Intervista al direttore Antonio Biella, S.Bernardo

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Da anni l’azienda di Garessio (Cuneo) è tra i Sostenitori Ufficiali di Slow Food Italia: “Il messaggio dell’associazione della Chiocciola ha influenzato tantissimo la nostra strategia aziendale”

«Viviamo a pane e acqua. Acqua S.Bernardo». Antonio Biella, direttore generale dell’azienda di Garessio (Cuneo) che da tempo è Sostenitore Ufficiale di Slow Food Italia, lo dice con una battuta, ma che rende l’idea. Da quando nel 2015, dopo la parentesi in una multinazionale straniera, l’acqua piemontese è tornata italiana (gruppo Montecristo), i numeri sono cresciuti: da cento milioni di bottiglie si è arrivati a seicento. Mentre ci si prepara ai festeggiamenti per il centenario, abbiamo chiesto al direttore generale di raccontarci qualcosa in più sul rapporto con la nostra associazione.

Cominciamo dalla collaborazione con Slow Food: tre parole chiave per descrivere questo rapporto?

Questa è facile! Buono, pulito e giusto. A parte le battute: siamo da sempre affascinati dal mondo Slow Food, già da prima che cominciasse questa collaborazione. Il suo messaggio ha influenzato tantissimo la nostra strategia aziendale negli ultimi dieci anni, per esempio per quanto riguarda l’attenzione verso il territorio: abbiamo accolto a braccia aperte gli inviti di Carlin Petrini per cercare di migliorare in modo reale la nostra azienda. L’abbiamo fatto attraverso prodotti nuovi, lavorando sull’innovazione e con progetti ambiziosi come quello di riduzione e compensazione del 100% delle emissioni dirette nel 2026, nell’anno del nostro centenario. L’idea di cercare di costruire un mondo che potesse essere migliore per noi e per chi verrà dopo di noi ha riempito la mia mente e quella di tutti i miei collaboratori.

Ha citato il tema della riduzione e compensazione del 100% delle emissioni dirette: a che punto è quel percorso?

Siamo ormai arrivati verso la conclusione del processo. Siamo partiti quindici anni fa costruendo il parco eolico, con l’obiettivo di cogliere al meglio le possibilità offerte dalla natura, che è qualcosa che abbiamo nel dna. D’altronde noi facciamo acqua minerale e l’acqua minerale non può essere trattata né manomessa, né sfruttata in eccesso. Ci tengo a sottolinearlo sempre: noi curiamo e rispettiamo la risorsa acqua, preservandola dall’inquinamento, perché l’acqua non è nostra. Ne usiamo la quantità che ci serve per imbottigliare con efficienza, cerchiamo di sprecarne il meno possibile e di restituire alla natura tutta quella che non usiamo, pulita come l’abbiamo trovata. Questo per noi è un concetto importantissimo che va oltre alla sostenibilità: sfruttiamo le nostre sorgenti per non più di due terzi della disponibilità di acqua, in modo tale che abbiano la possibilità di ricaricarsi in maniera naturale.

Oltre al parco eolico e all’utilizzo della risorsa acqua, in quali altri modi avete lavorato all’obiettivo della riduzione e compensazione del 100% delle emissioni dirette?

Sul fronte energetico abbiamo installato pannelli solari sui tetti degli stabilimenti, quindi senza occupare nuove terre. Sul lato del packaging, abbiamo lanciato una serie di prodotti più sostenibili, a cominciare dall’acqua in lattina, e abbiamo rilanciato l’acqua nel vetro a rendere, in una bottiglia bellissima disegnata da Giorgetto Giugiaro, artista proprio delle nostre zone, di Garessio. Pensate che una bottiglia in vetro a rendere può venire utilizzata fino a cento volte! Tra l’altro noi le recuperiamo anche quando vanno in pensione: una bravissima artista siciliana dà una seconda vita alle nostre bottiglie realizzando prodotti di design come orologi, vasi, lavagne, perfino lampade. E poi, per compensare ciò che non riuscivamo a ridurre con tutti gli strumenti che ho raccontato, abbiamo deciso di impegnarci nella tutela dei prati stabili, curando i tanti ettari di nostra proprietà nelle zone delle sorgenti, e delle foreste da cui arriva la nostra acqua S. Bernardo. E poi c’è l’ultimo progetto, in corso proprio in queste ultime settimane….

