A 18 mesi dalla conversione in legge del DL Liste d’Attesa, il bilancio per i cittadini è fallimentare. L’allarme lanciato oggi dalla Fondazione GIMBE conferma quanto l’Adoc denunciava sin dall’approvazione del provvedimento: le misure messe in campo dal Governo sono una scatola vuota e, senza i decreti attuativi, le promesse restano sulla carta. Mentre la politica discute, i cittadini subiscono. Le persone continuano a segnalare ai nostri sportelli tempi di attesa che superano l’anno anche per esami urgenti.
Restano lunghissimi, e in molti casi inaccettabili, i tempi per esami diagnostici e ricoveri: oggi si può arrivare ad attendere oltre un anno per una TAC o una mammografia, prestazioni spesso decisive per una diagnosi tempestiva e per la stessa sopravvivenza dei pazienti. Non va meglio sul fronte dei ricoveri e degli interventi urgenti, con attese che possono superare i 18 mesi e costringono migliaia di famiglie a cercare soluzioni fuori regione, affrontando costi economici e sociali insostenibili. Anche la cosiddetta “emigrazione sanitaria” sta diventando un miraggio, perché le difficoltà aumentano persino nelle regioni storicamente considerate di accoglienza. Siamo di fronte a un sistema sanitario pubblico sempre più vicino al collasso, che finisce per alimentare il ricorso al privato puro mentre si riducono anche le prestazioni garantite dal privato convenzionato.
Troppo spesso i CUP continuano a fornire date lontanissime nel tempo o, peggio, si limitano a generiche indicazioni verbali come “richiami” o “ritorni”, senza offrire strumenti concreti di tutela e senza consentire al cittadino di esercitare il diritto al rimborso quando i tempi massimi non vengono rispettati. Come denunciato con la nostra campagna ‘No alla povertà sanitaria’, chi può permetterselo è costretto a rivolgersi al privato, pagando di tasca propria ciò che dovrebbe essere garantito dal SSN. Chi non ha risorse, semplicemente, rinuncia a curarsi.
Questo non è più accettabile. Ogni persona che si rivolge al sistema sanitario nazionale deve avere la certezza dei tempi e il diritto al rimborso se costretto a rivolgersi al privato per inadempienza del pubblico. Chiediamo al Governo e alle Regioni risposte chiare e scadenze certe: il tempo delle rassicurazioni è scaduto, i cittadini hanno bisogno di fatti.
Roma, 3 Febbraio 2026