di GF
Luigi Perifano, responsabile giustizia del partito, è impegnato, con i compagni membri del comitato socialista per il sì, nella campagna per la separazione delle carriere. Spiega le ragioni dei socialisti e dice: “il Psi farà la sua parte mobilitandosi ovunque”
C’è una sinistra che vota Sì. I socialisti tra questi. La storia ci dà qualche indicazione, a cominciare da Vassalli.
«La proposta di separare le carriere è nel Dna della sinistra liberale e garantista. Ha fatto bene il professor Augusto Barbera a ricordare che, anche ai tempi della bicamerale presieduta da D’Alema, sul tema vi era un’amplissima convergenza delle forze riformiste. È vero, la legge Nordio sconta il limite del mancato confronto parlamentare e vi sono in essa nodi che andranno necessariamente sciolti in sede di provvedimenti attuativi: ma non v’è dubbio che si pone nel solco della riforma, voluta dal ministro socialista Giuliano Vassalli, che nel 1989 introdusse nel processo penale il rito accusatorio, ed è coerente con la novella dell’art.111 della Costituzione che nel 1999 sancì il principio del giusto processo. Fu Vassalli il primo ad ammonire, con parole nette, che non è corretto parlare di sistema accusatorio finché “il pubblico ministero è un magistrato uguale al giudice, che continuerà a far parte della stessa carriera e degli stessi ruoli”. Ed è l’art.111 della Costituzione a ricordarci come il “giusto processo” debba svolgersi nel contraddittorio fra le parti in “condizioni di parità” e davanti a un giudice “terzo ed imparziale”».
C’è chi strumentalizza politicamente la battaglia: dalla Anm alle forze politiche stesse. È un errore?
«Sarebbe degna di un Paese civile e democratico la partecipazione consapevole degli elettori alla consultazione referendaria: invece registriamo quotidianamente una perversa azione di disinformazione, finalizzata a creare disorientamento e ad instillare nella pubblica opinione allarmismi ingiustificati. È inconcepibile che si continui a sproloquiare di “attacco alla Costituzione” senza mai indicare, neanche per approssimazione, quali sarebbero i precetti costituzionali violati, ed è sconcertante che lo faccia anche l’Anm. Noi socialisti abbiamo abbondantemente chiarito che il nostro sì è distinto e molto distante da quello di chi, nella destra, vuole utilizzare il referendum a mo’ di clava contro la magistratura. E anche se, giorno dopo giorno, il dibattito referendario sta deragliando, diventando terreno di scontro ideologico, noi continuiamo a ritenere che non ci sia bisogno, per separare la ragione dal torto, di un nemico da abbattere. Per questo non è condivisibile il ricorso alla denuncia penale nei confronti dei vertici dell’Anm – pur ritenendo sbagliata l’affissione di certi tabelloni nelle stazioni ferroviarie -, né la personalizzazione dello scontro nei riguardi di alcuni magistrati. Allo stesso tempo, però, auspichiamo maggiore pacatezza e moderazione da parte della stessa Anm, anche per scongiurare il grave rischio che la magistratura diventi agli occhi degli utenti della giustizia una struttura corporativa e faziosa».
C’è anche un problema di comunicazione: spieghiamo in pochi punti perché bisogna votare sì?
«La separazione delle carriere porterà all’evoluzione del processo penale, nel quale finalmente accusa e difesa si fronteggeranno ad armi pari, e chi giudica sarà equidistante da chi si confronta in giudizio: questo accresce le garanzie per l’imputato, perché giudice e pubblico ministero, non solo nella forma, ma anche nella sostanza, non faranno più parte della stessa squadra, non saranno più allacciati da rapporti di colleganza. Oggi giudici e pubblici ministeri sono ancora governati dallo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, e spesso militano nelle stesse correnti organizzate. Ed è nel CSM che i PM vagliano e promuovono l’operato e la carriera dei giudici e viceversa, in un intreccio in cui il ruolo delle correnti interne ha dato luogo a ben noti fenomeni di degenerazione che, purtroppo, molto hanno contribuito a deturpare l’immagine di una certa magistratura, quella più sindacalizzata, e a incrinare la fiducia riposta dai cittadini nel potere giudiziario. Ecco allora che la creazione di due diversi Consigli Superiori, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, è del tutto coerente con la separazione delle carriere. Si dice che il sorteggio, individuato come metodo per l’elezione di questi organismi, potrebbe abbassare la qualità dei rappresentanti della magistratura: in realtà il sorteggio, per quanto rimedio estremo, riduce l’influenza delle correnti e non il prestigio dei magistrati, giacché se un giudice, subito dopo il tirocinio, è in grado di decidere questioni importanti, a volte di enorme impatto economico, oppure riguardanti la libertà di una persona, sarà pure qualificato a decidere dell’avanzamento di carriera di un collega! Peraltro il sorteggio non è mai stato un tabù, persino per gli stessi magistrati: basti ricordare che nel non lontano 2022, in occasione di una consultazione indetta dall’Anm fra i propri iscritti, il 42% dei votanti, tutt’altro che una sparuta minoranza, si è espressa a favore del sorteggio».
Chi sostiene le ragioni del no ha anche usato escamotage discutibili, del tipo: Casa Pound e Vannacci votano sì…
«Paccottiglia propagandistica che non fa onore a chi la usa. La trovo anche una mancanza di rispetto nei confronti del corpo elettorale, che si vorrebbe abbindolare con messaggi suggestivi. Comunque, dire che chi vota sì è fascista è una tale enormità da non meritare alcun commento».
Come prosegue la campagna e quali sono le prossime iniziative dei socialisti e del comitato Avanti per il Sì?
«Le strutture territoriali del Partito si stanno progressivamente mobilitando. La nostra presenza, in particolare quella di Bobo Craxi, Presidente del nostro comitato nazionale per il referendum, è costante in tutte le iniziative promosse, anche in quelle di altri comitati e di importanti settori dell’avvocatura impegnati a sostenere le ragioni del sì. Faremo la nostra parte, in linea con la nostra cultura giuridica garantista e la nostra visione laica e libertaria».