Di Giulia Maria Mastrotucci e di Daniela Candido volontarie in servizio civile universale presso Solidarietà e Cooperazione CIPSI nei progetti “Gesti di cura: comunità solidali coi migranti” e “Insieme alla Nonviolenza”
In occasione del primo anniversario della “Casa della Solidarietà Stefano Rodotà” abbiamo preso parte all’incontro “Solidarietà: un’utopia necessaria”: una giornata di impegno, condivisione e rilancio di un valore fin troppo sottovalutato.
L’appuntamento del 31 gennaio è stato pervaso dal ricordo di Stefano Rodotà, il cui desiderio era proprio quello di creare una “casa” dove promuovere il valore della solidarietà all’interno di ogni municipio di Roma. Un progetto ambizioso, che mette al centro una riflessione sul significato stesso di “solidarietà”, un concetto che tutti noi conosciamo sin da bambini ma che ha radici profondissime. Come evidenziato dalla Presidente del Municipio II Francesca Del Bello, la parola deriva dal latino “solidum”, che rimanda a qualcosa di compatto, unito, “che si consuma tutto insieme e non si rompe”. Una virtù particolarmente importante in questo periodo storico difficile, in cui individualismo e competizione regnano sovrani.
L’incontro è stato coordinato da Elisa Sermarini, presidente de “La Rete dei Numeri Pari”, che ha ricordato, in maniera quasi commossa, tutte le attività che si sono svolte nella Casa nel suo primo anno di attività. Tra gli interventi più evocativi sicuramente quello del magistrato antimafia Nino Di Matteo, che, dal punto di vista di un giurista, ci restituisce un’idea di solidarietà come asse portante della nostra Costituzione, nonché della vita pubblica e di ogni consesso umano. In ognuno dei 139 articoli del nostro testo costituzionale riecheggia questo concetto, motivo per cui il magistrato ha ribadito l’importanza di non modificare, bensì di preservare la nostra Costituzione. Ricordando quello che era il sogno di Giovanni Falcone, Di Matteo propone due presupposti fondamentali per realizzare quest’utopia: innanzitutto, la lotta alla mafia deve costituire il primo punto di riferimento di ogni agenda governativa; poi spetta alla gente comune portare avanti questa lotta. In particolar modo noi giovani, partendo dal basso, possiamo e dobbiamo dar vita ad una rivoluzione culturale che nasce dal ripudio di quei comportamenti che sono alla base del sistema mafioso, come la mentalità dell’appartenenza e del favoritismo. L’intervento del magistrato Di Matteo ci ha ricordato, ancora una volta, quanto sia importante essere parte attiva della nostra società: bisogna agire, non solo osservare da lontano.
Giuseppe De Marzo, giornalista de “L’Espresso”, in cui cura la rubrica “Facciamo Eco”, ha incentrato il suo intervento sul concetto di sviluppo sostenibile, che è intrinsecamente legato alla solidarietà intra e inter-generazionale. L’obiettivo è, infatti, quello di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le risorse future, in quanto “non possiamo essere sani in un paese malato”.
Terminati gli interventi di Loredana Marchetti Minà, Alex Zanotelli, Dario Salvetti e Fabiana De Crescenzo, lo spazio conclusivo della giornata è stato affidato a Fiorella Mannoia, nota cantante italiana e Presidente Onoraria di “Una Nessuna Centomila”, fondazione dedicata alla prevenzione e contrasto della violenza sulle donne, nata a seguito del grande concerto-evento tenutosi nel 2022 a Reggio-Emilia. E’ stato d’ispirazione vedere finalmente un personaggio pubblico che sceglie di non separare la sua immagine dai valori in cui crede, ma anzi decide di sfruttare la sua fama per portare alla luce tematiche di rilievo di cui non si parla abbastanza. Tra le sue battaglie, c’è quella sull’educazione affettiva nelle scuole, per insegnare sin dalla tenera età il valore del rispetto e promuovere la consapevolezza delle proprie emozioni, così da imparare a gestirle.
Questa giornata per noi non ha rappresentato solo un momento commemorativo, ma un vero e proprio laboratorio di idee e responsabilità collettiva. La “Casa della Solidarietà Stefano Rodotà” si conferma così uno spazio vivo, capace di offrire al quartiere di San Lorenzo un luogo in cui riflettere ed agire per un futuro inclusivo e consapevole. Nel nostro piccolo, stiamo cercando di applicare quotidianamente i valori richiamati nel dibattito, attraverso i nostri progetti di inclusione e non-violenza. Un’utopia necessaria, appunto, che continua a camminare con le gambe di chi sceglie di non restare indifferente: un’utopia a cui, in quanto volontarie in servizio civile universale, non possiamo non credere.