L’Istituto Nazionale Tributaristi (INT) ha trasmesso alla Commissione Giustizia della Camera la memoria annunciata durante l’audizione sulla riforma dell’ordinamento della professione di dottore commercialista ed esperto contabile (AC 2628). Il documento, firmato dal Presidente Riccardo Alemanno, arricchisce il dibattito chiarendo il ruolo dei tributaristi ex Lege 4/2013 e richiamando la giurisprudenza che tutela il libero esercizio delle professioni non ordinistiche.
La posizione INT: questa riforma riguarda anche noi
Alemanno apre la memoria su un concetto già espresso in audizione: la riforma dell’ordinamento dei commercialisti non può prescindere dai professionisti regolati dalla Legge 4/2013, tra cui i tributaristi. Ogni intervento normativo sulle professioni economico‑contabili – sottolinea, ndr – deve salvaguardare “le peculiarità e il libero esercizio delle professioni esistenti”.
Egli peraltro richiama quanto indicato dalla relazione introduttiva al ddl 2628: il legislatore delegato non dovrà attribuire nuove competenze ai commercialisti, piuttosto limitarsi a censire le già normativamente previste. Un passaggio che conferma la necessità di evitare sovrapposizioni o indebite esclusività.
La giurisprudenza? Ben tre sentenze del 2024 chiariscono il perimetro professionale
La memoria dedica ampio spazio alla giurisprudenza, contestando alcune citazioni “parziali” emerse durante le audizioni. Si tratta di:
Corte Costituzionale (Sentenza n. 144/2024). La Consulta ha respinto le questioni di illegittimità sull’art. 35 del Dlgs 241/1997, relative al visto di conformità. Riccardo Alemanno evidenzia che non si tratta di una sentenza sul libero esercizio delle professioni, ma su una norma specifica. Il principio generale resta quello già affermato dalla stessa Corte nel 1996: tutte le attività non riservate per legge sono liberamente esercitabili.
Suprema Corte di Cassazione (Ordinanza n. 3495/2024). Qui, i giudici di legittimità hanno condannato una società per abuso di professione in ambito fiscale e contabile, ribadendo che la violazione si configura quando non è chiara la distinzione tra professioni ordinistiche e non ordinistiche. La Cassazione chiede trasparenza: indicazione dell’attività svolta, riferimenti normativi, eventuale iscrizione ad associazioni di cui alla più volte citata Legge 4/2013. Un principio che, sottolinea l’INT, i tributaristi associativi applicano da sempre.
Per ultimo, il Consiglio di Stato (Sentenza n. 9408/2024). Non è che la conferma della legittimità di un sistema professionale duale, composto da Ordini e Associazioni, pienamente coerente con il principio di concorrenza.
Alemanno: nessuna nuova riserva, solo tutela di concorrenza e contribuenti
Nella fase calda dell’intervento, Alemanno chiede che la riforma mantenga fermo il principio cardine della delega: nessuna nuova attività riservata. Quelle tipiche dei tributaristi – consulenza fiscale, contabile e amministrativa – sono libere e possono essere svolte anche dal contribuente. O da un suo incaricato di fiducia.
Il Presidente ricorda, inoltre, che i tributaristi sotto l’egida della Legge 4/2013 svolgono funzioni previste da norme specifiche (intermediari fiscali, assistenza nelle verifiche, CTU, periti, ecc.); sono soggetti agli obblighi antiriciclaggio; devono rispettare aggiornamento professionale, polizza RC, norme deontologiche; sono sottoposti a controlli e sanzioni sia dell’associazione sia ai sensi del Codice del Consumo; versano i contributi alla Gestione separata INPS dal 1996.
Frase potente quella pronunciata nel discorso: “Siamo professionisti che lavorano e danno lavoro e chiediamo solo di poterlo fare nel rispetto delle leggi e delle altre professioni”. Con un ma: al contempo, chiedono rispetto.
Chiarezza normativa, senza demonizzare nessuno
Ed eccoci alle conclusioni. Quali ragioni sottendono la memoria presentata e discussa in un ramo del Parlamento? La necessaria chiarezza senza contrapposizioni, per cominciare. Molti altri aspetti della professione del tributarista, che tali ragioni avrebbero alimentato, non vengono approfonditi nel documento per motivi di sintesi, così come non sono elencati gli impegni istituzionali dell’INT nei tavoli ministeriali, nei protocolli con l’Agenzia delle Entrate e nelle attività con Confassociazioni.
Ribadisce il Presidente: “Difendiamo i nostri diritti, ma nel massimo rispetto dei nostri doveri”, respingendo ogni tentativo di rappresentare i tributaristi dell’INT come soggetti in conflitto con l’evoluzione normativa del settore.
Redazione redigo.info
dir. Alessia Lupoi