Quale?

L’allestimento di boschi di città con la piantumazione di alberi: il primo è a Bra ed è simbolicamente intitolato a Slow Food, è il movimento che ci ha ispirato.

Quanti boschi di città avete in programma?

Per adesso saranno tre: oltre a quello di Bra, uno a Cantù e uno in val Tanaro, dove la nostra azienda ha le proprie origini.

A proposito di origini, mi racconta com’è nata S.Bernardo e poi i momenti clou della sua storia ormai centenaria?

L’azienda è nata nel 1926 per iniziativa di Ottavio Rovere: era un altro mondo e le acque minerali, a quei tempi, venivano utilizzate soprattutto per le cure termali. Alle origini, la nostra acqua era quindi un’acqua termale, apprezzata per alcune caratteristiche come la leggerezza, le proprietà diuretiche, la capacità di ridurre la pressione arteriosa e combattere la gotta. Ai primi anni risale anche il bellissimo manifesto ideato da Leonetto Cappiello, lo storico pubblicitario che disegnò per noi il cigno simbolo della S.Bernardo. Poi, con gli anni, tante cose sono cambiate: penso alla distribuzione su scala sempre più larga e ai nuovi materiali. E penso naturalmente anche a un’altra persona importante nella storia dell’immagine dell’azienda, cioè Giorgetto Giugiaro. A lui dobbiamo la “goccia”, la bottiglia con le gocce in rilievo: la disegnò ripensando alle passeggiate che faceva da bambino con suo padre nei boschi attorno alle sorgenti.

Sul muro esterno dello stabilimento, da un paio di anni, un murales ricorda proprio sia Rovere sia la goccia di Giugiaro…

Esatto, e poi c’è un terzo soggetto: una figura femminile che rappresenta tutti i nostri lavoratori e le nostre lavoratrici. Negli anni la S.Bernardo è stata, e lo è ancora, un’azienda a trazione femminile, nel senso che ha una componente femminile molto forte. Storicamente questo ha una ragione, perché negli anni in cui l’azienda è nata, a cavallo tra le guerre e soprattutto durante la seconda guerra mondiale, gli uomini erano impiegati al fronte e in fabbrica venivano a lavorare le donne.

Parliamo di qualità e di proprietà: perché scegliere S.Bernardo?

Perché ha pochissimi nitriti, il che significa che l’acqua S.Bernardo è molto poco inquinata, perché le valli dove nasce sono poco antropizzate. Ha pochissimo sodio, un pH neutro che facilita l’assimilazione, e ha anche un residuo fisso molto basso. Sono caratteristiche uniche: credo che sia importante superare il concetto che le acque minerali siano tutte uguali. Ma più di tutto sono convinto che queste caratteristiche debbano manifestarsi attraverso le emozioni di chi beve la nostra acqua: ecco perché sponsorizziamo attività sportive, festival musicali ed eventi sul territorio, oltre naturalmente a collaborare con Slow Food e con l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

S.Bernardo è partner degli eventi di Slow Food: che cosa cercate nei consumatori che li frequentano?

A noi interessa innanzitutto raccontare loro la nostra storia, quello che siamo e ciò in cui crediamo. Non cerchiamo per forza di conquistare un consumatore o un ristoratore in più, desideriamo innanzitutto avere la possibilità di presentarci e creare un legame. Ripenso, ad esempio, alla seconda volta che abbiamo partecipato a Terra Madre, quando avevamo chiesto ai consumatori di venire a firmare il nostro impegno di arrivare alla riduzione e compensazione del 100% delle emissioni dirette. Un traguardo ormai a un passo: proprio per celebrare questo legame abbiamo deciso di intitolare uno degli alberi del bosco urbano di Bra ai nostri clienti.

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