SPIRITUALITÀ E VITA QUOTIDIANA
San Sebastiano è in piedi, legato a un albero con una fune, al centro di una piazza rinascimentale ordinata e silenziosa sulla quale si affacciano alcuni edifici. Cinque frecce sono conficcate nel suo corpo, ma il Santo non sembra soffrire, mostra più un’espressione di tristezza e rassegnazione. L’azione appare sospesa nel tempo: un soldato dorme sdraiato per terra, una donna è immobile con il suo bambino in braccio, alcune figure femminili sono affacciate dal parapetto della terrazza.
La scena è impostata secondo una visione dal basso verso l’alto per esaltare la statura eroica del personaggio. San Sebastiano era infatti un soldato romano che, per la propria adesione al cristianesimo, fu condannato a morte da Diocleziano e giustiziato dagli arcieri. Sopravvissuto al martirio delle frecce, morì in un secondo momento per flagellazione sempre per ordine di Diocleziano.
L’opera di Antonello da Messina, realizzata intorno al 1476 e oggi conservata al Museo Civico di Dresda, mostra tutti gli elementi del linguaggio figurativo del pittore: la spazialità prospettica italiana, l’attenzione al dettaglio di matrice nordica e lo studio della luce alla quale l’artista affida la costruzione delle forme.
È l’uso della pittura a olio che consente ad Antonello di raggiungere questi effetti di luminosità e nitore, dimostrando di essere uno dei primi in Italia a impiegare e padroneggiare la tecnica ad olio nella quale protagonisti assoluti erano i pittori fiamminghi.
ANTONELLO DA MESSINA: CENNI BIOGRAFICI
Antonello da Messina, soprannome di Antonio di Giovanni, nasce a Messina intorno al 1430 e svolge il suo primo apprendistato in Sicilia, tra la città natale e Palermo. Intorno al 1450 si trasferisce a Napoli, capitale del regno di Alfonso d’Aragona e importante centro artistico dell’Italia meridionale, dove entra in contatto con un ambiente internazionale e cosmopolita in cui si fondono suggestioni provenzali, spagnole e fiamminghe che esercitano una grande influenza sulla sua pittura. Qui probabilmente impara la tecnica della pittura a olio, che avrebbe poi reso celebre in Italia.
Rientrato a Messina viene avviato all’attività di pittore, come accerta un documento datato 5 marzo 1457 in cui è indicato come pictor civis Messane. In Sicilia inizia a realizzare opere di grande intensità e raffinatezza, come l’Annunciata di Palermo e il Ritratto d’uomo conservato al Museo Mandralisca di Cefalù. Negli anni successivi Antonello si allontana più volte dalla Sicilia, recandosi in viaggio a Roma, in Toscana, nelle Marche e sicuramente due volte a Venezia, dove instaura un rapporto di reciproco scambio con Giovanni Bellini, ottiene grande fama ed esegue opere famose come il San Sebastiano, il San Girolamo nello studio e la Pala di San Cassiano.
Nonostante la fama raggiunta, Antonello torna presto nella sua Messina natale, dove continua a lavorare come ritrattista e autore di tavole religiose per chiese e committenti locali.
Anche nel genere del ritratto, il pittore risulta un innovatore: abbandona la posa medaglistica di profilo e riprende la nuova formula a tre quarti adottata nel Nord Europa da Jan van Eyck e Petrus Christus, aggiungendo però all’attenta descrizione fisica un interesse per l’umanità e la psicologia del soggetto.
ANTONELLO DA MESSINA E IL FOTOGRAFO MARCO DELOGU: CONFRONTO PASSATO-PRESENTE
Considerato dagli studiosi il più grande ritrattista del Quattrocento, Antonello da Messina ha lasciato una traccia indelebile nella storia della pittura italiana e ancora oggi colpisce la fine introspezione psicologica dei volti di uomini e donne dipinti dal grande artista.
Non sorprende che il noto fotografo romano Marco Delogu nella recente mostra Antonello da Messina. Marco Delogu, Cinque opere investigate e trasfigurate attraverso la fotografia abbia scelto le foto di cinque capolavori del pittore rinascimentale e le abbia messe a confronto con altrettanti ritratti da lui scattati nel 1998 offrendo una lettura molto personale dell’opera di Antonello da Messina e un confronto passato-presente davvero inedito.
Per approfondire:
SAN SEBASTIANO: ICONA SENZA TEMPO
Nonostante la nudità e la manifesta fisicità del corpo (o forse, anche per questo) San Sebastiano è uno dei personaggi cristiani più rappresentati nella storia della pittura ed esposti nelle chiese. Velata nel tempo da un’aura di leggenda, simbolo di martirio e insieme di consolazione per i malati, la figura ha incantato e continua a incantare l’immaginario comune, spaziando dall’arte alla letteratura, dalla musica al cinema.
A partire dal Quattrocento il corpo di San Sebastiano, sospeso tra sofferenza e grazia, ha ispirato, oltre ad Antonello da Messina, pittori come Mantegna, Botticelli, Tiziano, Guido Reni, Rubens. Nel Novecento Egon Schiele e Giorgio de Chirico reinterpretano la figura di San Sebastiano come simbolo di vulnerabilità, sensualità e libertà individuale, mentre nel 2007 Damien Hirst la trasforma, in chiave insolita e provocatoria, nella carcassa di un toro trafitto di dardi, immerso in una vasca di formaldeide.
Anche Gabriele D’Annunzio fu affascinato da San Sebastiano soprattutto per come la figura del martire si prestava all’estetismo e all’ambiguità di genere che attraevano il Vate. Nel 1910-1911 a Parigi D’Annunzio scrive Il martirio di San Sebastiano, un’opera di scena (un “mistero”) musicata da Claude Debussy. L’opera, rappresentata per la prima volta nel 1911, mescola elementi sacri e profani e il ruolo principale di San Sebastiano viene interpretato da una donna, la ballerina Ida Rubinstein. D’Annunzio mette in scena uno spettacolo eccitante e attraente che infrange le barriere e trasgredisce i limiti, contribuendo a consolidare San Sebastiano come icona della modernità: figura di bellezza vulnerabile, spirituale ed erotica al tempo stesso.
Per approfondire
PER APPROFONDIRE
La scheda operativa Leggere l’opera analizza aspetti iconografici, elementi formali, materiali e tecniche del San Sebastiano di Antonello da Messina
Il video Il Santo che diventò un’icona gay approfondisce attraverso l’intervista a due artisti il tema della sensualità di San Sebastiano
La trasmissione Di buon mattino (TV2000) analizza le varie interpretazioni artistiche di San Sebastiano attraverso la lettura di Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano