Cure palliative, Giudice tutelare e coinvolgimento del SSN al centro del confronto tra maggioranza e opposizioni
Dopo mesi di stallo, il dibattito parlamentare sul fine vita dovrebbe finalmente riprendere, grazie alla sollecitazione delle forze politiche di opposizione. Il Comitato ristretto istituito al Senato della Repubblica per redigere un testo condiviso sul Fine vita – composto da Senatori e Senatrici delle commissioni Giustizia e Affari sociali di Palazzo Madama – si è infatti riunito già a giugno scorso, senza raggiungere un accordo su un testo condiviso.
Nel corso delle ultime settimane le opposizioni – in particolare il Movimento 5 Stelle – hanno contestato l’ipotesi di riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti, ritenendola un ulteriore rallentamento dell’iter. La maggioranza ha poi rinunciato a questa opzione, consentendo la prosecuzione dei lavori del Comitato.
Sul tema si è espresso il Sen. Francesco Zaffini, Presidente della Commissione Sanità del Senato della Repubblica, il quale ha dichiarato che i primi due articoli del disegno di legge non sono mai stai messi in dubbio.
COSA PREVEDONO I PRIMI DUE ARTICOLI?
I primi due articoli fissano il “diritto inviolabile e indisponibile” alla vita e ripercorrono i quattro paletti fissati dalla Corte Costituzionale: patologia irreversibile; sofferenza percepita come intollerabile; sostegno da trattamenti vitali e capacità di prendere decisioni autonome. Lo schema del disegno di legge mira infatti a conformarsi al dettato delle sentenze della Corte Costituzionale n.242/2019 e n.135/2024, cercando di sviluppare un testo completo che raccolga le diverse finalità dei vari disegni di legge presentati sul tema.
LE POSSIBILI NOVITÀ DEL DISEGNO IN DISCUSSIONE
Nello schema attualmente in discussione è stato aggiunto l’inserimento in un percorso di cure palliative, che apre la strada all’effettiva possibilità di un accordo. L’idea è rendere disponibili le cure palliative a chi si trova nella condizione di voler intraprendere il percorso di fine vita.
Inoltre, tra le opzioni avanzate nel corso della discussione, vi è quella di coinvolgere, caso per caso, un Giudice tutelare, che poi, eventualmente, stabilisca la somministrazione del trattamento. Il Giudice tutelare è un Magistrato che opera presso ogni tribunale, che sopraintende alle tutele e alle curatele, oltre a esercitare le altre funzioni che la legge gli affida.
LE CRITICITÀ SOLLEVATE: IL NODO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
Accanto a queste ipotesi, alcune forze politiche – tra cui il Movimento 5 Stelle – hanno richiamato l’attenzione su una criticità già emersa nelle precedenti versioni del testo unificato: l’eventuale esclusione del Servizio sanitario nazionale dalle procedure di suicidio medicalmente assistito. Si tratta di un punto che, secondo le opposizioni, rischierebbe di creare disuguaglianze nell’accesso, motivo per cui chiedono che il tema venga affrontato nel prosieguo dell’esame.
Il dibattito in Commissione si intreccia inoltre con il lavoro svolto negli scorsi mesi sul testo unificato elaborato a partire da sei disegni di legge, che recepiva i principi della sentenza 242/2019 e prevedeva, tra gli altri elementi, un Comitato nazionale di valutazione incaricato di verificare la presenza dei requisiti richiesti e un rafforzamento del diritto alle cure palliative attraverso un Osservatorio dedicato.
VERSO UNA LEGGE NAZIONALE SUL FINE VITA
Tra questioni di bioetica, giuridiche e finanziarie, l’auspicio è arrivare ad avere una legge nazionale che disciplini finalmente il ‘fine vita’, che sintetizzi i vari disegni di legge presentati, nonostante gli obiettivi contrapposti e superi i vari interventi regionali sul suicidio medicalmente assistito.
Il confronto politico resta aperto, ma l’obiettivo condiviso è arrivare in Aula con un testo che tenga insieme garanzie costituzionali, uniformità nazionale e un accesso equo ai percorsi previsti dalla legge.