“Paola costretta ad andare all’estero, aiutata da Maltese, Fiume e Cappato: torna il nodo del sostegno vitale, mentre il Parlamento ha calendarizzato per il 7 aprile la proposta del Governo di cancellare i diritti conquistati”
A tre anni dalla morte in Svizzera della signora Paola, bolognese di 89 anni affetta da parkinsonismo irreversibile, cresce l’attesa per l’udienza in Corte costituzionale, chiamata ancora una volta (l’ottava) a esprimersi sul tema del fine vita e sull’applicazione dei principi già delineati e affermati nelle decisioni 207/18, 242/2019 “Cappato-Antoniani”, 135/2024, 66/2025 e 132/2025.
La vicenda riguarda la scelta di Paola, costretta ad andare all’estero per accedere al suicidio medicalmente assistito non essendo considerata (almeno secondo l’interpretazione restrittiva allora prevalente della sentenza 242/2019), dipendente da trattamenti di sostegno vitale. Pur lucida e pienamente consapevole, Paola non avrebbe potuto accedere in Italia alla procedura, né interrompere cure salvavita – inesistenti nel suo caso. Di fronte al peggioramento delle sue condizioni e a sofferenze ormai intollerabili, nel febbraio 2023 si era rivolta a Marco Cappato per essere accompagnata in Svizzera. L’8 febbraio 2023 Paola ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito con l’accompagnamento delle attiviste di Soccorso Civile Felicetta Maltese e Virginia Fiume. Tutti e tre si sono successivamente autodenunciati.
A seguito dell’autodenuncia, il pubblico ministero di Bologna, Giuseppe Amato, aveva chiesto l’archiviazione delle indagini a carico dei disobbedienti, ritenendo che la signora Paola fosse in realtà tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, considerando tali anche i trattamenti farmacologici cui era sottoposta. Nel settembre 2025 tuttavia il GIP ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, contestando l’irragionevolezza del requisito del trattamento di sostegno vitale previsto dalla sentenza n. 242/2019 della stessa Corte costituzionale.
Nel frattempo, la giurisprudenza costituzionale ha progressivamente chiarito e ampliato l’interpretazione dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. In particolare, la sentenza n. 135/2024 ha individuato criteri più articolati e una lettura meno restrittiva del requisito del trattamento di sostegno vitale, evidenziando la necessità di evitare discriminazioni irragionevoli tra persone affette da patologie gravi e irreversibili.
L’attesa della nuova udienza e della successiva pronuncia della Consulta arriva mentre il Parlamento al Senato discute il testo base di iniziativa governativa che mira a restringere ulteriormente i requisiti già individuati dalla Corte costituzionale estromettendo il Servizio sanitario nazionale dal ruolo di verifica delle condizioni e modalità e dalla assistenza.
Dichiara Filomena Gallo, avvocata e Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni:
“Come difesa di Marco Cappato, Felicetta Maltese e Virginia Fiume attendiamo con rispetto l’udienza davanti alla Corte costituzionale e la successiva pronuncia, confidando che la Consulta continui nel percorso già tracciato dalla propria giurisprudenza, a partire dalla sentenza n. 242 del 2019 e dalle decisioni successive.
La Corte ha chiarito che il bilanciamento tra la tutela della vita e l’autodeterminazione della persona deve fondarsi su criteri di ragionevolezza e proporzionalità, nel rispetto dei diritti fondamentali.
Il caso di Paola evidenzia la contraddizione tra la finalità di tutela delle persone vulnerabili, che ha guidato il bilanciamento operato dalla Corte, e l’applicazione formale del requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, che rischia di generare esclusioni e discriminazioni arbitrarie tra situazioni cliniche sostanzialmente analoghe.
Difendiamo il diritto di Paola di scegliere e l’operato di chi l’ha accompagnata nel rispetto della sua volontà libera, informata e consapevole. Non chiediamo alla Corte di creare nuovi diritti, ma di applicare in modo coerente i principi costituzionali già affermati”.
“A tre anni dalla morte di Paola continuano ad esserci persone costrette ad andare all’estero per esercitare una scelta che dovrebbe poter essere garantita anche in Italia”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e Presidente di Soccorso Civile. “Questa è l’ottava volta in cui la Corte costituzionale è chiamata a intervenire sul fine vita mentre il Senato ha calendarizzato per il 7 aprile la proposta di legge del Governo che punta a cancellare i diritti che abbiamo strappato con le disobbedienze civili, in particolare eliminando il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale e sostituendo i ‘trattamenti di sostegno vitali’ con i ‘trattamenti sostitutivi di funzioni vitali’ proprio per eludere la giurisprudenza costituzionale.. Attendiamo l’udienza e la decisione della Consulta affinché vengano eliminate discriminazioni irragionevoli tra persone che vivono condizioni di sofferenza analoghe e sia assicurato il rispetto dell’autodeterminazione”.
L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.