di amplificare ulteriormente il divario tra l’Italia e gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal Green Deal europeo.
Emblematico è quanto avvenuto nella questione della definizione delle Aree Idonee che, nell’idea del legislatore comunitario dovevano essere delle aree dove la semplificazione fosse più spinta, mentre il nostro Governo ha prima emanato un provvedimento che le limitava e poi, dopo aver ricevuto le censure del TAR, provveduto ad un nuovo provvedimento che non aiuta come ci si attendeva le nuove installazioni.
In questo contesto che possiamo definire ostile, dove le semplificazioni non arrivano, le
procedure d’asta per l’eolico sono inadeguate in numeri e prezzi per quelli su terra e addirittura non
vengono bandite per quelli a mare, è facile prevedere un ulteriore stallo del comparto che
semplicemente non ci consentirebbe di raggiungere nei tempi previsti gli obiettivi settoriali.
Servirebbe a questo punto un cambio di passo che definisse delle semplificazioni radicali delle
procedure autorizzative, riducesse i passaggi burocratici e istituisse una cabina di regia presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri per dirimere, in tempi rapidissimi, eventuali criticità.
Le autorizzazioni devono tornare a essere uno strumento di governo dello sviluppo, non un ostacolo alla sua realizzazione e per far sì che ciò accada è indispensabile individuare criteri sensati, chiari e omogenei basati su analisi oggettive e non su approcci ideologici o difensivi. Ricordiamoci infatti che solo con un aumento della produzione rinnovabile si potrà combattere la crisi climatica ed ambientale e l’instabilità geopolitica e dare risposte all’aumento dei costi energetici e alla necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.
Il dato del 2025 deve essere letto come un avvertimento. Ignorarlo significherebbe accettare
passivamente l’idea che l’Italia non sia in grado di sostenere una transizione energetica all’altezza
delle sfide che ha di fronte, siamo in tempo per raddrizzare il trend, ma solo se avremo il coraggio di
intervenire subito. In caso contrario, il rischio è quello di trovarsi, tra pochi anni, a fare i conti con
obiettivi mancati, costi più elevati e un sistema energetico ancora troppo dipendente dalle fonti fossili.