I giovani hanno il diritto di essere dotati degli strumenti giusti per approcciare un mondo del cibo che cambia, che affronta criticità socioculturali, politiche ed economiche, eppure che rappresenta la speranza più tangibile per un futuro più equo, stretto nelle mani di ciascuno di noi, che con responsabilità e consapevolezza possiamo generare un cambiamento.
Da dove partiamo quindi? Dalla convinzione che l’educazione alimentare sia tanto necessaria da diventare un dovere nei confronti delle nuove generazioni.
In Friuli-Venezia Giulia, grazie a Slow Food, qualcosa – o meglio qualcuno – si muove per portare questo cambiamento proprio a scuola. Elisa De Nardo, coordinatrice regionale Slow Food del Friuli-Venezia Giulia, ha avviato negli ultimi anni un percorso che si pone l’obiettivo di introdurre i temi Slow Food sul territorio. Lo fa promuovendo una formazione che passa attraverso laboratori di analisi sensoriale, la diffusione del progetto degli orti didattici, la valorizzazione della rete dei produttori locali, dei Presìdi Slow Food e delle Comunità Slow Food Travel.
«Abbiamo portato in classe le esperienze di chi contribuisce alla creazione di una filiera sostenibile, integrata con il contesto territoriale e attenta al piacere della tavola».
In questo senso un grande traguardo è stato il recente inserimento dell’istituto ISIS Bonaldo Stringher di Udine nel progetto dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, che ha permesso di far conoscere agli aspiranti professionisti dell’accoglienza il movimento Slow Food. I cuochi e le cuoche dell’Alleanza friulana insieme ai produttori dei Presìdi Slow Food sono hanno mostrato ai ragazzi un modo tangibile attraverso cui la ristorazione può educare a una cultura sana e rispettosa del cibo, delle comunità e degli ecosistemi. L’entusiasmo con cui le attività sono state accolte ha permesso di strutturare, in questo nuovo anno scolastico, una programmazione più ambiziosa: 450 ore insieme a Slow Food, coinvolgendo non solo le classi quinte, ma anche le terze e le quarte. Le aule si aprono, non si è più a scuola ma dentro ai territori, nei campi insieme ai prodotti, che parlano di tecnica e cura insieme. Si scopre così un altro approccio: etico, che valorizza la stagionalità e le storie autentiche e alimenta il pensiero critico delle ragazze e dei ragazzi.
Gli ingredienti per una scuola dell’Allenza
Visione condivisa e impegno sono gli ingredienti chiave per avviare un percorso educativo negli istituti che aderiscono al progetto dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi. È innegabile lo sforzo richiesto per strutturare programmi che integrino i diversi produttori locali; tuttavia, è uno sforzo che ripaga in valore acquisito per gli studenti e le studentesse.
Innovazione e determinazione completano la lista. Ciro Ciotola, dirigente scolastico, ci conferma che non è sempre facile portare innovazione all’interno dei programmi, ma in fin dei conti è la convinzione a fare la differenza, motivata dalla certezza di dotare i propri studenti di una formazione ampia, che apre alla complessità e al contempo agevola il contatto diretto con il mondo del lavoro. Un mondo sostenibile e giusto. Lo scopo è, non solo investire nel futuro dei giovani, ma soprattutto alimentare il senso di comunità, per sentirsi parte attiva di un sistema circolare, in cui ogni attore è fondamentale. Biagio Nappi, docente dell’Istituto e referente per il progetto, approfondisce gli aspetti pratici e organizzativi del nuovo anno accademico 2025/2026, spiegando l’articolazione delle tematiche proposte: le classi terze affrontano il tema della panificazione concentrandosi sulle farine, le classi quarte invece scoprono gli impieghi innovativi delle materie prime e, infine gli studenti delle quinte perfezionano l’arte della panificazione negli aspetti più tecnici. Presenza costante in tutti i percorsi sono i produttori e i cuochi Slow Food.
Qualche nome per incuriosirvi?
Durante l’anno scolastico 2024/2025 hanno percorso i corridoi dell’istituto cuochi dell’Alleanza Slow Food del calibro di Roberto Notarnicola di MAMM Ciclofocacceria, Dario Martina di Osteria da Afro, Michela Fabbro del Ristorante Rosenbar, Anna Barbina di AB Osteria Contemporanea, Riccardo Gasparini di Rifugio Vallata e Federica Suban di Antica trattoria Suban. E ancora Elisa Costantini per Slow Food Travel Valli del Natisone e del Torre, Sara Devetak produttrice del Presidio Slow Food dei Miele di marasca del Carso, Federico Stroppolatini di Slow Wine, Severino Garlatti del birrificio Garlatti Costa e tanti altri ancora.
La parola agli studenti
«Ho scoperto tanti prodotti della mia regione che non conoscevo! Indimenticabile per me l’intervento dei produttori di vino e birra. Dopo averci parlato, ora, non mi limito ad assaggiare, ma cerco la storia che si nasconde dietro al cibo. Questo nuovo modo di vedere ciò che portiamo a tavola mi ha aperto gli occhi ed è stato fondamentale anche durante il mio stage».
Racconta una studentessa di sala dell’Istituto Stringher ricordando che, prima degli incontri con i produttori e i cuochi, non aveva mai sentito nominare il progetto dell’Alleanza. Dopo avere conosciuto queste realtà, però, la curiosità e le domande sono ormai di prassi.
Testimonianze di questo tipo ci rassicurano: la componente del progetto dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi che include le scuole è il futuro su cui vogliamo investire, in parallelo all’attività fondamentale dei locali dell’Alleanza in tutto il mondo, che educano le persone giornalmente. L’istituto Stringher di Udine – come tutti gli altri istituti e scuole di formazione professionale dell’Alleanza attivi in Italia – incarna il modello di scuola secondo Slow Food, improntato a mettere in comunicazione le realtà virtuose che abitano il territorio. Perché la rivoluzione gentile del cibo passa attraverso gesti rituali quotidiani tanto semplici quanto più bisognosi di essere protetti, così che sempre più professionisti e persone si rendano conto che un’altra idea di ristorazione – e di mondo – è davvero possibile.
Scopri tutte le scuole dell’Alleanza dove già mettiamo in pratica un’altra idea di educazione!