I Giochi Olimpici di Milano-Cortina sono Royal

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Da oggi debutto come giornalista e “correspondant royal” sulle pagine della rivista francese Point de Vue e racconto i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, con un occhio di riguardo ai (tantissimi) royal presenti.

In anteprima qui per voi la MILANO-CORTINA ROYAL!

Sussurri, agende e Calendar che si aprono e si richiudono in fretta, sguardi d’intesa che si incrociano e tornano a sfiorare guglie, affreschi d’epoca e vetrine fashion, poche chiacchiere tra un boccone (stellato) e un calice di vino, con quella nonchalance che i milanesi portano nel DNA e chiedono a tutti gli ospiti, anche a quelli che arrivano con titoli e corona in tasca. L’ostentazione, a Milano, non è una possibilità: privilegi e glamour si consumano al riparo di pochi palazzi ed eventi blindati, indirizzi semisegreti, andirivieni sotto traccia e sotto scorta. Parole d’ordine: riservatezza e sicurezza per i Royals d’Europa e del mondo in visita.

I cinque giorni a cinque anelli di Milano-Cortina, le prime Olimpiadi “diffuse” e sparse in diverse località nella storia dei Giochi, sono stati rapidi e impegnativi come una gara sulla neve per gli ospiti coronati.

A Milano hanno fatto slalom tra il Teatro La Scala per l’apertura ufficiale della 145ª Sessione del Comitato Olimpico Internazionale, palazzo Reale per il cocktail ufficiale con il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, la rinnovata Fabbrica del Vapore dove si è svolta la cena di gala del CIO, lo stadio di San Siro per la cerimonia di inaugurazione e il neonato villaggio olimpico per sostenere gli atleti. E qualche competizione, certo.

A passare da tutte le “porte”, mondane e istituzionali, e a tagliare il traguardo degli eventi sono riusciti soltanto i due veterani delle Olimpiadi royal: la principessa Anna d’Inghilterra (con il consorte Sir Timothy Lawrence), e il principe Alberto II di Monaco che, a dispetto delle attese, si è presentato solo, senza la moglie Charlene, già campionessa di nuoto, con la quale ufficializzò il fidanzamento proprio ai Giochi Olimpici Invernali di Torino nel 2006.

Sia Anna che Alberto condividono ruoli attivi nel CIO, oltre che esperienze personali negli annali olimpici; la prima, sorella di re Carlo III, vanta la partecipazione a Montreal nel 1976 per l’equitazione (lo stesso ha fatto sua figlia Zara Tindall nel 2012 alle Olimpiadi di Londra, guadagnandosi una medaglia d’argento), il secondo è l’unico capo di Stato ad aver gareggiato in quattro edizioni nel bob a due e a quattro. Per loro, lo sport è una passione e una missione e Milano non è una passerella, semmai un lungo, lunghissimo tour tra dinner gala, riunioni, spalti, medaglie e tifo dal vivo -tanto che Alberto II si è unito alla premiazione dei vincitori della libera maschile sulla mitica Pista Stelvio di Bormio.

«Bisogna condividere i talenti e le abilità, per creare un dialogo tra Paesi. Non essere divisivi. Trovare punti di contatto e non differenze, questo l’approccio vincente. Lo sport e i suoi atleti lo rappresentano» ha dichiarato con il suo celeberrimo piglio pragmatico la principessa a Palazzo Clerici in occasione di Winning Together, l’occasione voluta dal Consolato Generale Britannico per presentare a Milano l’eccellenza britannica nell’innovazione sportiva al servizio dei Giochi Olimpici e Paralimpici. E sull’opportunità di creare coesione hanno insistito anche le altre Royal Families presenti, a cominciare dalla casa d’Orange, che ha scelto di stare dalla parte dei tifosi, tra i tifosi: re Willem Alexander, la moglie Maxima e la figlia nonché erede al trono Catharina-Amalia, unica rappresentante della Gen Z monarchica a Milano, non hanno esitato a indossare sui jeans la giacca-divisa degli atleti e la sciarpa dei supporters olandesi, allo stadio come in città, fino a spingersi al Villaggio Olimpico per incoraggiare le squadre.

Stesso spirito informale anche per i sovrani Harald VI e Sonja di Norvegia che, nonostante lo scandalo del processo a Marius Borg, il figlio della principessa ereditaria Mette-Marit citata di recente negli Epstein Files, hanno voluto presenziare a fianco della nazionale di pattinaggio in corsa nei 3000 metri di velocità femminile.

E poi ci sono il Granduca Henri del Lussemburgo, re Filippo del Belgio, la principessa Nora del Liechtenstein, i principi Pavlos e Marie-Chantal di Grecia, il Principe Jigyel Ugyen Wangchuck dal Buthan, il principe Faisal bin Al Hussein di Giordania e lo sceicco Joaan bin Hamad Al Thani dal Qatar…

La lista dei partecipanti alla cena di gala del CIO -a sorpresa, niente black tie! -alla Fabbrica del Vapore conta circa 450 ospiti tra capi di Stato, rappresentanti istituzionali e diplomatici, membri delle federazioni sportive, figure di spicco del panorama olimpico e famiglie reali, e numerosi accordi NDA siglati per garantire la riservatezza. Con l’eccezione del menu: paccheri alla Vittorio (Cerea, patron del ristorante tristellato Da Vittorio a Brusaporto, in provincia di Bergamo), vitello “alla milanese” con nuvola cremosa di patate e zafferano, tiramisù e kermesse di dolci innaffiata dal leggendario passito Ben Ryè di Donna Fugata. Il tutto, naturalmente, seguito da un caffè espresso. All’Italiana. Perché l’Italia è pur sempre la regina della cucina. Ed è a tavola che mette tutti d’accordo, anche i regnanti di ogni angolo del mondo -che se ne sono andati a fine serata con un cadeux prelibato: cioccolatini e petit fours del pastry chef Davide Comaschi.

Recapiti
Francesca Vismara