Al via Connessioni, il nuovo modello sperimentale di valorizzazione diffusa delle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma
Fondazione Cariparma avvia Connessioni, un nuovo modello sperimentale di valorizzazione delle proprie Collezioni d’arte in un’ottica diffusa, con l’obiettivo di investire sugli aspetti più innovativi dell’arte e della cultura quali strumenti di prossimità, creatori di connessioni.
Attraverso questa nuova sperimentazione, Fondazione Cariparma accoglie i mutamenti in corso nel più ampio panorama artistico-culturale nazionale, in cui il “museo diffuso” si sta sempre più affermando come modalità innovativa capace di generare nuove relazioni e di produrre un impatto positivo e concreto sulle persone e sulla comunità. L’arte non solo come patrimonio da custodire, ma come esperienza da condividere, capace di attivare dialogo, inclusione e partecipazione.
Questo percorso è iniziato nel 2022, sotto la precedente governance di Fondazione Cariparma, che aveva avviato una riflessione strategica sulle modalità di valorizzazione del proprio patrimonio artistico, in coerenza con la missione della Fondazione e in linea con l’evoluzione dei bisogni del territorio.
Una riflessione che ha trovato attuazione nel nuovo Piano Strategico 2024-2027 della Fondazione, anche alla luce dei dati “Pat-ER” (Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna), che registrano in Emilia-Romagna la presenza di 546 musei, gallerie e collezioni, di cui 77 situati nella sola provincia di Parma, seconda in regione per numerosità. Un contesto ricco e articolato che ha rafforzato la volontà della Fondazione di qualificarsi sempre più come strumento di prossimità, capace di contribuire in modo originale e complementare al sistema culturale esistente.
In questa prospettiva si è progressivamente affermata l’esigenza che le opere custodite nelle Collezioni d’arte della Fondazione trovassero una collocazione anche all’esterno della sede istituzionale di Palazzo Bossi Bocchi. Grazie alla collaborazione con Antonio Lampis, Direttore del Dipartimento cultura italiana e sviluppo economico della Provincia Autonoma di Bolzano, l’attuale governance ha definito che le opere potranno essere ospitate non solo in luoghi deputati come la Reggia di Colorno o gli spazi museali del Complesso della Pilotta, ma anche in contesti non convenzionali: spazi in cui le disuguaglianze si fanno maggiormente sentire, ambienti di cura, luoghi dedicati all’educazione e alla formazione, contesti capaci di generare un impatto significativo sulle nuove generazioni. La prima tappa di questo nuovo percorso vedrà come protagonista proprio il Liceo Marconi di Parma, che a partire dall’estate 2026 accoglierà una selezione di opere tratte dalla mostra Alle Barricate! Agosto 1922: la città, i protagonisti, la memoria.
Antonio Lampis ha dichiarato: “Già nel 2017 l’Unione Europea – lanciando l’Anno Europeo del Patrimonio – stigmatizzò, per il passato, una gestione del patrimonio culturale non sostenibile in molte parti d’Europa e una scarsa attenzione alle giovani generazioni e alle persone tradizionalmente escluse dalla frequente partecipazione culturale. L’obbiettivo proposto prevedeva che i musei e i luoghi della cultura dovessero non solo parlare ma, come disse un grande museologo, ‘cantare’. Il panorama nazionale e internazionale sta velocemente evolvendo in questa direzione. Sempre più istituzioni stanno ripensando il ruolo delle proprie collezioni in chiave diffusa e relazionale. Fondazione Cariparma con questo percorso sta gettando basi solide per diventare un esempio di riferimento per altre Fondazioni che condividono la stessa missione territoriale”.
“Con questa nuova progettualità – ha dichiarato Franco Magnani, presidente di Fondazione Cariparma – la nostra Fondazione rafforza il proprio ruolo di partner strategico del territorio. Vogliamo adottare strumenti trasversali per co-creare soluzioni sostenibili e innovative, in sinergia con i nostri stakeholder e beneficiari. In questo quadro, arte e cultura rappresentano due leve fondamentali, capaci di unire, abitare, curare e creare opportunità di inclusione sociale. Il nostro patrimonio artistico diventa così una risorsa viva, attiva, generativa, al servizio della comunità”.
Il nuovo modello sperimentale si fonda quindi su una visione dinamica e inclusiva del patrimonio artistico, che diventa occasione di incontro, di crescita culturale e di coesione sociale. Un percorso che mira a rendere l’arte sempre più accessibile, diffusa e partecipata, rafforzando il legame tra patrimonio, territorio e comunità.